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La "giuria internazionale di coscienza per il Libano" è un progetto che intende iscriversi nella lotta contro l'impunità di tutti i crimini commessi, che intende promuovere il diritto internazionale ed in particolare il diritto umanitario e che mette il rispetto dei diritti umani fondamentali al di sopra di qualsiasi altra considerazione. Questa manifestazione si iscrive dunque strettamente nel quadro del diritto umanitario. Sarà questione soltanto dei fatti verificati nel luglio-agosto 2006 in relazione con il rispetto di questo diritto. Il nostro progetto non integra un dibattito politico sulla questione delle relazioni tra Israele ed i suoi vicini, né sulla questione palestinese.
Fare Presto Grande è il disordine sotto il cielo. La situazione internazionale, segnata finora dalla guerra permanente, dal pericolo di conflitti ricorrenti e dal rischio incombente di uno scontro di civiltà, si trova ora a fronteggiare lo spettro della recessione economica che è uno dei segnali della crisi del dominio economico statunitense sul mondo. Da decenni la globalizzazione e l'affermarsi delle scelte neoliberiste hanno comportato un peggioramento della condizione di chi lavora e un grande aumento della precarietà, ha prodotto una crisi ambientale senza precedenti dove in gioco è lo stesso futuro del pianeta.
Roma - 8 e 9 dicembre 2007 Nuova Fiera di Roma – Ingresso Est Via Alexandre Gustave Eiffel
La grande manifestazione del 20 ottobre innanzitutto ha dimostrato che la sinistra in Italia esiste e chiede di essere rappresentata. Dunque chi temeva, o auspicava, che la piazza fosse solo appannaggio di coloro che rivendicano la contrapposizione, spesso per la contrapposizione, è stato smentito. La riuscita della manifestazione non era scontata se pensiamo che solo una settimana prima 3 milioni di persone avevano votato alle primarie del Partito Democratico che avrebbe la pretesa di rappresentare sia il centro che la sinistra, salvo alcune frange raccolte nella cosidetta sinistra critica e la defezione dei Verdi e di Sinistra Democratica. Questo risultato è uno sprono ed un auspicio per costruire, da subito, una sinistra unita e plurale. Ora è necessario raccogliere la domanda politica che è stata chiaramente espressa dalla manifestazione: una sinistra unita, plurale, radicata nel territorio, articolata e ricca nelle sue espressioni, capace di stare al governo, ma anche di rivendicare risposte concrete sui temi più caldi che interessano i ceti che rappresentiamo: lotta al precariato, diritti civili, difesa dell'ambiente. In questa sinistra devono trovare posto tutti coloro che ne condividono lo spirito di fondo, anche coloro e quelle organizzazioni politiche che hanno avuto paura di confrontarsi con "l'irresponsabilità" della piazza.
L'area del Mediterraneo, divenuta sotto l’onda d’urto della globalizzazione il luogo della competizione e delle aggressioni tra mondi diversi, rischia di trasformarsi nella concretizzazione del preannunciato scontro di civiltà. Ma può diventare anche l’area in cui è possibile realizzare un’alleanza euromediterranea in grado di costruire un modello di relazioni politiche ed economico-sociali nei e tra i paesi e le popolazioni della stessa in grado di “fronteggiare le derive oceaniche della globalizzazione”. L’attualità e rilevanza di questi temi è stata esplicitamente riconosciuta da una serie di proposte avanzate di recente dal governo francese e spagnolo per fare uscire la politica europea dalle secche sulle quali si è arenata con il fallimento del Processo di Barcellona.
L'Assemblea nazionale della Sinistra Europa, riunita a Genova il 21 luglio esprime la sua totale opposizione alla costruzione del parcheggio multipiano al Pincio (Roma). Opera inutile come risposta ai problemi della mobilità nella città e, purtroppo, nel solco del consumo indiscriminato del territorio e di sottomissione al modello di sviluppo attuale anche di luoghi "mitici" come il Pincio, carico di storia e simbolo di equilibrio fra opere dell'uomo e territorio. L'assemblea assume l'impegno a contrastare l'ennesimo ecomostro che si vuole costruire con lo sventramento del Pincio ed invita tutti, a ogni livello, a sostenere tale battaglia come momento importante a difesa del territorio.
