Deprecated: Non-static method JSite::getMenu() should not be called statically in /home/andreag1/domains/sinistraeuromediterranea.it/public_html/templates/gk_bluap/lib/framework/helper.layout.php on line 117

Deprecated: Non-static method JApplication::getMenu() should not be called statically in /home/andreag1/domains/sinistraeuromediterranea.it/public_html/includes/application.php on line 536

Il saluto ed il ricordo di Bruno Amoroso Featured

Con grande commozione e dolore oggi alle 16  ricordiamo nella sala della Piccola Protomoteca del Campidoglio, ricordiamo e salutiamo Bruno Amoroso che , da alcuni giorni, ci ha lasciati, nella sua Copenaghen.

 Risale al 2001 il mio incontro con Bruno Amoroso. A quell’epoca la rivista CARTA, ancora inserto del Manifesto, affrontava  con lui e  Riccardo Petrella, con due interviste di Anna Pizzo, il tema della scuola e dell’Università nel dirompente neoliberismo della globalizzazione che già dagli 70 del 900 aveva cominciato a trasformare   la persona in “risorsa umana”, strumento per il sistema produttivo <Riccardo Petrella> .

Bruno che aveva già pubblicato nel 1999 “L' apartheid globale. Globalizzazione, marginalizzazione economica, destabilizzazione politica”  e nel 2000, Europa e Mediterraneo, le sfide del Futuro, nel colloquio con Anna Pizzo,  portava alla nostra attenzione la natura e la serietà  della globalizzazione. “Una svolta epocale” scriveva, con cui misurarsi cercando le strade attraverso le quali, “tutta la società potesse riprendersi gli spazi, che gli erano progressivamente, tolti rendendoli pubblici e costruendo nuovi saperi.” L’Università di Roskilde, in quest’ottica,  era indicata come una delle strade , “ per opporsi al furto delle conoscenze nell’era del Liberismo”.

 Io, all’epoca,<< segretario nazionale del Sindacato Nazionale Università e ricerca della CGIL>>, impegnato con lo stesso nel confronto non semplice sui processi di riforma dell’Università e della Ricerca in atto nel nostro Paese, trovai di grandissimo interesse le analisi   contenute in quelle interviste e provai ad approfondirne la  discussione all’interno del sindacato, coinvolgendo, con Anna Pizzo e la rivista fondata da Gigi Sullo e da lei,   sia Bruno che Riccardo. Entrambi furono disponibili e così cominciò un rapporto, di grande interesse e , per me di grande arricchimento.

 Intorno alla rivista  , sempre in quel periodo, si discuteva di forme e contenuti della politica.

Cominciava a prendere forma l’idea dei cantieri sociali, e guadagnava spazio  la discussione sui beni comuni.

Sul piano istituzionale ,intanto,  procedevano le riforme che miravano a rendere funzionali alla nuova fase, le strutture della PA e delle istituzioni formative e di ricerca. Si inveravano ad una ad una le previsioni del Rapporto di Lisbona.

Nel Sindacato, che aveva imboccato la via della globalizzazione modernizzatrice,  le analisi e le posizioni di Amoroso e Petrella erano largamente minoritarie, ma si facevano sentire.

 Io che, in quel periodo, avevo l’incarico di seguire i processi di riforma dell’alta formazione e della ricerca nel mezzogiorno, in concomitanza con il ricco dibattito sul QCS ( quadro comunitario di sostegno 2000-2006 e Agenda 2000) provai ad affrontare il tema, con lo sguardo eretico di Bruno e Riccardo   e l’apporto di Mario Alcaro e del gruppo cresciuto intorno a lui e alla sua  rivista “Ora Locale” , Piero Bevilacqua e “Meridiana”, Tonino Perna, Pietro Barcellona, Antonio Pioletti e la sua Città Futura, Giacomo Schettini, la Cgil cosentina ,  guidata all’epoca da Massimo Covello e quella bresciana da Dino Greco il gruppo pugliese dello SNUR CGIL <Gioacchino Carella, Guido Pasquariello, Ettore Foggetti, Antonio Moretti.  

Fu in questo percorso che prese corpo l’idea di costruire un’associazione politico-culturale che riaffrontasse la questione del Mezzogiorno collocandola nello scenario  dei rapporti euro-mediterranei.

E su questi temi si aprì nel maggio 2003 ,all’università di Cosenza il Cantiere Meridionale promosso da “Carta”, “Ora Locale”  la CGIL cosentina e quella bresciana, il dipartimento mezzogiorno dello SNUR CGIL, partendo da due evidenze indiscutibili: Lo sviluppo fallito e il Mezzogiorno scomparso.

Il cantiere vide una partecipazione attenta e gettò le basi per la successiva costituzione della SEM < Sinistra Euro Mediterranea> che sarà formalizzata nel 2006 nel quadro del progetto di costruzione di Sinistra Europea, che vedrà tra i suo fondatori anche Bruno Amoroso e Pietro Barcellona.

