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Una
Sinistra EuroMediterranea per una“Alternativa Mediterranea” alla
globalizzazione liberista |
Premessa
: Una sinistra
per il XXI° secolo
Dopo
la caduta del muro di Berlino, c’è stato chi si è spinto ad annunciare “la fine
della storia “, nel senso che il capitalismo e la democrazia parlamentare sono
diventate le forme ultime della storia economia e politica del mondo. Se è
indubbio che in questa fase della storia il capitalismo risulta vincente è
altrettanto palese che questo modo di produzione, perdendo i paletti ed il
controllo del movimento dei lavoratori, si è inselvatichito, ha stracciato le
regole sociali che sembravano ormai consolidate (almeno in occidente), ha
rilanciato le sue note capacità di polarizzazione sociale, di distruzione degli
ecosistemi, la sua corsa, drogata, verso una impossibile crescita economica infinita.
Agli
inizi del XXI secolo, l’ideologia capitalistica è ormai incapace di governare i
conflitti crescenti e di costruire un percorso credibile per il futuro. Le classi dominanti spesso sono colluse con
l’emergente borghesia criminale che domina i mercati illegali che hanno
raggiunto, secondo stime recenti, 1000 miliardi di dollari.
Un
malessere crescente attraversa anche e soprattutto i paesi occidentali, dove il
modello capitalistico aveva in passato goduto di grandi consensi. Un nuovo
malessere sociale che attende una forza politica che lo sappia veramente
interpretare. Tornano così alla mente le intuizioni profetiche di un grande
intellettuale come Noberto Bobbio : “Se per sinistra si intende ancora il
movimento storico che lotta per un mondo “più equo e più vivibile”, la strada
che le è innanzi aperta è ancora molto lunga, purché si allarghino i nostri
orizzonti al di là dei confini dei nostri paesi, come è giusto fare nell’età,
della ora esaltata ora deprecata globalizzazione. Osiamo dire, se pure provocatoriamente, che
per quello che riguarda il futuro della sinistra l’umanità non è giunta affatto
alla <<fine della storia>>, ma forse è soltanto al principio. (Torino, 15, febbraio, 1998) .
Crediamo
che queste parole di Bobbio, scritte poco prima della sua scomparsa, possano
costituire il fondamento da cui partire per la creazione di una sinistra
all’altezza delle sfide del XXI° secolo.
Una
sinistra che vuole un cambiamento sociale profondo, che ha il coraggio di
guardare in faccia i fallimenti del “secolo breve”, senza cadere nella trappola
della mera gestione dell’esistente. Una sinistra fortemente critica rispetto al
modo di produzione del neoliberismo e delle sue classi dominanti, che fa tesoro
delle esperienze, e delle tragedie del ‘900, per imboccare altre strade, per
sperimentare altre forme politiche e sociali, senza rinunciare al sogno di una
società fondata sulla giustizia sociale e
la libera espressione di ogni cittadino, sul diritto alla vita garantito a
tutti, su un rapporto armonioso con la natura.
2 . I valori emergenti
ed i punti chiave di un programma della Sinistra EuroMediterranea
La costruzione della
S.E.M., come soggetto politico e culturale mesoregionale, avviene all’interno di un percorso di lotte
sociali e di nuovi valori/obiettivi che sono nati in questi anni in tutto il
mondo. E questa è la prima, radicale, differenza rispetto al passato in cui la
sinistra europea nasceva, nel XIX° secolo, nell’ambito del movimento operaio e
contadino europeo, ispirata dalle teorie
di Marx e dalle passioni ed ideali dei socialisti utopisti e romantici. Oggi,
La nascita della
S.E.M., come soggetto associativo mesoregionale, va vista all’interno di
un percorso storico che fa registrare un
salto qualitativo rispetto alla
sinistra storica che ha segnato la storia dell’occidente nel ‘900, ed in
particolare il passaggio:
a) dalla nazionalizzazione
dei mezzi di produzione alla tutela e
gestione comunitaria dei Beni Comuni;
b)
dalla gestione statale e
burocratico/amministrativa del territorio nazionale ad una Rete di Municipi, in cui Stato e Regioni hanno una funzione di
raccordo e coordinamento,ma dove il “progetto locale partecipato” ha un valore
determinante;
c) dal
concetto di masse popolari, categoria
mutuata dalla fisica e da una concezione omologante delle diversità degli
esseri umani, alla categoria di comunità
locali, dove i processi identitari hanno un valore centrale, che determinano
gli obiettivi dello sviluppo locale
partecipato, dentro un percorso in cui ogni essere umano ha diritto ad una
parte nel palcoscenico della società;
d) dalla crescita economica come valore in sé, alla rivalutazione dei valori d’uso, dei beni
ambientali e culturali, che si accompagna ad una critica radicale allo sviluppo
economico capitalistico.