Premessa : Una sinistra per il XXI° secolo Dopo la caduta del muro di Berlino, c’è stato chi si è spinto ad annunciare “la fine della storia “, nel senso che il capitalismo e la democrazia parlamentare sono diventate le forme ultime della storia economia e politica del mondo. Se è indubbio che in questa fase della storia il capitalismo risulta vincente è altrettanto palese che questo modo di produzione, perdendo i paletti ed il controllo del movimento dei lavoratori, si è inselvatichito, ha stracciato le regole sociali che sembravano ormai consolidate (almeno in occidente), ha rilanciato le sue note capacità di polarizzazione sociale, di distruzione degli ecosistemi, la sua corsa, drogata, verso una impossibile crescita economica infinita. Agli inizi del XXI secolo, l’ideologia capitalistica è ormai incapace di governare i conflitti crescenti e di costruire un percorso credibile per il futuro.
Il Mezzogiorno se geograficamente è in una posizione baricentrica rispetto al Mediterraneo, sul piano economico, del modello di sviluppo, è in fuga dal Mediterraneo dalla metà del Novecento. I suoi scambi con gli altri paesi del Mediterraneo, se si esclude il petrolio, sono in caduta libera dagli anni ’60. Il suo reddito pro-capite si è mantenuto ad un livello più alto degli altri paesi della sponda sud ed est del Mediterraneo , grazie ai trasferimenti netti dello Stato, mentre è sceso relativamente ai paesi della UE che si affacciano sul Mediterraneo (compresa Malta e Cipro). Il suo contributo alle esportazioni italiane è leggermente cresciuto negli ultimi venti anni –passando dal 7 al 10% - ma i principali flussi di import/export riguardano essenzialmente i paesi industrializzati.
Un progetto politico dove le differenze diventano ricchezza e non conflitti. Questo in sintesi il risultato più grande del progetto dell'Unione Europea, iniziato 50 anni fa con il trattato di Roma. Un'Europa devastata dalla 2° guerra mondiale, artefice di guerre interne fra gli stati europei e guerre esterne di aggressioni: la tratta degli schiavi e il colonialismo le pratiche più vergognose intraprese e praticate da quasi tutti gli stati europei nei secoli passati. Protagonista di due guerre mondiali con decine di milioni di morti e devastazioni planetarie. In pochi hanno creduto che questo passato potesse essere messo alle spalle e intraprendere un cammino nuovo che bandisse la guerra innanzitutto, lento, pieno di ostacoli e non immune, soprattutto verso il terzo mondo, di pratiche di neocolonialismo, sfruttamento e rapina delle risorse naturali. E nonostante ciò, rappresentare per il mondo intero, il continente dove si aspira a vivere e al quale guardano da tutto il mondo. Questo non significa che l'Europa sia diventata il Paese di Bengodi, che non esistano conflitti o ingiustizie, povertà e miserie, materiali e morali.
di Bruno Amoroso, Centro Federico Caffè, Università di Roskilde Jean Monnet Chair Dalla Dichiarazione di Barcellona del 1995 alla Politica Europea di Vicinato del 2005 Barcellona 2005 I dieci anni trascorsi dall’avvio del Processo di Barcellona sono oggetto d’analisi, riflessione e valutazione degli eventi che lo hanno accompagnato e degli obiettivi raggiunti o mancati. Le celebrazioni per l’anniversario sono state preparate con una serie di iniziative dell’Unione Europea (UE). I 35 ministri degli esteri dell’UE e dei Paesi Partner Mediterranei (PM) hanno deciso nel corso dell’incontro di The Hague, il 29-30 Novembre del 2004, di convocare a livello dei governi una Conferenza straordinaria (Barcellona+10) svoltasi a Barcellona nel novembre del 2005, per celebrare il decennale della Dichiarazione e per “rinvigorire le relazioni Euro-Mediterranee”.