Io, urbanista, chiamato a decidere dell’ampliamento della base di Vicenza.
Prof. Enzo Scandurra, docente di Urbanistica nell’Università La Sapienza di Roma.

Finalmente è arrivato il mio turno! Sono in attesa di ricevere un telegramma da parte di Prodi che mi incarica di decidere, dopo attenti sopralluoghi, se procedere o meno all’ampliamento della base statunitense di Vicenza. Si, perché io sono un docente di Urbanistica che insegna da molti anni all’Università La Sapienza e la questione, come voi avete appreso dalle dichiarazioni del Primo Ministro, “non è di natura politica, ma di natura urbanistica e territoriale”. Personalmente non avevo bisogno di questa autorevole dichiarazione; ho sempre sostenuto che le ragioni politiche non esistono, ma che ogni problema è sempre riconducibile alla potenza della Tecnica. Nell’attesa del telegramma (sono un docente molto scrupoloso) ho approntato il mio Team di collaboratori e tecnici. Abbiamo le idee chiare, sappiamo già cosa fare.
Come prima mossa procederò con un meticoloso sopralluogo a verificare l’attuale base (il mio motto è: conoscere per intervenire). Entrerò nella base insieme ai miei tecnici e col personale locale della ASL, Vigili del Fuoco, geologi, botanici, ecologi e quant’altro sia necessario per una attenta analisi. Ispezionerò i capannoni di armi, prenderò le misure di ogni testata atomica per poter calcolare adeguatamente lo spazio necessario, consulterò la base (è proprio il caso di dirlo) per conoscere le esigenze e le aspettativa. Una volta fatta la mappa dei fabbisogni (quante bombe, quante testate atomiche, quanti missili, ecc.) redigerò un piano di ampliamento sulla base delle legittime richieste dei vertici della base. Naturalmente avrò cura di tenere le informazioni che mi verranno date solo per me e i miei più stretti collaboratori. Poi procederò ad ispezionare il terreno destinato all’ampliamento della base e sceglierò con cura il sito adeguato.
La seconda fase riguarderà (se deciderò che l’ampliamento si renda necessario, cosa della quale non ho dubbi a giudicare dalle dichiarazioni USA) le ispezioni e i sopralluoghi durante i lavori. Verificherò personalmente che le testate nucleari, i missili e quant’altro siano adeguatamente protetti da barriere verdi, piante locali (sono contrario a introdurre piante esotiche o comunque estranee alle colture locali). Infine il problema delle popolazioni locali. Mi hanno informato che c’è qualche malumore; penso sia giusto accogliere le giuste richieste senza, ovviamente, scadere nel populismo. Ma fin d’ora prometto che il nuovo Campus sarà aperto e accessibile al pubblico tutte le domeniche. Tratterò la questione col vertice militare. Naturalmente bambini ed anziani non potranno visitare il capannone nucleare e in tutta la base esigerò che sia proibito fumare (un po’ di misure igieniche non guastano). L’ingresso, nei giorni consentiti, sarà gratis per scolaresche, gruppi di prelati, onorevoli senatori e deputati e anche per tutti i residenti del Comune di Vicenza (su questo punto non ammetterò trattative). Un piccolo obolo, sotto forma di biglietto da 5-10 euro, sarà dovuto da parte di visitatori non del luogo. Le entrate saranno utilizzate esclusivamente per rinnovare il parco fiori del Campus. Alcuni miei collaboratori botanici mi dicono che l’albero più adatto per tali insediamenti è il Cipresso (anche se sinceramente non ne capisco bene le ragioni). Ordinerò un migliaio di Cipressi che farò venire direttamente da Bolgheri (vi ricorda qualcuno?). Nulla sarà lasciato al caso, ne va di mezzo la mia onorata professionalità e quella di tanti miei colleghi urbanisti.
Abbiate fiducia in me e nella Tecnica, e non lasciatevi andare ad atteggiamenti scomposti o pessimistici, non è il caso.