e) dall’idea che la liberazione dell’umanità passi solo attraverso
il progresso tecnologico e la crescita infinita di merci, al senso del limite, al principio di precauzione ed al rispetto per gli equilibri naturali,
che si accompagna ad una critica radicale alla scienza del capitale ed alle sue
applicazioni tecnologiche;
f)
dalla visione
della “violenza come levatrice della storia” al rifiuto di tutte le guerre, della guerra in sé e per sé che diviene, in
questa fase della storia umana, un vero e proprio tabù.
Tutti questi punti hanno bisogno di approfondimenti ed
esplicitazioni, ma è indubbio che siamo di fronte ad un cambiamento radicale dei movimenti antisistemici che si pongono
l’obiettivo di un superamento del modo di produzione capitalistico. Ciò che
lega ancora, e fortemente, questi movimenti alla sinistra
storica, di matrice marxista, sono tre punti fondamentali:
1) l’idea che il modo di produzione capitalistico sia una
forma storica transeunte nella storia dell’umanità e che ha in gran parte
esaurito la sua funzione progressiva sul piano sociale;
2) la <<giustizia sociale>> come principio
cardine e parametro basilare dell’agire politico.
3) i diritti dei lavoratori ed i diritti di cittadinanza.
Se
teniamo conto di questi punti si capisce perché abbia ancora un senso
parlare di Sinistra e non di un generico Partito Democratico .
Ma,
ha altresì, un senso forte collocare la nascita di questa sinistra per il XXI°
secolo all’interno di un contesto storico e culturale in cui viviamo: il Mediterraneo.
3.
Il
Mediterraneo, con la sua cultura e la sua storia oggi è al centro delle più
grandi tensioni e contraddizioni politiche del nostro tempo. L’appuntamento del 2010 , con la liberazione
delle merci (e non delle persone), rischia di accelerare i processi di
polarizzazione sociale, di emigrazione forzata, di inquinamento
incontrollabile.
Per costruire una sinistra all’altezza
di raccogliere la sfida euro-mediterranea, dobbiamo puntare alla costruzione di
una Mesoregione mediterranea, ad una nuova
istituzione che sia automa e complementare alla UE, a cui possono e debbano
partecipare i paesi della sponda sud dell’Europa, mantenendo la doppia
appartenenza.
Vogliamo costruire una Mesoregione Mediterranea che si fonda su questi
principi e punti strategici:
a) pari dignità per tutti i popoli,le nazioni, gli uomini e le donne che vivono nei paesi
che si affacciano sul Mediterraneo;
b) una pace duratura che si fonda sulla nascita di uno
Stato palestinese indipendente e il riconoscimento di Israele;
c) un Mercato Comune che si basi sui principi del
commercio equo e solidale, vincolato prioritariamente al rispetto dei diritti
dei lavoratori e della salvaguardia ambientale;
d) la tutela ed il recupero della biodiversità, e la
tutela di tutte le minoranze etniche e culturali;
e) la salvaguardia del mar Mediterraneo che deve essere
considerato un Patrimonio Comune e diventare un lago comune per la libera
circolazione delle persone;
f)
un ruolo attivo
di pace nel mondo e di autonomia rispetto ai blocchi ed alle superpotenze.
Pur consci della estrema difficoltà dell’impresa ,
pensiamo che nell’era della globalizzazione
a) una moltiplicazione e coordinamento delle
reti mediterranee.
b) una decisa affermazione e valorizzazione
politica del protagonismo degli immigrati mediterranei nel nostro paese;
c) una forte spinta verso la cooperazione
mediterranea decentrata (città, Università, consorzi di produttori, Ong ed
associazioni) che funzioni da laboratorio e da stimolo per la costruzione della
Mesoregione.