Cos’è partecipazione? Come si prendono le decisioni? Come si eleggono i rappresentanti? Cos’è la rete e cosa sono i nodi di questa rete? Quali rapporti tra “maggioranza” e “minoranza” dentro la rete? Come si rappresenta il dissenso? Cos’è insomma la democrazia reale? Interrogativi, questi, e questioni politiche su cui inciampano i partiti. Questioni sempre evocate, raramente affrontate, quasi mai praticate e sempre subordinate alla contingenza del reale (le scadenze elettorali, la scelta del leader di successo, ecc.). Molte (forse quasi tutte) delle persone che arrivano qui scontano anni di delusioni politiche, di impegni andati a vuoto, cercano una sinistra. Ci prova Mimmo Rizzuti ad esorcizzare la paura di una nuova delusione, raccontando una storia. Si dice che sul portone della casa di campagna di Bertrand Russel capeggiasse un grande ferro di cavallo. Un suo amico scienziato andato a fargli visita gli chiese stupito: “ma come, tu, il grande ateo.. non crederai mica a queste cose?” “Certo che no” rispose sereno Russel “ma dicono che funziona anche per quelli che non ci credono”. Rotto l’incantesimo ci si mette al lavoro. Per affrontare in modo nuovo la politica e le sue questioni bisogna ricorrere a metodi nuovi di mettersi in relazione e inventare anche lessici e parole nuove. Ecco così che il documento già inviato a tutti i partecipanti viene ri-discusso e sezionato da 12 tavoli costituiti a “ caso”. Appena entri nella sala ti viene assegnato un numero e quello corrisponde al tuo tavolo di discussione. I temi del documento dei quali si discute ai tavoli sono: modello e struttura partecipativa, forme della decisione, selezione e ruolo delle funzioni di rappresentanza; insomma i temi della riforma della politica. Il lavoro “dei tavoli” si conclude alle 18, subito dopo un rappresentante per tavolo incontra tutti gli altri e si procede insieme a “correggere” il documento iniziale cercando di fare una sintesi di ciò che è emerso durante le discussioni ai tavoli. Ognuno dei partecipanti ha parlato, ascoltato gli altri, proposte modifiche, avanzato dubbi e riserve, chiesto chiarimenti, avanzato suggerimenti. A sera non c’erano riunioni di correnti, i soliti personaggi importanti che decidono l’o.d.g. prossimo, che stabiliscono mozioni; c’era, al contrario, allegria e serenità. Al mattino di domenica l’assemblea prende in esame le correzioni proposte ai tavoli. Ci sono da affrontare questioni “calde” rispetto alle quali l’attenzione dei partecipanti è massima. Una per tutte: con quali criteri si eleggono i rappresentanti a livello nazionale della rete? Semplice (sic!) risponde Paolo Cacciari: i singoli nodi fanno proposte, se il numero proposto è eccessivo rispetto a quello fissato, allora si passa all’estrazione a sorte. Scandaloso? Ingenuo? No, risponde Cacciari, lo affermava Aristotele: i cittadini sono coloro che sanno governarsi e sanno governare, la politica non è uno specialismo. Una democrazia vera porta alla partecipazione di tutti alle decisioni, era questo il concetto di paideia. Le decisioni devono essere prese ricercando il massimo del consenso. E se c’è una minoranza? Un dissenso? Beh, il dissenso deve essere anch’esso rappresentato, non schiacciato, non eliminato. Ci sono cose del dissenso che possono essere raccolte dalla stessa maggioranza. Non possiamo stabilire tutto, dice Andrea Bagni, con delle regole scritte. La discussione e l’argomentazione hanno valore educante, pedagogico, sono esse stesse dei fini e non chiacchiere inutili o strumentali per gabbare le assemblee. Verso le 12 il documento prende corpo, una specie di statuto della rete, un insieme di regole che fissano anche i comportamenti, il modo di stare insieme, il in-between del gruppo. Aquesto punto si passa ai contenuti politici, gli obiettivi a breve della rete, quella che viene chiamata l’agenda dei lavori: la manifestazione del 5 dicembre, il seminario (a Roma) sul Ponte dello stretto, la manifestazione contro il Ponte del 19 a Reggio Calabria, tre appuntamenti politici della rete entro gennaio: al nord, al centro e al sud, ad aprile un nuovo appuntamento di tutta la rete, la mappatura delle associazioni e così via. Si avvia l’officina delle idee: conflitti, grandi opere, beni comuni, saperi.
Delusi anche questa volta? Sembrerebbe di no, a giudicare dai visi sorridenti che si salutano. Un compagno mi prende per braccio: “Sai” mi dice “questa notte ho fatto un sogno. Ero in moto e dietro di me una bella donna sconosciuta mi teneva abbracciato per sorreggersi. Entriamo in moto in una caverna: la strada era contornata di neve altissima, bianca, splendente. Per uscire dalla caverna devo scendere di un livello, la moto sbanda e ci ritroviamo abbracciati e coperti di neve sulla strada. Intorno a noi neve candida, in fondo alla caverna si vede la luce della strada”. “Tu che ne pensi?” mi dice. “Beh!” gli rispondo “oggi è una gran bella giornata”.
