La Mesoregione del Mediterraneo
 Un’alternativa di sistema, oltre il partenariato euro mediterraneo ( PEM - Barcellona 95-); l’Unione Mediterranea (UM) di Sarkozy; l’Unione Euro Mediterranea di Moratinos

L'area del  Mediterraneo, divenuta sotto l’onda d’urto della globalizzazione  il luogo della  competizione e delle aggressioni tra mondi diversi,  rischia di trasformarsi  nella concretizzazione  del preannunciato   scontro di civiltà. Ma  può diventare anche l’area in cui è possibile realizzare un’alleanza euromediterranea in grado di costruire un modello di relazioni politiche ed economico-sociali nei e tra i paesi e le popolazioni della stessa in grado di “fronteggiare le derive oceaniche della globalizzazione”. L’attualità e rilevanza di questi temi è stata esplicitamente riconosciuta da una serie di proposte avanzate di recente dal governo francese e spagnolo per fare uscire la politica europea dalle secche sulle quali si è arenata con il fallimento del Processo di Barcellona. Proposte che, rispetto all’attivismo del governo italiano in situazioni di emergenza (Libano e Palestina), hanno il merito di esprimere pareri e visioni sul contesto che è alla base di quelle crisi altrimenti irrisolvibili.
La proposta avanzata dal presidente francese Sarkozy di costruzione di una Unione Mediterranea (UM) avente come pilastri la sicurezza comune, le migrazioni, l’ambiente, il co-sviluppo, uno spazio giudiziario comune ed il dialogo sociale, coglie l’insufficienza del ruolo della Unione Europea di fronte alla crescente divaricazione economica culturale e politica tra l’Europa ed i Paesi del Sud e dell’Est del Mediterraneo.
Definisce tuttavia un programma che riflette i problemi e le preoccupazioni europee senza menzionare quelli che sono invece i problemi più urgenti per i paesi del Sud del Mediterraneo che sono, tra gli altri, l’occupazione, l’acqua, le ineguaglianze sociali, la sicurezza alimentare, la crescita dei propri sistemi produttivi e mercati.
 Dimentica del tutto l’intrusione politica, economica e militare in quei paesi e in quelle aree da parte di potenze occidentali e degli Stati Uniti in particolare. Infine, suscita il sospetto che l’UM si configuri, in primo luogo, come il tentativo di mettere in piedi una organizzazione intergovernativa avulsa dalla UE e in grado di assicurare alla Francia una ampia zona di influenza nel Mediterraneo secondo logiche proprie della Globalizzazione e non di supporto ai bisogni di quei paesi. La proposta ha comunque suscitato un vasto dibattito con ampi consensi  e diffuse preoccupazioni e riserve.
Una diversa impostazione esprime la proposta del ministro degli esteri spagnolo Moratinos, che nella consapevolezza della crisi delle politiche di partenariato euro-mediterranee ne propone un rilancio nella forma di una più impegnativa Unione Euro – Mediterranea (El Pais, 2 Agosto 2007). La modifica del nome non è elemento secondario.  Della proposta francese, oltre al termine di Unione, vengono ripresi e rafforzati il respiro geostrategico e la dimensione politica. La stessa viene accolta,  riprecisata e dettagliata sul versante delle istituzioni comuni della nuova Unione. C’è però una differenza sostanziale con la proposta francese. Per il ministro spagnolo non si tratta di creare una entità precipuamente mediterranea che si sviluppi accanto al Partenariato Euro Mediterraneo (Barcellona  95) ma di una profonda  rifondazione /trasformazione di quest’ultimo. “E’ arrivato il momento – dice Moratinos in un passo dell’articolo citato- di porre il punto finale al processo di Barcellona e di costruire un vero spazio geopolitico attraverso la creazione dell’Unione Euro-Mediterranea.”  Moratinos, impiegando il termine “Unione Euro-Mediterranea” rispetto al termine francese di “Unione Mediterranea” sottolinea la rottura col Partenariato Euro Mediterraneo e con il processo di Barcellona, ma sottolinea anche la scelta di mantenere il soggetto “Unione Europea” contitolare con i Paesi Mediterranei della nuova Unità. Moratinos indica nella prossima riunione ministeriale  euromediterranea la sede  per l’elaborazione della proposta ed il vertice euro-mediterraneo del 2008, sotto presidenza francese, per il lancio formale dell’Unione Euro-Mediterranea.
Entrambe queste proposte, nella diversità degli approcci, stanno alimentando una ripresa del dibattito. L’Italia, per ora assente dalla discussione, può giocare un ruolo importante  non solo per la sua posizione geografica ma anche per la  storia dei suoi rapporti con i Paesi delle altre sponde del Mediterraneo, per  indirizzare i conflitti in atto verso un componimento e inserirsi con una sua  proposta  nel confronto franco-spagnolo. Questo richiede da un lato il superamento di un approccio fondato sulle emergenze (nostre) e interventi di pompieraggio che però si arrestano di fronte alle cause vere di conflitti. Dall’altro un impegno serio e continuo per portare i paesi dell’Europa del Sud e di tutta l’UE ad una alleanza euro-mediterranea che non può non avere al centro il grande problema del dialogo e della cooperazione con il Mondo Arabo e le sue culture, alleati indispensabili per risolvere i problemi interni a quella regione (il conflitto con Israele anzitutto) e per affrontare insieme e in forme nuove l’impegno per la costruzione della Mesoregione mediterranea e della cooperazione con i paesi africani.
Appare utile quindi, anche ai fini di trovare un terreno  proficuo d’incontro tra la proposta  francese e quella spagnola, riprecisare il senso e la valenza della risposta mesoregionale. La concezione  mesoregionale  si pone da tempo come risposta all’approccio eurocentrico della geo-economia della UE  inventato da Jacques Delors per realizzare gradualmente l’integrazione dell’Europa a 12 con le sue aree di prossimità mediante un sistema a cerchi concentrici. La mesoregione, giova ricordarlo, consiste, in estrema sintesi, nella costruzione di un sistema policentrico che vede le varie grandi regioni europee (Baltica, Occidentale, Centrale e Sud Europea) come fulcri di collegamento con le rispettive regioni culturali di appartenenza fuori dell’UE. Un sistema a cerchi olimpici che nel nostro specifico vedrebbe i paesi dell’Europa del Sud come anello di congiunzione tra l’UE e la Regione euro-mediterranea.
Le mesoregioni hanno la caratteristica precipua di comprendere al loro interno sia Stati e Regioni della UE,  sia Stati e Regioni ad essa limitrofi. Ne sono esempio i paesi del Nord membri dell’UE, ma nel contempo dentro il sistema di cooperazione Baltica. Questo consentirebbe all'UE di costruire una risposta comune, anche sul versante dell’assetto istituzionale, alla  globalizzazione sia in termini di pacificazione, sia di co-sviluppo e tutela ambientale.
La Mesoregione Mediterranea dovrà assumere come asse centrale il “miglioramento della qualità sociale dei sistemi territoriali”. Il che significa

