La Sinistra, l’Europa e  la Questione del Mediterraneo

Il fallimento della recente iniziativa di Sarkozy  - il varo di una Unione per il Mediterraneo- è stata salutata con soddisfazione, da destra a sinistra, senza rendersi conto che insieme con l’acqua sporca si buttava via anche un bambino che aveva diritto a crescere.
 L’acqua sporca era evidente: l’interesse del presidente francese per il Mediterraneo in quanto parte di un conflitto di egemonia e competizione tra la Francia e Germania, tutto interno ai giochi di potere dell’Unione Europea, funzionale  al ruolo economico internazionale dei  due Paesi.
Non certo un contributo alla creazione di una visione comune europea sui problemi internazionali e del Mediterraneo in particolare.
La Merkel l’ha capito e, mossa anch’essa da sentimenti e motivazioni altrettanto “nobili”, l’ha subito stoppato tirandosi dietro altri paesi europei che, a loro volta, hanno pensato più ai vantaggi nazionali che questa collocazione poteva fornire che agli interessi del Mediterraneo e dell’Europa.
Il progetto di una Unione per il Mediterraneo, che prevedeva l’adesione dei soli Paesi europei della sponda nord del bacino , contemplava la realizzazione di un sub-regione mista tra Paesi dell’Unione e altri Paesi dell’area, in linea con quanto già costruito per la Regione Baltica  su iniziativa della Germania e Danimarca, o in modo informale per i paesi dell’Europa Centrale su iniziativa della Germania.
 La reazione dei paesi europei guidati dalla Germania non nasce certo  dall’amore per le ragioni di una proposta che potrebbe rivelarsi interessante su tanti piani, quanto dal tentativo di annacquare il tutto per meglio controllare i propri interessi energetici e di sicurezza.
Si è così ripetuto il gioco già riuscito con le precedenti esperienze di politiche euromediterranee fino al processo di Barcellona, come ha fatto notare Geoges Corm sull’ultimo numero di Le Monde Diplomatique, con il quale si è impedito di mettere al centro i veri problemi delle politiche mediterranee e dell’UE.
 La prima evidente e grande contraddizione riguarda il modo con cui i paesi della sponda nord guardano ai paesi della sponda sud-est del Mediterraneo.
 E’ uno sguardo tutto economicistico, che vede nella creazione di un  Mercato Unico Mediterraneo una grande occasione per le aziende europee di crearsi delle occasioni di profitto ed economie di scala che servano a controbilanciare i grandi numeri del  mercato asiatico.
 E’ vero che l’UE  è nata proprio da un accordo tra interessi forti del mondo economico e finanziario, dalla creazione di un Mercato Comune, ma questo sforzo iniziale fu portato avanti dall’asse Francia - Germania, vale a dire da due paesi culturalmente ed economicamente molto vicini con evidenti interessi comuni.
 Ed è anche vero che, se la formazione della UE ci ha risparmiato altre guerre nel cuore dell’Europa occidentale esportandole nei paesi limitrofi, le basi reali perché questo non si ripeta nel futuro e cioè la creazione di una coesione politica dei popoli europei non sono state ancora create per questo suo vizio d’origine. 
Proprio dalla nostra esperienza dovremmo partire, quindi, per lavorare ad una Unione Mediterranea che abbia una propria autonomia ed un proprio progetto politico-culturale, che metta fine alle guerre ed ai conflitti che devastano quest’area da troppo tempo, che superi l’ideologia della crescita infinita e valorizzi le tante forme tradizionali di economia compatibili con l’ambiente e con una giusta redistribuzione delle risorse.  Un compito immenso,  ma ineludibile.  La ripetizione meccanica in altre aree mondiali del percorso che ha portato all’UE è improponibile per due ragioni .
 La prima è che manca un soggetto forte nella sponda sud-est in grado di sedersi con pari forza con i paesi della sponda nord.
 La seconda è che deve maturare questo processo all’interno delle forme organizzate delle società mediterranee.
Al contrario, alcune esperienze positive intraprese dalla UE vanno valorizzate e tenute in grande considerazione. Ci riferiamo innanzitutto alla libera circolazione delle persone.
 Questa è stata una conquista per tutti i popoli europei che ha legittimato l’UE più di tanti programmi di sviluppo e convergenza.
 Un’altra esperienza  controversa come la PAC (Politica Agricola Comune) se ha apportato danni ai paesi sud del mondo, creato rendite parassitarie , ha salvato dall’abbandono una parte dell’agricoltura europea che il libero mercato avrebbe spazzato via.  Una PAM (Politica Agricola Mediterranea ) è oggi urgente e richiede dei cambiamenti radicali nelle direttive della UE, con un abbandono del  protezionismo nei confronti dei paesi terzi mediterranei e con un mutamento profondo degli incentivi a favore dell’agricoltura eco-compatibile, delle zone interne, ecc. Il quadro mondiale del mercato agroalimentare è favorevole per questa svolta ed è solo la volontà politica che manca. 
Ed è questo il punto dolente.  Non ci può essere un Mediterraneo di pace e cooperazione, una vera Unione Mediterranea, se non si riparte da un progetto politico e da forze politiche che lo sostengono. 
Solo una Sinistra Mediterranea, che prenda coscienza delle nuove contraddizioni del nostro tempo, che sappia proporre un’alternativa credibile al mito della crescita economica infinita ed alla mercificazione globale e denunciare l’impraticabilità di continuare con l’Europcentrismo, può dare delle risposte ed offrire un’Alternativa Mediterranea, come recita il saggio curato da Franco Cassano e Danilo Zolo.
Noi, con estrema modestia , consci della nostra debolezza, ci stiamo provando da un paio d’anni.
La nostra proposta per la sinistra euromediterranea si colloca in una  visione geopolitica che riteniamo possa spingere l’Europa a divenire uno dei poli della costruzione di una nuova triangolazione, opposta a quella della Triade capitalistica con al centro Unione Europea, Stati Uniti e Giappone in grado di formare  una nuova alleanza con la Russia a nord-est, con l’Africa a sud e i paesi del grande risveglio dell’Asia (Cina, Sud Est asiatico e India) e in grado di riportare  così la stessa Europa a riscoprire e ricostruire le proprie economie dentro logiche di cooperazione opposte a quelle della sua dipendenza atlantica.
In questa nuova strategia i paesi dell’Europa del Sud e il Mezzogiorno possono assumere un ruolo importante in Europa, così come centrale diventa l’alleanza con i paesi mediterranei che oggi sono divenuti il luogo di scontro e di resistenza con la Triade capitalistica.
 In quest’ottica riprendiamo e rilanciamo l’idea di una alleanza tra movimenti, associazioni, istituzioni culturali, organizzazioni della  galassia dell’altra economia, forze politiche democratiche o che si richiamano alla democrazia, per la costruzione della Mesoregione Mediterranea come sistema unitario.
Questo orientamento è oggi politicamente minoritario, ma presente ed è ispirato da numerose forze sociali e produttive legate  a questo mare per ragioni culturali e geografiche.
 Questo orientamento ritiene insopportabile  la Globalizzazione del sistema mondiale funzionale alla ricchezza ed ai consumi di meno di un quinto della popolazione mondiale a scapito degli altri quattro quinti.
Al contrario, nel crescente interesse per i processi di regionalizzazione dell’economia mondiale, vede la possibilità di ripristinare un più sano rapporto tra bisogni e sistemi produttivi rivalutando una strategia policentrica di organizzazione del sistema mondiale su basi di dialogo, reciproco rispetto ed uguale dignità tra popoli e comunità diversi . Lo strumento è la realizzazione di un sistema di comunità meso-regionali a partire dall’Europa che nella situazione europea data possano dar vita ad una confederazione di aree meso-regionali secondo le forme già indicate nel passato: una articolazione nuova dell’Europa capace di coniugare il bisogno di cooperazione con il rispetto e la valorizzazione delle sue diversità economiche, culturali e istituzionali: 

