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Ruolo e protagonismo delle Comunità Locali tra Africa ed Europa

Ruolo e protagonismo delle Comunità Locali tra Africa ed Europa

Filadelfia VV 26/27 ottobre 2017

Comunicazione  di Mimmo Rizzuti

Accenni di scenario              

Il clima che si respira in questo momento nel nostro Paese e nell’intera Europa, non è dei migliori.

La ginnastica sui decimali di PIL non produce effetti tangibili sugli squilibri territoriali, sulla condizione delle fasce sociali deboli e medie della nostra società, sulla condizione giovanile, sul taglio dei diritti del e nel lavoro, mentre monta l’onda delle chiusure nazionalistiche e sovranistiche.

Pesa poi sul nostro Paese,  più che mai,  il macigno di un debito mostruoso e la cappa soffocante delle politiche  economiche restrittive, a tutti note.

Muoversi dentro le conseguenti logiche di bilancio nazionale  consente appena di sopravvivere senza alcuna possibilità di arrestare declino e sovranismi, densi di raccapriccianti passati .

Gli stati Nazione sono tutti  ,anche se  per motivi diversi,  in gravi difficoltà, compressi, dagli indirizzi politici  di una Unione ridotta a “ pura entità contabile addetta a tradurre in prescrizioni le decisioni dell’alta finanza”.

Le risposte dominanti a queste politiche sfociano sempre di più, da una parte,  in chiusure identitarie sforanti, quando non  palesemente precipitanti, nella xenofobia e nel razzismo, dall’altra in spinte alla secessione delle regioni più ricche.

 Gli esiti delle elezioni dell’ultimo anno  confermano con i risultati a tutti noti, dagli Usa all’Austria alla Repubblica Ceca, alla stessa Germania, questa poco rassicurante fotografia .

Con l’eccezione della Francia  la cui linea ,però, sul piano dell’immigrazione, del mercato del lavoro, dei diritti sociali, della qualità del Welfare, non si differenzia gran che dai sovranisti.

“Oggi, purtroppo assistiamo alla chiusura dell’UE e degli Stati che la compongono,  in una visione meschina, miope, cinica e alla fine razzista, ad opera di  classi dirigenti europee che  hanno imboccato un vicolo cieco che spinge verso la morte o l’imbalsamazione dell’Unione stessa, ma segna anche il loro irriducibile tramonto.”(Guido Viale il Manifesto 2/11/2017/)

 

 

Come muoversi e che fare  in un quadro con questi connotati?

Ricette semplici, preconfezionate non ne sono mai esistite e non  ne esistono in nessuna situazione.

Men che mai  ne possono esistere in  un Mondo ipertecnologico in cui muta  e si annulla persino il rapporto spazio –tempo,   dominato dall’economicismo e dalle sue feroci leggi, improntato al credo del massimo profitto e della competizione sfrenata ad esso connaturata, in cui saltano etica, valori , ideali e sfumano fino a svanire  i confini tra legale ed illegale.

E allora crediamo che, per quanto difficile, sia necessario provare a cambiare rotta, partendo- per quel che più direttamente ci coinvolge,  dalle realtà più colpite,  la Calabria e il Mezzogiorno d’Italia, in una logica di solidarietà, più che di divisione egoistica e competitiva.

Tenendo ben fermo che, ad invertire questa tendenza , a cambiare la rotta dell’UE e delle singole realtà nazionali,  non possono essere personaggi e forze che hanno ridotto il progetto di Ventotene, ad essere generosi,  ad un icona vuota.

Un’impresa di tale portata può essere solo tentata  “da un movimento, difficile da costruire che, partendo dall’unificazione delle tante forze disperse oggi impegnate in iniziative di accoglienza e di inclusione dei profughi, -dall’ associazionismo sociale e dalle comunità locali-,  sappia farne la leva per affrontare anche gli altri problemi, attraverso un programma di conversione ecologica per creare milioni di posti di lavoro con cui offrire a profughi e migranti le stesse opportunità di inclusione che spettano ai milioni di disoccupati e di precari che le politiche di austerità hanno disseminato negli ultimi dieci anni.” (Guido Viale il Manifesto 2/11/2017/)

Il ruolo ed il protagonismo delle Comunità locali

Vitale ,in questo sempre più necessario percorso e processo è l’azione ,il ruolo ed il protagonismo delle comunità locali e dell’Associazionismo sociale.

 “Comuni piccoli riuniti e decentramenti di Comuni grandi legati tra di loro attraverso processi negoziali.

