Sabato 3 settembre 2011 si è svolta una manifestazione organizzata, fra gli altri, dal Forum Sociale Maghrebino, dall'associazione "Femmes Démocrats" e da alcuni avvocati del Foro di Tunisi che ha visto la partecipazione di molte famiglie di "harragas", migranti che hanno preso il mare in maniera fortunosa e dei quali non si ha più notizia. Molti sono annegati, ma altri sono rinchiusi nei Cara e non hanno voglia di parlare ai loro cari di questa sorta di fallimento che hanno amaramente sperimentato. Dopo la rivoluzione di gennaio, la Tunisia ha affrontato e ancora affronta una situazione di crisi continua, con un governo provvisorio che non può (o non vuole) fare fronte agli innumerevoli disagi che i cittadini stanno vivendo. In molte regioni del paese si vive in un perenne stato di insicurezza, fra un ritorno al tribalismo (ma sarà proprio così?) e tentativi di membri dell'ancien regime di destabilizzare il paese. Ma il problema più grande è la disoccupazione giovanile che certamente la rivoluzione non ha potuto far sparire d'incanto e forse, per alcuni di loro, anche la disillusione di vedere che tutto cambia, ma niente cambia, dopo le grandi speranze suscitate dalla scintilla del 14 gennaio. O anche soltanto la voglia di libertà, quindi di poter viaggiare, conoscere, mettersi in gioco in un altro paese. Queste le ragioni principali per cui in tanti nei mesi scorsi hanno affrontato pericolosamente la traversata del Mediterraneo verso le coste italiane per poi magari tentare di raggiungere amici o parenti in altri paesi europei.
Le famiglie scese in piazza sabato scorso chiedono a gran voce che il governo provvisorio della Tunisia si faccia carico di chiedere al suo omologo italiano notizie sui suoi cittadini scomparsi.Alcune madri hanno raccontato che i loro figli (cui voglio dare il nome: Maher Bou Theuri, Wissem Rhimi, Abdelsalem El Kharbi, Naceur Zeibi, Mohamed Alì Badoudi), tutti giovani fra i 20 e i 30 anni, hanno lasciato il porto di Sfax per Lampedusa a marzo 2011 e di loro non si è più saputo nulla. Sono annegati o sono prigionieri nei centri di identificazione e di espulsione? Alcune mamme hanno contattato il Ministero degli Esteri Italiano che le ha trattate con disprezzo, senza peraltro fornire loro alcuna notizia. Il 1 marzo si sono imbarcate 21 persone da Haouria, di loro si sa che sono arrivate a Lampedusa e che quindi erano in buona salute, ma poi di loro si sono perse le tracce...partiti in cerca di un lavoro nell'unico modo possibile dato che le frontiere sono chiuse.
Anche le associazioni per la difesa dei diritti dell'uomo si stanno occupando della questione, a fronte di un governo provvisorio che inizialmente si era dichiarato impotente e aveva rimandato l'apertura del dossier a dopo il 23 ottobre, data dell'elezioni per la Costituente. E' notizia di oggi (6 settembre) che il presidente del Consiglio Essebsi ha promesso di occuparsi della faccenda. E il governo italiano?