Insomma  comunità stabili ed omogenee di cooperazione economica e politica, rispettose delle differenziazioni esistenti in queste aree per bisogni e gusti culturali ed in grado di sviluppare in modo crescente la cooperazione economica e culturale.”( B. Amoroso Europa e mediterraneo, le sfide del futuro-Dedalo 2000). Questo nuovo disegno dell’architettura europea e mediterranea deve iniziare dalla costruzione e ricostruzione di rapporti tra persone, comunità, regioni e stati, dalla costruzione di reti di cooperazione e solidarietà euromediterranee e Nord Sud..

Questo costituisce a nostro avviso l’orizzonte geopolitica dentro il quale mettere su basi solide quei primi passi di cooperazione internazionale che l’Unione Europea aveva accennato ai suoi inizi e risolvere quei problemi di disgregazione sociale, politica e culturale che l’allargamento dell’Unione Europea su basi di “libero mercato” e di occidentalizzazione del mondo sta producendo.

Queste considerazioni  e riflessioni, vogliono essere un nostro primo  contributo a tutte le associazioni ed ai singoli che hanno già espresso la volontà di dar vita con noi ad un “ Cantiere per l’Area del Mediterraneo”.

Roma 24 luglio 2008

Bruno Amoroso, Tonino Perna, Mimmo Rizzuti, Karim Hannachi, Enzo Scandurra.