Sono queste per fortuna o purtroppo “le  uniche entità in cui la democrazia rappresentativa, ormai alle corde, può essere positivamente affiancata da una democrazia partecipata di prossimità. Per riterritorializzare mercati, produzioni agricole e attività industriali e per riportare così democrazia e politica al loro significato originario: quello di autogoverno.”

 Il tessuto sociale, produttivo, paesistico delle  Comunità Locali  è il fulcro, senza  alternative, sul quale far leva  per ridefinire orizzonti ed obiettivi, ritessere una  trama valoriale  indispensabile per qualsiasi prospettiva di mutamento, pur  nella consapevolezza dei limiti e delle possibilità, che un’impresa del genere comporta.

E’ solo in questa dimensione  che si possono cercare , costruire o ricostruire nuove vie per una diversa qualità dei sistemi territoriali che migliori le condizioni di vita, di sicurezza degli abitanti , dia opportunità vere ai giovani , incentivandoli a restare e a farsi protagonisti del cambiamento, rilanci lo spirito di cooperazione e solidarietà, in alternativa alla competitività selvaggia che espropria, esclude e ghettizza.

E’ questa, a mio parere, pur nella sproporzione dei rapporti di forza esistenti, la dimensione che consente di  muoversi nella prospettiva  di una  diversa visione del Mondo e delle società che lo compongono, anche se  rasenta il sogno e l’utopia.

Sogno e utopia  sono, però, le risorse che da sempre hanno mosso il mondo.

 Le uniche  capaci di riattivare dimensioni umane sostenibili ,speranze , valori e prospettive  che, anche nei momenti più bui, consentono squarci di luce e riaprono percorsi concreti. Aiutano a camminare.

Per non andare molto lontano da noi, quanto è avvenuto e avviene a Riace e sta avvenendo in alcuni altri nostri Comuni dell’Accoglienza inseriti nel sistema Sprar calabrese   è la conferma più eloquente dell’ipotesi sopra accennata.

Il FORUM di OGGI

Noi oggi vogliamo provare, nella regione più disastrata d’Italia, a confrontarci  per capire se ci siano e , in caso affermativo, quali siano i margini per avviare questo percorso.

Un percorso che non delega, che mette il nostro futuro e quello della nostra terra in mano nostra e guarda alle comunità locali dell’Africa, del Nord in primis, che si dibattono nelle nostre stesse difficoltà, amplificate dai ritardi accumulati e sottoposte, dopo le tragedie loro imposte dai vecchi e nuovi colonialismi, alle cure devastanti delle politiche neoliberiste imposte dall’occidente e delle guerre di posizionamento geostrategico delle potenze mondiali e regionali.   Ma per farlo con il minimo di approssimazione e senza velleitarismi  è    d’obbligo, inquadrare   la nostra discussione , nella giusta dimensione dello  scenario geopolitico in cui siamo immersi, senza trascurare  un richiamo veloce alla geografia e alla storia.

Tanto perché nella dimensione del mondo di oggi, più che mai,   il locale deve necessariamente muovere dentro gli  scenari nazionali e macro regionali  del  globale, in cui è immerso e senza contezza delle proprie potenzialità e della propria storia  non è destinato ad andare  lontano.

Le comunità locali per un altro rapporto tra le diverse sponde del mediterraneo di cui l’Italia è il perno geografico, per  cambiare l’Unione

Per quanto ci riguarda quindi , non possiamo prescindere dalla dimensione Eurasia -Mediterraneo –Africa.

All’interno di questa dimensione va tenuto presente   il dibattito generale e le  iniziative che toccano gli assetti dell’Unione, le sue politiche, il suo rapporto con l’Asia, il Mediterraneo e l’Africa.

Problemi che oggi sfioreremo appena, ma che mostrano   l’evanescenza geopolitica dell’UE che pure  occupa i lati sud-est ed ovest dei mondi che “Limes” definisce, ormai da tempo, “ Caoslandia e Ordolandia” .

In questa nostra  Europa degli Stati e dei Governi, La UE è sempre più un organismo esangue.

In essa ogni singolo stato per affermare la sua egemonia coltiva apertamente le sue zone di influenza. La Germania, ad esempio,  fa leva sulla Mitteleuropa.

 E l’Italia?

 l’Italia per contare in Europa e nell’interesse dell’Europa tutta dovrebbe organizzare gli spazi mediterranei marittimi e terrestri.

Quelli  che aveva costruito e coltivato dall’epoca delle repubbliche marinare tra l’XI° ed il XIV-XV secolo. Quei rapporti intercomunitari fatti di incontri , scontri, conflitti , scambi, commerci, senso dell’altro e crescente spirito comunitario.