  1. perseguire il passaggio dall’accumulazione e dalla spasmodica fruizione soprattutto individuale di beni, alla diffusione del benessere che, fondato sull’uso sapiente dei beni comuni, ha anche basi materiali, ma non è fatto solo di esse, bensì dalla ricchezza dei vincoli di interdipendenza che legano tutte le componenti dei contesti territoriali ai diversi livelli,
  2. sperimentare luogo per luogo le soluzioni possibili, partendo dalla valorizzazione dell’esistente e in modo che ciascun Paese conservi la pienezza della propria identità e si affermino  modelli diversificati che non annullino,  ma diano spazio alle differenti strutture di valori, tradizioni e culture, senza creare contraddizioni tra la dimensione economica,  l’organizzazione sociale e le “strutture della vita materiale;
  3. rendere possibili processi di inclusione sociale bloccando, per questa via, le derive ed ossessioni securitarie dominanti;
  4. pervenire al migliore impiego delle risorse attraverso la  cooperazione, cioè attraverso la  valorizzazione delle complementarità e della diversità delle risorse disponibili.
  5. Appare evidente che nella prospettiva della Mesoregione Euro-mediterranea lo Stato palestinese troverebbe una sua naturale collocazione e pieno riconoscimento senza ulteriori ricatti e mediazioni, e così come è stato per molti conflitti all’interno dell’UE lo stato di Israele  si troverebbe a dover entrare e rispettare le regole della convivenza diventando parte integrante, nel rispetto delle sue specificità nazionali e culturali, di quel vasto mondo mediterraneo al quale appartiene.

Una strategia del genere interpella le diverse componenti della sinistra italiana ed europea  chiamandole ad  abbandonare ambedue i corni del dilemma rispetto al quale si fronteggiano da anni: se  tentare di  governare/condizionare in qualche modo la globalizzazione, oppure lavorare per costruire un diverso modo di pensare e praticare l’economia e la politica come forme di convivenza e cooperazione tra popoli, stati e mercati. E  le provoca a decidere senza titubanze di darsi carico, di promuovere a livello regionale una economia “solidale” quale  risposta al capitalismo globale. E’ l’Altenativa Mediterranea.

Andrea Amato, Bruno Amoroso, Mimmo Rizzuti
           (Articolo apparso sul supplemento di Liberazione di venerdì 28 settembre 2007)

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