L'Unione Europea ha 50 anni

Un progetto politico dove le differenze diventano ricchezza e non conflitti.
Questo in sintesi il risultato più grande del progetto dell'Unione Europea, iniziato 50 anni fa con il trattato di Roma.
Un'Europa devastata dalla 2° guerra mondiale, artefice di guerre interne fra gli stati europei e guerre esterne di aggressioni: la tratta degli schiavi e il colonialismo le pratiche più vergognose intraprese e praticate da quasi tutti gli stati europei nei secoli passati. Protagonista di due guerre mondiali con decine di milioni di morti e devastazioni planetarie. In pochi hanno creduto che questo passato potesse essere messo alle spalle e intraprendere un cammino nuovo che bandisse la guerra innanzitutto, lento, pieno di ostacoli e non immune, soprattutto verso il terzo mondo, di pratiche di neocolonialismo, sfruttamento e rapina delle risorse naturali. E nonostante ciò, rappresentare per il mondo intero, il continente dove si aspira a vivere e al quale guardano da tutto il mondo. Questo non significa che l'Europa sia diventata il Paese di Bengodi, che non esistano conflitti o ingiustizie, povertà e miserie, materiali e morali. Ma nonostante ciò, l'Europa rimane il luogo dove la speranza di un domani migliore è percepita da tutti o quantomeno auspicata e possibile. L’Europa invocata come luogo immaginario dove le cose anno meglio, dove c’è più giustizia, più progresso, più benessere. L’Europa che diventa il luogo d’approdo dei Paesi dell’est dopo la caduta del muro di Berlino e il dissolvimento dell’Unione Sovietica, tant’è che ben 10 Paesi dell’ex blocco sovietico, in 15 anni sono entrati a far parte dell’Unione Europea.
E’ chiaro che ancora oggi l’Europa è l’Europa innanzitutto della finanza e del capitale, meno  della solidarietà  e del sociale, dei diritti e dei lavoratori. Anzi da questo punto di vista i tentativi sono quelli di restringimento dei diritti acquisiti in molti Paesi europei. Basti per tutte la direttiva Bolkstein, fortemente osteggiata dai sindacati e dai movimenti sociali in tutta Europa.
A fronte di ciò l’abbattimento delle frontiere e la libera circolazione delle persone, con il riconoscimento ed equiparazione dei diritti dei cittadini del Paese ospitante, la circolazione e il riconoscimento dei titoli scolastici e dei curricula universitari (il programma Erasmus) sono certamente i due aspetti più positivi prodotti dall’Unione Europea in questi anni.
Noi della SEM stiamo proponendo un Progetto Erasmus (che suggerisco di chiamare Averroè in onore di quel grande intellettuale arabo-andaluso, pietra miliare nello sviluppo scientifico e filosofico, emblema ante litteram del laicismo, nel mondo ed in particolare nella mesoregione euromediterranea). Progetto a cui ha accennato il Commissario europeo Franco Frattini, intervistato da Rai3 sabato 24 marzo durante la trasmissione Primo Piano in occasione del 50° anniversario del Trattato di Roma che ha dato l’avvio all’Unione Europea.
Di questa posizione non possiamo che dirci felici e speriamo di trovare in egli, e ovviamente, in tutte le istituzioni europee interlocutori sensibili e impegnati a sviluppare questo progetto. Progetto importante per far incontrare mondi, soprattutto giovani, che in questi ultimi anni hanno aumentato le loro distanze e non accorciate, dove il Mediterraneo è diventato la bara di centinaia di persone che avevano tentato l’avventura di entrare in Europa, dove le differenze di reddito, diritti e benessere sono aumentate e non diminuite. Distanze che qualcuno vuole leggere come scontro di civiltà inconciliabili e pertanto permanente. Per cui attrezzarsi e praticare la guerra permanente al terrorismo. Terrorismo nato ed alimentato in quel altro mondo, distante e inconciliabile col nostro. Mondo dove i giovani sono votati al martirio (kamikaze) e prede di al Qaeda, da isolare e reprimere. Noi crediamo invece che verso questo mondo, fatto di disperazione e nichilismo, vadano creati ponti e occasioni di incontro e il progetto a cui vogliamo lavorare  e collaborare è uno strumento importante per alimentare la speranza e il sogno che un altro mondo è possibile.
Raffaele Principe