Il documento completo di adesione alla manifestazione.

L'11 ottobre in piazza per:

Scriveva Norberto Bobbio il 15 febbraio, 1998:
«Se per sinistra si intende ancora il movimento storico che lotta per un mondo più equo e più vivibile, la strada che le è innanzi aperta è ancora molto lunga, purché si allarghino i nostri orizzonti al di là dei confini dei nostri paesi, come è giusto fare nell’età della, ora esaltata ora deprecata, globalizzazione. Oso dire, se pure provocatoriamente, che per quello che riguarda il futuro della sinistra l’umanità non è giunta affatto alla ‘fine della storia, ma forse è soltanto al principio».  
Queste parole possono benissimo rappresentare il punto di partenza  di una sinistra che voglia operare  un cambiamento sociale profondo.
Una sinistra fortemente critica, che ha compreso la natura reale del neoliberismo e della globalizzazione e delle sue classi dominanti e, facendo tesoro  delle esperienze e delle tragedie del Novecento sappia imboccare altre strade, per sperimentare altre forme politiche e sociali, mantenendo vivo il sogno di una società fondata sulla  giustizia sociale e la libera espressione di ogni cittadino, sul diritto alla vita garantito a tutti, su un rapporto armonioso tra cultura, colture, natura.
Una sinistra creativa, non burocratica, non appiattita sullo statalismo, sul mercato e sulle istituzioni, ma capace di ridare vera partecipazione  ai cittadini, che oggi ne sono stati privati da un potere pervasivo e strabordante dell’economia,della finanza e dell’impresa e dalla trasformazione dei partiti, anche di sinistra, in un coacervo di tendenze ed interessi tenuti insieme dal potere dei  leaders;
Una sinistra, capace  di tenersi fuori dal disegno di Apartheid globale della globalizzazione, di impegnarsi  per la  ricostruzione del bene comune di ogni società.
Attenta  al  risveglio delle comunità e società sulle quali costruire una mondialità alternativa alla globalizzazione ed economie locali e di pace.
Solo una sinistra così intesa potrà, nel nostro Paese, essere in grado di arginare le controriforme approntate dalla nuova destra autoritaria, uscita vincente ed egemone dal voto del 13 e 14 aprile.
Una nuova destra assolutamente  da non sottovalutare che, in piena sintonia con le necessità del capitale in questa fase, si appresta a mollare ( solo verbalmente) il neo liberismo ed il mercatismo sfrenato per riprendere il dismesso interventismo statale, oggi di nuovo vitale per i bisogni e gli obiettivi delle forze che governano la globalizzazione, cui riconsegnare  il sistema, dopo averlo bonificato a spese della collettività.
Per avviare questo percorso e fronteggiare adeguatamente questa destra, c’è bisogno di una piattaforma di resistenza per la difesa e la riqualificazione  della democrazia, dei diritti, della pace aprendo contestualmente e  coraggiosamente percorsi significativi sul terreno dell’ “Altra Economia”. 
Una piattaforma  che sia  in grado di assumere come obiettivo centrale il bene comune,  una nuova idea del pubblico e di fronteggiare in maniera adeguata  la politica  e la cultura securitaria, l'odio razziale e l'esclusione;
Una piattaforma  che sappia assumere  la difesa della scuola pubblica del diritto, alla istruzione e alla conoscenza, alla salute, al lavoro,ad reddito adeguato, alla vita ed al futuro delle persone e dell’ambiente  
L’11 ottobre la SEM sarà in piazza  con queste idee e  per riproporre, in alternativa alla economia finanziarizzata  ed alla organizzazione sociale e produttiva della  globalizzazione i percorsi ed i sistemi propri “dell’altra economia”  e della cooperazione nel quadro della costruzione della Mesoregione e dell’Alternativa Mediterranea, parte di un più generale Mesoreginalismo Multipolare,  essenziale per creare nuovi rapporti e luoghi di produzione e di vita capaci di includere e di mettere in relazione culture, colture e natura.
 
Sinistra Euromediterranea
Coord. nazionale

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