WEB Design e SEO
Admin

Calendario Eventi

« Maggio 2012 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30 31      
Apri pannello
Movimento Politico-Culturale
Banner
Mercoledì, 25 Novembre 2009 15:09

La Sinistra Europea italiana per il Macroregionalismo multipolare e la Mesoregione Mediterranea

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

Premessa : Una sinistra per il XXI° secolo Dopo la caduta del muro di Berlino, c’è stato chi si è spinto ad annunciare “la fine della storia “, nel senso che il capitalismo e la democrazia parlamentare sono diventate le forme ultime della storia economia e politica del mondo. Se è indubbio che in questa fase della storia il capitalismo risulta vincente è altrettanto palese che questo modo di produzione, perdendo i paletti ed il controllo del movimento dei lavoratori, si è inselvatichito, ha stracciato le regole sociali che sembravano ormai consolidate (almeno in occidente), ha rilanciato le sue note capacità di polarizzazione sociale, di distruzione degli ecosistemi, la sua corsa, drogata, verso una impossibile crescita economica infinita. Agli inizi del XXI secolo, l’ideologia capitalistica è ormai incapace di governare i conflitti crescenti e di costruire un percorso credibile per il futuro.

Le classi dominanti spesso sono colluse con l’emergente borghesia criminale che domina i mercati illegali che hanno raggiunto, secondo stime recenti, 1000 miliardi di dollari. Un malessere crescente attraversa anche e soprattutto i paesi occidentali, dove il modello capitalistico aveva in passato goduto di grandi consensi. Un nuovo malessere sociale che attende una forza politica che lo sappia veramente interpretare. Tornano così alla mente le intuizioni profetiche di un grande intellettuale come Noberto Bobbio : “Se per sinistra si intende ancora il movimento storico che lotta per un mondo “più equo e più vivibile”, la strada che le è innanzi aperta è ancora molto lunga, purché si allarghino i nostri orizzonti al di là dei confini dei nostri paesi, come è giusto fare nell’età, della ora esaltata ora deprecata globalizzazione.  Osiamo dire, se pure provocatoriamente, che per quello che riguarda il futuro della sinistra l’umanità non è giunta affatto alla , ma forse è soltanto al principio.  (Torino, 15, febbraio, 1998) . Crediamo che queste parole di Bobbio, scritte poco prima della sua scomparsa, possano costituire il fondamento da cui partire per la creazione di una sinistra all’altezza delle sfide del XXI° secolo. Una sinistra che vuole un cambiamento sociale profondo, che ha il coraggio di guardare in faccia i fallimenti del “secolo breve”, senza cadere nella trappola della mera gestione dell’esistente. Una sinistra fortemente critica rispetto al modo di produzione del neoliberismo e delle sue classi dominanti, che fa tesoro delle esperienze, e delle tragedie del ‘900, per imboccare altre strade, per sperimentare altre forme politiche e sociali, senza rinunciare al sogno di una società fondata sulla  giustizia sociale e la libera espressione di ogni cittadino, sul diritto alla vita garantito a tutti, su un rapporto armonioso con la natura. 2 .     I valori emergenti ed i punti chiave di un programma della Sinistra EuroMediterranea La costruzione della S.E.M., come soggetto politico e culturale mesoregionale,  avviene all’interno di un percorso di lotte sociali e di nuovi valori/obiettivi che sono nati in questi anni in tutto il mondo. E questa è la prima, radicale, differenza rispetto al passato in cui la sinistra europea nasceva, nel XIX° secolo, nell’ambito del movimento operaio e contadino europeo, ispirata dalle  teorie di Marx e dalle passioni ed ideali dei socialisti utopisti e romantici.  Oggi, la S.E.M. nasce da un percorso di lotte che si registra, a livello planetario, sugli stessi obiettivi – dalla difesa dei beni comuni al movimento  per la pace, dalla tutela delle culture/comunità locali alla salvaguardia degli ecosistemi, dalla domanda di decentramento amministrativo alla lotta contro le grandi istituzioni internazionali come FMI, WTO e Banca Mondiale – ed è ispirato da teorici e studiosi  che vivono tanto in occidente quanto nei paesi del sud del mondo . La nascita della S.E.M., come soggetto associativo mesoregionale, va vista all’interno di un percorso storico che fa registrare  un salto qualitativo rispetto alla sinistra storica che ha segnato la storia dell’occidente nel ‘900, ed in particolare il passaggio: a)        dalla nazionalizzazione dei mezzi di produzione alla tutela e gestione comunitaria dei Beni Comuni; b) dalla gestione statale e burocratico/amministrativa del territorio nazionale ad una Rete di Municipi, in cui Stato e Regioni hanno una funzione di raccordo e coordinamento,ma dove il “progetto locale partecipato” ha un valore determinante; c)       dal concetto di  masse popolari, categoria mutuata dalla fisica e da una concezione omologante delle diversità degli esseri umani, alla categoria di comunità locali, dove i processi identitari