“ Da quei traffici, da quegli scambi e conflitti nacque e fu fondata l’antica presenza italica dall’età medievale e a quella  moderna,  nei Paesi delle diverse sponde del Mediterraneo.

Una presenza che ha costituito, nel quadrante africano-levantino un capitale di influenza del Nostro Paese, fino alla guerra libica del 1911.

L’italiano fino a quell’epoca era una sorta di lingua franca degli scambi commerciali, diffuso dall’Egitto al Mar Nero, usato anche per la redazione di trattati internazionali

Tra fine ottocento e inizi 900 erano circa un milione gli italiani in diaspora tra Marocco e Anatolia.

Il velleitarismo geopolitico dell’ Italietta di Giolitti prima , ripreso con particolare violenza e virulenza da Mussolini poi, distrusse in pochi anni la nostra rete mediterranea , fondamentale per i rapporti con l’ISLAM.

Le più recenti  guerre di Serbia del 99 e di Libia del 2011 stanno ulteriormente  disperdendo ciò che di quell’influenza resta nel bacino del Mediterraneo.”

Un bacino la cui valenza e matrice strategica cambia a seconda dal punto di osservazione.   . “Visto da noi italiani e dagli altri europei, è il diaframma tra “Ordolandia” e “Caoslandia”. Ci connette e ci separa dalle turbolenze nordafricane, levantine e mediorientali.

Nella competizione geopolitica fondamentale che riguarda CINA e USA la bussola si orienta verso la polarità est-ovest e qui il Mare Nostro o ex Nostro diventa anello di una catena trans oceanica”  ( Limes n°6 2017)  di cui , in altra sede, sarebbe interessante approfondire valenza, pericoli e opportunità, perché alla conoscenza  e ad una corretta lettura dello scenario geopolitico in evoluzione sono legate le sorti e le prospettive del nostro Paese e della stessa Europa.

Ma noi dovremmo prima di tutto avere contezza della geografia, perché è proprio la  geografia fisica che  disegna la centralità assoluta della nostra Penisola  nella “fenditura acquatica” tra gli stretti di Gibilterra, dei Dardanelli ed il canale di Suez,   che separa Eurasia e Africa e connette l’Oceano Atlantico a quello Indiano, attraverso il Mediterraneo

 Di questo bacino la nostra Penisola è il perno geografico.

E noi oggi, come in un passato che sembra  totalmente dimenticato, dovremmo sfruttarne, nei modi e nelle forme possibili nella geopolitica e geoeconomia contemporanee, la collocazione, anche per pesare di più nelle dinamiche politiche e geopolitiche dell’UE.  E per affrontare in una diversa prospettiva i numerosi problemi all’ordine del giorno dell’Unione, dal clima , al declino demografico ed economico, geopolitico e strategico.

Le Migrazioni , Bandolo della matassa dei problemi che gravano sull’area Euroasiatica- Mediterranea-Africana

Il bandolo della matassa di questo intreccio di problemi,  sta in  una ineludibile quanto improbabile svolta di 360 gradi nei confronti dei profughi, dei migranti – perché da questo dipende l’agibilità politica necessaria ad affrontare tutto il resto.

E non tanto nelle politiche degli stati nazionali di cui abbiamo accennato, difficili da mutare sostanzialmente nel clima che ci grava addosso, quanto nel ruolo che al loro interno giocano e possono giocare le Comunità Locali.

 “L’Italia di oggi , però, non ha colto la lezione della storia. Non si pensa e non si vuole marittima , spinge per stare attaccata alle Alpi per non cadere nell’Africa,  Nega l’utilità stessa della sua centralità Mediterranea”

E’ sempre più dentro il Mediterraneo senza una decisa  politica Mediterranea ,anche se sulla questione decisiva delle migrazioni, mostra un’attenzione diversa, ancorchè lontana dalle necessità reali,  rispetto a tanti altri Paesi del Continente e della stessa UE, sul versante   accoglienza /integrazione/assimilazione, spazi delle comunità locali.

Un versante scivoloso in cui i nostri governi  e tante nostre comunità locali si muovono in maniera contraddittoria, quando non  fuggono per non rischiare l’impopolarità.

In generale, però,  il nostro Paese  non si muove assolutamente in sintonia con la lezione della sua  storia, che per memoria è utile richiamare, anche se  al volo.

Un veloce richiamo alla storia

 La Roma antica nel Mediterraneo costruì e fece fiorire il suo impero. L’unico impero circummediterraneo. Dalla Renania ai Margini del Sahara, dall’Iberia al Levante, la cui influenza  resistette ben oltre la sua caduta  del 476 d.c.

