L’ENI , I FUSTI E LA VERITÀ CHE RENDE LIBERI
La più grande tragedia che ha colpito la Calabria non ha ancora un confine. Non sappiamo ancora esattamente quante navi e dove sono state affondate e di quali fusti tossici e radioattivi erano cariche. Abbiamo finora la certezza di una sola nave, quella affondata al largo di Cetraro, ma non ne conosciamo con certezza il contenuto. Il rischio più grande che corriamo è quello che non lo sapremo mai. Lo ha spiegato con chiarezza il direttore di questo giornale nell'editoriale: la verità su cosa contengono veramente i fusti affondati a undici miglia al largo diCetraro dovrebbe scoprirla una nave dell'Eni, cioè la stessa multinazionale che ha brillantemente gestito il disastro ambientale della Pertusola di Crotone con danni incalcolabili per la salute degli abitanti. In altre parole, se è vero che non c'è un nesso tra i disastri della Pertusola e l'affondamento della nave al largo di Cetraro, ma non ne conosciamo con certezza il contenuto. Il rischio più grande che corriamo è quello che non lo sapremo mai. Lo ha spiegato con chiarezza il direttore di questo giornale nell'editoriale: la verità su cosa contengono veramente i fusti affondati a undici miglia al largo di Cetraro dovrebbe scoprirla una nave dell'Eni, cioè la stessa multinazionale che ha brillantemente gestito il disastro ambientale della Pertusola di Crotone con danni incalcolabili per la salute degli abitanti. In altre parole, se è vero che non c'è un nesso tra i disastri della Pertusola e l'affondamento della nave al largo di Cetraro, non ci sono garanzie per i cittadini se un'azienda con questo curriculum ambientalista , dove non vanno dimenticati i disastri perpetrati scientemente nel delta del Niger ed in Colombia , debba svolgere delle indagini così delicate. Come ormai sappiamo, la tragedia delle navi affondate tocca grandi interessi e responsabilità ai più alti livelli. Se si scoprisse che contengono rifiuti radioattivi delle nostre centrali nucleari, o di quelle di altri Paesi europei, come farebbe il governo a proporre la costruzione di altre quattro centrali nucleari? Se si scoprono bidoni con rifiuti tossici che avvelenano i mari e la nostra vita si potrebbe facilmente risalire alle aziende dove venivano prodotti e alle protezioni ricevute da pezzi dello Stato. Insomma, è chiaro ormai che molti potenti tremano al solo pensiero che questa inchiesta vada avanti. Di contro, ai cittadini calabresi non gliene importa niente di quali interessi vengono minacciati, di quali segreti di Stato vengono svelati, gli interessa una sola cosa : conoscere la verità. Solo la verità , c'è scritto nel Vangelo di Giovanni , vi renderà liberi. Liberi dalla paura di godersi un bagno nel nostro mare, liberi dall'angoscia di mangiare e cucinare pesci radioattivi o avvelenati, liberi dai poteri occulti che se non verranno smascherati continueranno a distruggere il nostro mare e la nostra terra. Ci giochiamo la partita più importante di tutta la storia della Calabria. Gli abitanti delle zone a rischio penseranno che non gli resta altro che migrare verso altri lidi. La Calabria radioattiva peserà come un marchio di infamia indelebile su ogni attività produttiva. Il solo dubbio sui danni alla salute ed all'ecosistema metterà in ginocchio per sempre la Calabria. Anche se la giunta regionale continuerà a spendere milioni di euro in pubblicità, non un solo turista si avvicinerà più alle nostre spiagge. Per questo abbiamo bisogno della verità, di nient'altro che la verità. Ed è solo una Commissione di garanti a livello europeo, composta da tecnici di prestigio internazionale, che può difenderci dai furbastri e dai criminali che hanno compiuto questo disastro. Ed è questo che ci aspettiamo dalla giunta e dal consiglio regionale: nominare una commissione di alto profilo tecnico e morale che segua i lavori di recupero dei bidoni e ne valuti il danno e la portata. E non siamo che all'inizio. Altri navi affondate, al largo di Vibo, di Bruzzano Zeffirio, eccetera aspettano di essere visitate e monitorate. E non ci sono costi che possano essere sbandierati per fermare le ricerche: la salute non ha prezzo. Il futuro di questa terra e dei suoi abitanti è fuori dal mercato. Non è negoziabile.
Tonino Perna
(presidente della SEM)
* Articolo pubblicato da "Il Quotidiano della Calabria" 16 ottobre 2009