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Venerdì, 12 Agosto 2011 10:40

L’invenzione del debito sovrano di Tonino Perna

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Solo da un paio di anni  il debito dello Stato, una volta definito “debito pubblico” viene sempre più spesso chiamato “Debito Sovrano”.  Niente di più falso e fuorviante.   Proprio quando gli Stati hanno perso la loro autonomia rispetto alla potenza e tracotanza dei mercati finanziari  è stata inventata la definizione di “debito sovrano”.  Ancora più paradossale nel caso dei paesi  europei , i cosiddetti PIIGS  (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) , che ricadono nell’area dell’Euro ed i cui governi sono soggetti ai dictat di Bruxelles.  Come dimostrano gli avvenimenti di questi ultimi mesi, c’è una maggiore autonomia/sovranità in un piccolo paese come l’Islanda che in qualunque grande e ricco stato dell’Eurozona.


Debito Sovrano, cioè debito del Re- principe,granduca, ecc.- si definiva giustamente il debito contratto dai regnanti dal Mediovevo fino al XIX° secolo.  Ed il sovrano gestiva a suo piacimento il debito quando questo era arrivato a livelli di insostenibilità.  Una delle pratiche più diffuse – svariate citazioni storiche le troviamo in tutti i classi del pensiero economico, a partire da Adam Smith-  era quella di ritirare le monete d’oro o d’argento in circolazione e riconiarle, avendo cura di lasciare immutato il valore nominale mentre diminuiva il peso specifico in oro.  In altri termini, i Sovrani tagliavano il loro debito sottraendo valore d’uso alle monete che mantenevano il loro valore nominale. Ed i sudditi non avevano alternative: dovevano obtorto collo usare quelle monete che avevano subito una perdita di valore.  Proprio per  questa operazione venne definita “signoraggio”, ovvero il potere assoluto del sovrano sulla emissione e circolazione della moneta/denaro.
In altri casi, i sovrani- soprattutto quelli potenti e ben armati-  usavano semplicemente la forza per opporsi alle richieste dei banchieri che gli avevano prestato ingenti somme di denaro (in oro).  E’ il caso famoso di Filippo II° che rimandò a casa, con relativa minaccia di invasione, gli emissari dei banchieri fiorentini che gli chiedevano legittimamente la restituzione di un cospicuo prestito.   In breve, o con la svalutazione o con la forza delle armi, i sovrani hanno per secoli gestito brillantemente i loro debiti.
Oggi, solo per gli Usa è corretto usare l’espressione “debito sovrano”.  Anzi, più correttamente il compianto Riccardo Parboni parlava fin dagli anni ‘70 del secolo scorso, di del dollaro.   In sostanza gli Usa sono stati per quarant’anni l’unico paese al mondo che poteva pagare i propri debiti con l’estero attraverso l’emissione di cartamoneta, vale a dire svalutando il dollaro. Per altro, finché  Wall Street ha funzionato da idrovora monetaria, i dollari messi in circolazione nell’economia mondo ritornavano a New York e mettevano in pareggio la bilancia dei pagamenti.     Questo meccanismo si è rotto.  Un’epoca, quella del e dell’egemonia Usa sul mondo, è finita.  Ed il governo statunitense non può nemmeno , come fece Filippo II con i banchieri fiorentini, usare la forza militare per continuare ad imporre la sua moneta ed i suoi debiti al resto del mondo.
La sovranità è passata, in parte, ai Capitali Sovrani e, soprattutto,  al capitale finanziario. I Capitali Sovrani sono costituiti dalle riserve monetarie dei paesi che hanno un surplus strutturale e consistente nella bilancia commerciale : la Cina in primis, ma anche diversi paesi petroliferi compresa la Russia.   I “Capitali Sovrani” vengono usati sempre più dai governi dei singoli paesi per acquisire beni o titoli all’esterno in base ad una strategia di potenza ed interessi che variano decisamente se si passa dalla Cina alla Norvegia.  Complessivamente si tratta di circa 5000 miliardi di dollari.  Niente al confronto della potenza del capitale finanziario, e suoi derivati,  che sarebbe meglio definire “usuraio”.  Infatti, le richieste di aggiustamenti strutturali, di taglio al welfare e di privatizzazione/svendita del patrimonio pubblico è una tipica richiesta del modo di operare degli usurai con le proprie vittime.  I prestiti vengono concessi sempre dietro minacce e ricatti e gli “usurati” vengono spinti a svendere il proprio patrimonio, a chiedere aiuto ad amici e parenti, fino al collasso o al suicidio.
Ora, di fronte allo strapotere del “capitale usuraio” la questione politica prioritaria che si impone è  come recuperare la propria autonomia, la propria sovranità.  In altre parole, come trasformare il “debito usuraio” in “debito sovrano”.  A fronte di governi  sordi o impotenti, le popolazioni europee non credono più alla favola dei “sacrifici oggi” e della “crescita domani”.  Le rivolte degli indignatos che si vanno estendendo in tutta Europa pongono con forza il tema della <

di Tonino Perna

Letto 29 volte Ultima modifica il Domenica, 12 Febbraio 2012 10:10
Andrea

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