Personalmente non sono del tutto d’accordo. Le dimostrazioni iniziali che si sono viste a Tottenham da parte di molti cittadini londinesi – a prescindere dal colore della pelle – per l’assassinio di Duggan niente hanno a che fare con quello che sta succedendo in queste ore. L’assasinio del giovane inglese è stata semplicemente la scintilla su cui le gang urbane londinesi hanno deciso di riversare violenza e frustrazione. Le immagini parlano chiaro: non si tratta solo degli scontri con la polizia, c’è una sistematica logica dell’assalto ai luoghi del consumo e della produzione degli status di una società che misura l’individuo non per quello che è, ma per quello che ha. Il tutto condito da una generale violenza contro qualsiasi cosa. Anche le abitazioni civili. Si tratta di una rabbia nata dall’impossibilità di “potere possedere”. Ma attenzione c’è poco di sociale: per alcune gang, prevalentemente basate sull’appartenenza razziale, c’è un odio nei confronti dei bianchi inglesi. Molte gang però sono fatte da persone di diverse razze. E’ la rabbia di un pezzo consistente di giovani che vengono oramai esclusi, che vivono peggio e che si organizzano in gruppi che si nutrono di disagio e di delinquenza. Fenomeno sempre stato presente nelle grandi aree metropolitane e che ora sta diventando sempre più vasto e che travolge molti ambiti. Pensate che l’esercito americano ha dovuto costruire una speciale unità per combattere il fenomeno anche all’interno dei marines. Dopo l’11 settembre molti giovani delle gang si sono arruolati in massa e hanno riportato lo stesso meccanismo nelle forze armate. Non è strano vedere sui muri delle città iraquene espugnate i simboli delle Gang di Los Angeles o di New York. Niente di romantico, niente di politico in senso stretto. Di politico c’è solo il fatto che questo sistema economico basato sul consumo sfrenato, che ci propone ogni giorno cose da possedere e da comprare su cui si misura il proprio grado di inclusione nella società, ha costruito un meccanismo dove i ricchi sono sempre più ricchi e la classe media scivola lentamente, ma inesorabilmente nel malessere e nella povertà. Si allarga la fascia degli esclusi, si allarga a dismisura ed è preoccupante vedere come oggi anche chi non è di una gang e vive una frustrazione dovuta alla profonda diseguaglianza sociale della nostra società,sceglie come valvola di sfogo la violenza sistematica. Un nichilismo che però non porta a rifiutare o a metttere in discussione dei modelli e degli status. Paradossalmente li odia, ma ne è sedotto fino al midollo. Non rifiuta i “loghi del potere”, semplicemente ne è stato così plagiato che non resiste dall’esserne attratto. Non si da l’assalto ai forni, ma a Foot Locker e Gucci. In questo nichilismo nessuno ha una ricetta capace di prendere e cercare di capire questo disagio, interpretarlo e farlo maturare. La destra ha fondato sempre le proprie politiche sull’esclusione e dunque non ci possiamo aspettare nulla. Ma la crisi di idee è propria anche delle sinistre sia radicali che socialdemocratiche. Quelle radicali leggono subito ogni rivolta come un momento di presa di coscienza da parte degli esclusi, e pensano che sia sempre l’alba della rivoluzione. I socialdemocratici invece sono preoccupati a cercare di capire come si possono salvare le banche. Questa rivolta sarà semplicemente risolta con il maggior utilizzo della forza e vivremo sempre più in un mondo fuori controllo e militarizzato. Un incubo fantascientifico? Vedremo…