Un’influenza che, si mantenne dopo la divisione tra impero di oriente ed occidente,dopo la penetrazione arabo-islamica  del VII secolo che bisecò il circuito mediterraneo, dopo il grande scisma del 1054.Di Oriente o di Occidente a seconda dei punti di vista.  

Un’influenza che fu rilanciata e rimodulata dalle prestigiose repubbliche marinare dall’XI/a tutto il XIV secolo e oltre .Con Genova che inventava il capitalismo moderno (1407),  mentre in parallelo  e in concorrenza Venezia, si muoveva già, attraverso il mediterraneo Orientale lungo  le vie dell’Asia, che oggi riprende,  XI Jinping,  in ottica di globalismo sino centrico, sotto il nome di nuove via della seta.

 Una presenza ed una influenza durata secoli che faceva registrare tra fine ottocento e inizi 900 in circa un milione gli italiani in diaspora tra Marocco e Anatolia.

 L’italiano fino a quell’epoca era una sorta di lingua franca degli scambi commerciali, diffuso dall’Egitto al Mar Nero, usato anche per la redazione di trattati internazionali.

Il velleitarismo geopolitico dell’Italietta di Giolitti prima , ripreso con particolare violenza e virulenza da Mussolini poi, distrusse in pochi anni la nostra rete mediterranea , fondamentale per i rapporti con l’ISLAM.”

I possibili spazi e prospettive dell’oggi ed un  confronto  con i fattori demografia, clima, economia, geopolitica tra Europa ed Africa

 Oggi, se l’Italia  non recupererà con  la lezione della  sua storia, proiezione e rango geopolitico, se non si riposizionerà politicamente nel Mediterraneo, suo habitat naturale, sarà destinata a seri, ulteriori ridimensionamenti della sua potenza commerciale e del suo peso politico nelle dinamiche interne ed esterne all’UNIONE

Solo la consapevolezza piena della  sua posizione geografica, della sua millenaria storia, delle dimensioni e traiettorie  economico-finanziarie e geopolitiche in atto  può arrestarne il declino e lo scivolamento nell’irrilevanza  e può offrirle lo spazio adeguato  per  l’insieme delle sue azioni nazionali e locali.

Preliminare diventa, quindi, l’abbandono della concezione e della  lettura che vede il Mediterraneo come fossato a protezione della fortezza Europa dalle  ondate turbolente di milioni di giovani che sconvolgerebbero la nostra casa.

Una lettura che risveglia la paura dell’altro, dell’alieno che minaccia la nostra identità e genera i mostri che conosciamo e che abbiamo sperimentato nel passato al nostro interno, con guerre devastanti durate decenni e abomini di ogni sorta.

Motore di questa paura è l’impropria equazione : migranti-invasori-terroristi, diventata il mantra dei sovranisti di ogni sorta e non solo .

Per meglio comprendere cosa sta avvenendo sul fronte delle migrazioni dei popoli  basta solo dare uno sguardo , anche veloce ai  4 fattori strutturali che determinano i movimenti migratori oggi, come in larga parte anche ieri : demografia, economia, clima e geopolitica.

Per restare all’Europa e all’Africa, occorre partire dalla gigantesca asimmetria  demografica.

 Oggi L’Europa conta 738 milioni di abitanti , nel 2034 se ne prevedono 734 , nel 2050  707, e nel 2100 646.

Di contro in Africa oggi gli abitanti sono 1.186 milioni, nel 2034 saranno 1. 679, 2.478 nel 2050 e 4.889 nel 2100.

A questo occorre aggiungere che mentre in Europa l’età mediana è di 45, nell’Africa subsahariana, serbatoio principale  dei flussi migratori, non tocca i 20 anni.

A muovere uomini e donne verso terre migliori da quelle in cui vivono è “l’intreccio fra eruzione demografica, depressione economica e mutamento climatico che rende inabitabili sempre maggiori porzioni di territorio a sud del Sahara con l’economia della sussistenza in crisi e l’epidemia della fame che opprime decine di milioni di africani.

E allora, in quelle zone, ci si aggrappa alle rimesse degli emigranti, cresciute  di sei volte negli ultimi 15 anni,( il valore delle rimesse per le economie in via di sviluppo ha toccato nel 2015   431,6 miliardi di dollari, quasi tre volte la quantità dell’aiuto pubblico allo sviluppo- fonte Idos-rapporto migrazioni  2016) come avvenuto anche da noi dagli inizi 900 a tutto il primo dopo seconda guerra mondiale .