 Un tentativo che affondava le radici  nel rapporto sui limiti alla competitività del Rapporto di Lisbona del 1994 , successivamente alimentato dagli inizi degli anni 2000, dall’ Università del Bene Comune (UBC).

Un progetto educativo, nato a seguito dei lavori del Gruppo di Lisbona, che partiva dal principio che la “conoscenza” è un bene comune, patrimonio dell’umanità.

 Bruno ne fu tra i fondatori e il preside della Facoltà della Mondialità.

Oggi la validità e lungimiranza di quelle analisi sono drammaticamente confermate dai fatti.

Forme diverse e sempre più vaste di povertà colpiscono in Occidente ceti medi e mondo del lavoro, mentre  nel resto del mondo domina la destabilizzazione ed il caos a partire dall’area a noi più prossima che va dalle sponde meridionali del Mediterraneo al Sahel  al Corno d’Africa, e dalla penisola arabica all’Hindu Kush. 

Una miscela esplosiva.

 Il frutto amaro dell’  “Apartheid Globale”, della “marginalizzazione economica” e della “destabilizzazione politica” prodotto dalla globalizzazione  di cui  Bruno ne leggeva lucidamente e denunciava natura e pericoli già nel suo libro del 1999 e che oggi precipita il malessere e la  devastazione sociale da essa stessa generati, nella fucina di nuovi inquietanti nazionalismi in tutto il mondo , USA in testa.

Proprio mentre sarebbe stato prezioso il suo apporto alla ricerca di nuovi percorsi, ammesso che ci siano, senza prima precipitare in uno sconquasso di dimensioni inimmaginabili, Bruno ci ha lasciati con una conclusione amara del suo ultimo suo importante lavoro, “Memorie di un intruso”, che ci ha voluto regalare dando fondo alle energie che gli erano rimaste.

 Nell’ultima pagina di questo suo libro scrive:

 “ La destabilizzazione dell’area – sopra richiamata-  ed i bombardamenti a catena dell’Occidente- e non solo – rafforzano in modo esponenziale i movimenti migratori verso l’Europa e causano nuovi conflitti tra gli stati europei, vanificando l’assetto già traballante dell’UE.

La strategia della destabilizzazione, propria della globalizzazione raggiunge così il suo apice, coinvolgendo anche l’Unione Europea, come gli ultimi eventi dimostrano.

Il ”Suicidio dell’Europa” di cui parlava Pietro Barcellona, si è così realizzato e, ben si coniuga con l’omicidio degli Stati del benessere, che costituivano il “sassolino nello scarpone” della globalizzazione.

A questo punto nessuno controlla più la dinamica delle forze sociali, economiche e militari messe in campo, ciascuno cerca di trarne vantaggio o proteggersi dallo tsunami che ha generato. Il circolo vizioso è destinato a prolungarsi e a estendersi. Il rapido peggioramento della situazione climatica del pianeta terra, accompagnato dall’impotenza dei governi dei maggiori Paesi, darà un ulteriore contributo ai processi migratori, con milioni di persone che andranno ad aggiungersi alle grandi masse umane già in cammino.

L’Europa ne resterà travolta……….

 I vincitori saranno l’industria militare e quelle transnazionali  che continuano indisturbate la rapina del continente africano e gli Stati Uniti che vedono così consolidato il ruolo di gendarmi dei valori occidentali, <anche se -aggiungo io- forme e modalità sono già in fase di cambiamento>….. Certamente l’Europa e l’Occidente non sono più la locomotiva né del pensiero, né del futuro dell’umanità.

Cercano di sopravvivere facendo i guastatori delle vite degli altri degli altri ricorrendo all’’uso di quegli strumenti di morte di cui abbondano……..

Per noi pensare di cavarcela con gli appelli e le “buone pratiche” non è più possibile. Quello che ci resta da dire per questa guerra non voluta e da sempre contrastata è lo slogan Not in my name”.

Noi oggi con tutta la  tristezza che ci procura la sua morte, lo salutiamo, venendo meno, però, alla rassegnazione che potrebbe leggersi della sua conclusione. E pur consapevoli della dura verità che ci mette difronte, facendo ricorso agli strumenti analitici da lui sempre messi in campo e alla sua tenacia, proviamo a cercare ancora, a capire meglio, a resistere, lavorando, per quello che possiamo e sappiamo fare, per provare ad invertire le derive pericolose in atto. Mi sembra questo il mondo migliore per ricordarlo e tenerlo con noi.

Per questo con la gratitudine che merita e l’affetto  che a lui mi legava voglio oggi aggiungere la pubblicazione dell’atto formale di nascita della SEM ( Napoli 2006) ed un documento sulla sua linea costruito insieme.  

Leave a comment

Make sure you enter the (*) required information where indicated. HTML code is not allowed.