Al tavolo della democrazia
(Enzo Scandurra)
Per spiegare il concetto di
cittadinanza e quello di sfera pubblica, Hannah Arendt ricorreva all’esempio del tavolo: “vivere insieme nel mondo significa essenzialmente
che esiste un mondo di cose tra coloro che lo hanno in comune, come un tavolo è
situato tra quelli che vi siedono intorno; il mondo come in-tra,
mette in relazione e separa gli uomini nello stesso tempo”; lo stare
insieme nelle differenze. Il tavolo, anzi, i tavoli sono stati i “protagonisti”
del Forum della rete(a) sinistra che si è tenuto presso la
casa del popolo a Firenze il 21 e 22 novembre. Il Forum è stato promosso dalle
associazioni Sinistra Plurale Umbra
(Perugia), Sinistra Unita e Plurale
(Firenze), Ass. “Franco Sartori”
(Genova), Potenza Attiva (Potenza), Sinistra Euro Mediterranea e altre
ancora. E poi tanti naufraghi isolati della tempesta che si è abbattuta sulla
sinistra. Unire le zattere dei
naufraghi della sinistra è stata una delle parole d’ordine del Forum che riassumeva il comune sentire
di molti alla ricerca di terraferma, ma non più disponibili a ripercorrere
vecchi (e ahimè anche nuovi) sentieri battuti dai (vecchi e nuovi)
partitini della sinistra.
Cos’è partecipazione? Come si prendono le decisioni? Come si eleggono i
rappresentanti? Cos’è la rete e cosa sono i nodi di questa rete? Quali rapporti
tra “maggioranza” e “minoranza” dentro la rete? Come si rappresenta il
dissenso? Cos’è insomma la democrazia reale? Interrogativi, questi, e questioni politiche su cui
inciampano i partiti. Questioni sempre evocate, raramente affrontate, quasi mai
praticate e sempre subordinate alla contingenza del reale (le scadenze
elettorali, la scelta del leader di successo, ecc.). Molte (forse quasi tutte)
delle persone che arrivano qui scontano anni di
delusioni politiche, di impegni andati a vuoto, cercano una sinistra. Ci prova
Mimmo Rizzuti ad esorcizzare
la paura di una nuova delusione, raccontando una storia. Si dice che sul
portone della casa di campagna di Bertrand Russel capeggiasse un grande ferro di cavallo. Un suo amico
scienziato andato a fargli visita gli chiese stupito:
“ma come, tu, il grande ateo.. non
crederai mica a queste cose?” “Certo
che no” rispose sereno Russel “ma dicono che funziona anche per quelli che
non ci credono”. Rotto l’incantesimo ci si mette
al lavoro. Per affrontare in modo nuovo la politica e le sue questioni bisogna
ricorrere a metodi nuovi di mettersi in relazione e inventare anche lessici e
parole nuove. Ecco così che il documento già inviato a tutti i partecipanti viene ri-discusso e sezionato da 12 tavoli costituiti a “
caso”. Appena entri nella sala ti viene assegnato un
numero e quello corrisponde al tuo tavolo di discussione. I temi del documento
dei quali si discute ai tavoli sono: modello e struttura partecipativa, forme
della decisione, selezione e ruolo delle funzioni di rappresentanza; insomma i
temi della riforma della politica. Il lavoro “dei tavoli” si conclude
alle 18, subito dopo un rappresentante per tavolo incontra tutti gli altri e si
procede insieme a “correggere” il documento iniziale cercando di fare una
sintesi di ciò che è emerso durante le discussioni ai tavoli. Ognuno dei
partecipanti ha parlato, ascoltato gli altri, proposte modifiche, avanzato
dubbi e riserve, chiesto chiarimenti, avanzato
suggerimenti. A sera non c’erano riunioni di correnti, i soliti personaggi importanti
che decidono l’o.d.g. prossimo, che stabiliscono mozioni; c’era, al contrario, allegria e
serenità. Al mattino di domenica l’assemblea prende in esame le correzioni proposte
ai tavoli. Ci sono da affrontare questioni “calde” rispetto alle quali
l’attenzione dei partecipanti è massima. Una per tutte: con quali criteri si
eleggono i rappresentanti a livello nazionale della rete? Semplice (sic!)
risponde Paolo Cacciari: i singoli nodi fanno proposte, se il numero proposto è
eccessivo rispetto a quello fissato, allora si passa all’estrazione a sorte.
Scandaloso? Ingenuo? No, risponde Cacciari, lo affermava Aristotele: i
cittadini sono coloro che sanno governarsi e sanno
governare, la politica non è uno specialismo. Una
democrazia vera porta alla partecipazione di tutti alle decisioni, era questo
il concetto di paideia.
Le decisioni devono essere prese ricercando il massimo del consenso. E se c’è
una minoranza? Un dissenso? Beh, il dissenso deve essere anch’esso
rappresentato, non schiacciato, non eliminato. Ci sono cose del dissenso che
possono essere raccolte dalla stessa maggioranza. Non possiamo stabilire tutto,
dice Andrea Bagni, con delle regole scritte. La discussione e l’argomentazione
hanno valore educante, pedagogico, sono esse stesse dei fini
e non chiacchiere inutili o strumentali per gabbare le assemblee. Verso
le 12 il documento prende corpo, una specie di statuto della rete, un insieme
di regole che fissano anche i comportamenti, il modo di stare insieme, il in-between
del gruppo. A\questo punto si passa ai contenuti
politici, gli obiettivi a breve della rete, quella che viene
chiamata l’agenda dei lavori: la
manifestazione del 5 dicembre, il seminario (a Roma) sul Ponte dello stretto,
la manifestazione contro il Ponte del
Delusi anche questa volta?
Sembrerebbe di no, a giudicare dai visi sorridenti che si salutano. Un compagno
mi prende per braccio: “Sai” mi dice “questa notte ho
fatto un sogno. Ero in moto e dietro di me una bella donna sconosciuta mi
teneva abbracciato per sorreggersi. Entriamo in moto in una caverna: la strada
era contornata di neve altissima, bianca, splendente. Per uscire dalla caverna
devo scendere di un livello, la moto sbanda e ci ritroviamo abbracciati e
coperti di neve sulla strada. Intorno a noi neve candida, in
fondo alla caverna si vede la luce della strada”.
“Tu che ne pensi?” mi dice. “Beh!” gli rispondo “oggi è una gran bella giornata”.