hanno un valore centrale, che determinano gli obiettivi dello sviluppo locale partecipato, dentro un percorso in cui ogni essere umano ha diritto ad una parte nel palcoscenico della società; d)       dalla crescita economica come valore in sé, alla rivalutazione dei valori d’uso, dei beni ambientali e culturali, che si accompagna ad una critica radicale allo sviluppo economico capitalistico. e)       dall’idea che la liberazione dell’umanità passi solo attraverso il progresso tecnologico e la crescita infinita di merci, al senso del limite, al principio di precauzione ed al rispetto per gli equilibri naturali, che si accompagna ad una critica radicale alla scienza del capitale ed alle sue applicazioni tecnologiche; f)        dalla visione della “violenza come levatrice della storia” al rifiuto di tutte le guerre, della guerra in sé e per sé che diviene, in questa fase della storia umana, un vero e proprio tabù. Tutti questi punti hanno bisogno di approfondimenti ed esplicitazioni, ma è indubbio che siamo di fronte ad un cambiamento radicale  dei movimenti antisistemici che si pongono l’obiettivo di un superamento del modo di produzione capitalistico. Ciò che lega ancora, e   fortemente, questi movimenti alla sinistra storica, di matrice marxista, sono tre punti fondamentali: 1)       l’idea che il modo di produzione capitalistico sia una forma storica transeunte nella storia dell’umanità e che ha in gran parte esaurito la sua funzione progressiva sul piano sociale; 2)       la come principio cardine e parametro basilare dell’agire politico. 3)       i diritti dei lavoratori ed i diritti di cittadinanza. Se teniamo conto  di questi  punti si capisce perché abbia ancora un senso parlare di Sinistra e non di un generico Partito Democratico . Ma, ha altresì, un senso forte collocare la nascita di questa sinistra per il XXI° secolo all’interno di un contesto storico e culturale in cui viviamo: il Mediterraneo. 3.  La Sinistra Europea ed  il Mediterraneo La Sinistra Euromediterranea, soggetto mesoregionale, non è una scelta geografica, ma culturale e politica.  Una scelta strategica se questa nuova sinistra vuole veramente essere coerente con i suoi valori. Il Mediterraneo, con la sua cultura e la sua storia oggi è al centro delle più grandi tensioni e contraddizioni politiche del nostro tempo.  L’appuntamento del 2010 , con la liberazione delle merci (e non delle persone), rischia di accelerare i processi di polarizzazione sociale, di emigrazione forzata, di inquinamento incontrollabile. Per costruire una sinistra all’altezza di raccogliere la sfida euro-mediterranea, dobbiamo puntare alla costruzione di una Mesoregione mediterranea, ad una nuova istituzione che sia automa e complementare alla UE, a cui possono e debbano partecipare i paesi della sponda sud dell’Europa, mantenendo la doppia appartenenza. Vogliamo costruire una Mesoregione Mediterranea che si fonda su questi principi e punti strategici: a)       pari dignità per tutti i popoli,le nazioni,  gli uomini e le donne che vivono nei paesi che  si affacciano sul Mediterraneo; b)       una pace duratura che si fonda sulla nascita di uno Stato palestinese indipendente e il riconoscimento di Israele; c)       un Mercato Comune che si basi sui principi del commercio equo e solidale, vincolato prioritariamente al rispetto dei diritti dei lavoratori e della salvaguardia ambientale; d)       la tutela ed il recupero della biodiversità, e la tutela di tutte le minoranze etniche e culturali; e)       la salvaguardia del mar Mediterraneo che deve essere considerato un Patrimonio Comune e diventare un lago comune per la libera circolazione delle persone; f)        un ruolo attivo di pace nel mondo e di autonomia rispetto ai blocchi ed alle superpotenze. Pur consci della estrema difficoltà dell’impresa , pensiamo che nell’era della globalizzazione la Mesoregione del Mediterraneo sia la sola risposta che possa evitare l’ulteriore frantumazione e marginalità dei paesi del Mediterraneo nell’ambito dell’economia-mondo. La SEM, soggetto associativo mesoregionale, è nata come uno strumento, fra gli altri, che tende a questo fine e lo fa a partire dal nostro Paese e, in particolare, dal nostro Sud. Per farlo abbiamo bisogno di una  politica all’altezza della sfida che abbiamo di fronte, che comporta : a)       una moltiplicazione e coordinamento delle reti mediterranee. b)       una decisa affermazione e valorizzazione politica del protagonismo degli immigrati mediterranei nel nostro paese; c)       una forte spinta verso la cooperazione mediterranea decentrata (città, Università, consorzi di produttori, Ong ed associazioni) che funzioni da laboratorio e da stimolo per la costruzione della Mesoregione.

Letto 41 volte Ultima modifica il Domenica, 12 Febbraio 2012 10:09
Andrea

WebMaster

Sito web: www.paginewebitaliane.it

Lascia un commento

Per ogni articolo pubblicato, puoi scrivere qualche riga di commento.



S5 Box

Iscriviti al forum!! (login)

Check Google Page Rank