“Il combinato disposto delle emergenze demografica, economica e climatica , contribuisce infine  a rendere cronici e i conflitti che devastano africa e medio oriente, uniti ovviamente alla guerra di posizionamento geostrategico delle potenze mondiali.

E quindi patetica appare la corsa dei governi europei a remunerare dittatori di rango  (Erdogan –Al Sisi )  o peggio veri o presunti capi locali tutti più o meno interessati alla gestione delle migrazioni in quanto fonte certa di reddito nel caos  e nella incertezza imperante. Il Caso Libia  è emblematico.” ( N° Limes citato)

Altrettanto patetico è l’approccio puramente repressivo. I trafficanti non producono i flussi. Li sfruttano. Il loro potere si esercita semmai nella scelta dei corridoi come possiamo costatare agevolmente.
Le dimensioni del fenomeno migratorio hanno assunto un livello tale da lasciare intravedere chiaramente che produrrà nel nostro Paese e in tutta Europa un mutamento del suo stesso profilo sociale e culturale per il quale sarebbe importante provare ad attrezzarsi.

Ed è proprio su questo fronte  che noi dobbiamo mettere a frutto la nostra posizione di perno geografico del Mediterraneo, capendo che  non è più il Mare Nostrum “ il sistema in cui tutto si fonde e s ricompone in una unità originale” che ci proponeva  30 anni fa  Fernad Braudel, ma “è sempre più un nastro trasportatore che, in senso est-ovest, solletica le ambizioni egemoniche  della Cina, già largamente presente in Africa” . E poi ci sono gli altri .

In questo scenario mutato Noi , partendo dall’impatto dei movimenti migratori e dal ruolo nevralgico che assumono le comunità locali all’interno di una adeguata strategia di accoglienza/integrazione /assimilazione possiamo recuperare in parte la visione Braudeliana e rilanciare il ruolo del nostro Paese.

In questa ottica diventa essenziale una convergenza di politiche nazionali e locali capaci di puntare in maniera sincronica:

1)ad intercettare meglio, da una parte, i flussi delle nuove vie marittime della seta enfatizzate da Xi Jinpng, potenziando i nostri scali attrezzati per  agganciare adeguatamente i flussi che queste vie stanno già attraversando, collegandoli noi  con i mercati d’oltralpe. E già su questo terreno  siamo parecchio indietro.

Dall’altra dovremmo mettere a punto una più coraggiosa politica di accoglienza, integrazione , assimilazione sul MODELLO RIACE e alcuni altri Comuni dell’Accoglienza, modificando e migliorando il pur apprezzabile sistema SPRAR nella direzione, per quanto ci riguarda,  di una legge della Regione Calabria del 2009, colpevolmente accantonata e dimenticata, la legge n° 18 del 2009.

Senza una scelta chiara in tal senso andremo, con l’Europa , drammaticamente incontro ad un incontenibile  invecchiamento progressivo delle nostre popolazioni, al decadimento e allo svuotamento di tutte le aree interne del nostro Paese, all’arretramento del sistema produttivo e ad un ulteriore decadimento del Welfare. L’Italia tutta , in questo caso,  finirebbe per essere per l’Europa quello che la Libia è per noi.

E allora per concludere 4 proposte secondo me andrebbero vagliate e approfondite nella discussione di oggi e domani portate all’attenzione della nostra Regione e di tutte le nostre comunità locali istituzionali e sociali:

 

la costruzione di un osservatorio regionale sull’immigrazione per monitorarne politiche e pratiche di gestione, con la possibilità di spingere l’osservazione e la ricerca, nei  Paesi e le comunità di provenienza  dei migranti, con il concorso dell’IDOS, l’ente di ricerca che da anni produce con il sostegno della tavola Valdese, la Rivista Confronti,  e il dipartimento Pari opportunità della presidenza del Consiglio, un pregevole dossier sulle migrazioni col quale domani apriremo i lavori del gruppo sul Tema,  e le nostre università. La costruzione di un percorso che sfoci in un incontro annuale di conoscenza e scambio, UN MERCATO MEDITERRANEO, una fiera non è alla nostra portata, tra le nostre comunità di accoglienza  e quelle di provenienza dei migranti;  una struttura di coordinamento formazione, servizio per tutte le nostre comunità interessate, finalizzata al potenziamento della cooperazione decentrata, e al massimo e migliore utilizzo dei fondi comunitari  ad esse attribuiti.  un gruppo di coordinamento che imposti e avvii, per tempo, la edizione del 2°Forum .

 

 

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