Nonostante qualche progresso verso le elezioni e altre riforme, i rapporti indicano la diffusa insoddisfazione e confusione. Secondo un recente sondaggio eseguito da “Agence Tunisi Afrique Press” nel mese di agosto il 48% dei tunisini intervistati non sono soddisfatti dell’operato del Governo ad interim contro il 37% che ha espresso soddisfazione.
E’ evidente la crescita delle tensioni tra i rappresentanti delle élite costiere e l'interno svantaggiato, tra islamisti e laici, tra i giovani attivisti che hanno guidato la rivolta e i tecnocrati che gestiscono il Governo ad interim, e tra fazioni politiche.
Un lungo processo autonomo di democratizzazione culturale, politico e economico attende il popolo tunisino. Un processo che può durare anni tra mille pericoli insidiosi, occulti all'interno e all'esterno del paese. Un processo che dopo il misero fallimento di “esportatori della democrazia” è l’unica via autentica per realizzare le rivendicazioni della rivoluzione tunisina.
Il considerevole elevato livello di istruzione della classe media, la lunga storia di incoraggiamento socio-economico delle donne e delle libertà, richiusi in un territorio relativamente piccolo rendono la Tunisia il paese più favorevole nella regione a sottoporsi con successo una transizione democratica. Tuttavia un eventuale insuccesso potrebbe avere implicazioni disastrose per altri paesi come l'Egitto e la Libia.
L'organizzazione delle elezioni nazionali è un elemento chiave del processo di transizione. Il 23 ottobre il popolo tunisino andrà alle urne per scegliere i 218 membri dell’ Assemblea Nazionale Costituente. Più di 100 partiti, molti dei quali di nuova creazione, insieme a indipendenti si competeranno per conquistare la fiducia della popolazione. L’Assemblea Nazionale Costituente redigerà una nuova costituzione e preparerà le elezioni presidenziali e parlamentari.
In realtà le elezioni determineranno quali attori politici potranno parlare in nome della legittimità popolare, e quale sarà il nuovo ordine politico del paese. Eppure i sondaggi (agosto 2011) evidenziano la mancanza di comprensione pubblica sull'importanza del ruolo dell'Assemblea Costituente: solo il 58% degli aventi diritto, iscritto nelle liste elettorali, anche se altri potranno votare con la loro carta di identità nazionale. Quasi 10.000 candidati e oltre 1.600 liste si presenteranno alle elezioni. Il numero dei canditati, maggiore del previsto, potrebbe creare difficoltà logistiche per quanto riguarda schede e conteggio.
Sentiamo nostro dovere essere a fianco della popolazione tunisina in questo momento delicatissimo per il suo futuro, non per influenzarla con le nostre idee o ancora peggio con la presunzione di insegnarle qualcosa. Semplicemente accompagnarla nel suo lungo viaggio e denunciare eventuali possibili manovre che tentano di soffocare il diritto di libertà di ogni singola persona.
