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Un patto tra generazioni e generi per la costruzione, a sinistra, di un’Alternativa alla catastrofe economica, sociale ed ambientale, nell’orizzonte della carta di TEANO (Ottobre 2010) e per un soggetto politico in grado di sostenerla e realizzarla, partendo dalla Calabria.
Noi sottoscritti, uomini e donne , intellettuali, sindacalisti, amministratori, ambientalisti, membri di gruppi e associazioni, crediamo che la situazione sociale e ambientale del nostro Paese sia giunta a un punto di insostenibile degenerazione e iniquità.
La ricchezza si è concentrata in poche mani, mentre la grande maggioranza dei cittadini e cittadine che vivono del proprio lavoro è costretta a sopportare la crescente diminuzione del proprio reddito reale e un esercito di giovani senza lavoro e, quando va bene, precari, cresce di giorno in giorno formando una nuova categoria del nostro tempo: “i senza futuro”.
Sabato 3 settembre 2011 si è svolta una manifestazione organizzata, fra gli altri, dal Forum Sociale Maghrebino, dall'associazione "Femmes Démocrats" e da alcuni avvocati del Foro di Tunisi che ha visto la partecipazione di molte famiglie di "harragas", migranti che hanno preso il mare in maniera fortunosa e dei quali non si ha più notizia. Molti sono annegati, ma altri sono rinchiusi nei Cara e non hanno voglia di parlare ai loro cari di questa sorta di fallimento che hanno amaramente sperimentato. Dopo la rivoluzione di gennaio, la Tunisia ha affrontato e ancora affronta una situazione di crisi continua, con un governo provvisorio che non può (o non vuole) fare fronte agli innumerevoli disagi che i cittadini stanno vivendo. In molte regioni del paese si vive in un perenne stato di insicurezza, fra un ritorno al tribalismo (ma sarà proprio così?) e tentativi di membri dell'ancien regime di destabilizzare il paese. Ma il problema più grande è la disoccupazione giovanile che certamente la rivoluzione non ha potuto far sparire d'incanto e forse, per alcuni di loro, anche la disillusione di vedere che tutto cambia, ma niente cambia, dopo le grandi speranze suscitate dalla scintilla del 14 gennaio. O anche soltanto la voglia di libertà, quindi di poter viaggiare, conoscere, mettersi in gioco in un altro paese. Queste le ragioni principali per cui in tanti nei mesi scorsi hanno affrontato pericolosamente la traversata del Mediterraneo verso le coste italiane per poi magari tentare di raggiungere amici o parenti in altri paesi europei.
La prima bozza della manovra di ferragosto era pessima. I cambiamenti decisi ed apportati lunedì scorso nel vertice di Arcore l'hanno ulteriormente peggiorata. Non solo non c'è la patrimoniale, ma si toglie anche quella modesta misura di prelievo fiscale su una parte dei redditi più alti.
Berlusconi è più che contento, anche questa volta, di non aver «messo le mani nelle tasche degli italiani» più ricchi e facoltosi e in quelle degli evasori, mentre sicuramente le ha messe nelle tasche dei pensionati e dei cittadini che dovranno subire le conseguenze (meno servizi sociali o maggiori tariffe) dei tagli agli enti locali. Tutto il resto (abolizione delle province, riduzione del 50% dei parlamentari, misure antievasione) è un insieme di misure propagandistiche solo annunciate e che non verranno mai approvate. Tra l'altro la manovra ha un impatto recessivo e depressivo ed è un brutto compromesso di misure tra loro contraddittorie, tenute insieme solo dalla necessità di evitare la crisi di governo.
È una manovra antisociale e "di classe" che deve essere valutata insieme a quelle precedenti. Il quadro che ne esce è devastante: tre anni di (16) interventi (per oltre 200 miliardi di euro) di corrrezione dei conti pubblici e di fantomatico rilancio dell'economia che hanno ridotto i diritti delle persone, distrutto il welfare, aggravato il debito pubblico, accentuato la perdita di posti di lavoro, spento le speranze di rilancio della produzione e della domanda interna. I tre anni di politiche economiche di questo governo hanno favorito i privilegiati e le grandi ricchezze a detrimento del resto del paese.
Eppure, come ha ricordato Sbilanciamoci nella sua contromanovra, le alternative ci sono. Ad esempio: colpire i patrimoni e (veramente) le rendite, ridurre le spese militari, cancellare le grandi opere, recuperando in questo modo le risorse necessarie per salvare i redditi, salvaguardare i servizi sociali, promuovere un piano di piccole opere e la green economy e - naturalmente - ridurre il debito.
Di queste proposte - e di quelle volte a fronteggiare la drammatica condizione giovanile e quella del Mezzogiorno- se ne parlerà da domani fino al 3 settembre nella IX edizione della controcernobbio che quest'anno si tiene a Lamezia Terme (per info: www.sbilanciamoci.org). Si tratta di costruire - e di questo parleremo a Lamezia - un campo di forze (sindacato, società civile, movimenti, mondo della cultura, ecc.) capaci di combinare la resistenza a questa sistematica opera di devastazione sociale con una proposta di alternativa economica, già ampiamente delineata, che ci faccia uscire non solo dal tunnel della crisi, ma da un modello di sviluppo neoliberista da tempo giunto al capolinea.
50 Miliardi in 3 anni per garantire diritti, lavoro e welfare. È disponibile online il dossier della campagna Sbilanciamoci! per risanare l’economia senza colpire le fasce deboli e senza imporre misure restrittive di scarsa efficacia nel lungo periodo. Una breve rassegna delle misure della campagna per un’altra economia fa riflettere sull’importanza delle linee guida che potrebbero accompagnare un progetto serio e sostenibile.
“La manovra di Tremonti varata in queste ore dal governo affossa ancora di più il paese nella depressione economica, deprime le possibilità di ripresa dell'economia, fa pagare alla parte più esposta del paese il peso e le conseguenze di questa crisi”.
«Ma la sinistra non c'è» titolava mestamente un suo editoriale Valentino Parlato sul manifesto del 4 agosto, a proposito della risposta del Pd alla prima manovra del governo. E' inevitabile, tutte le proposte moderate mostrano la corda, quando le contraddizioni della realtà si fanno estreme. Ma l'espressione di Parlato oggi dovrebbe assumere un significato più largo e in parte diverso. Ci sono altre assenze non volute e non meno importanti. Non c'è la sinistra cosiddetta radicale in Parlamento, che pure esiste nel Paese e nelle amministrazioni locali, e tuttavia non può fare sentire la sua voce in sede legislativa. Ma soprattutto non è rappresentata e non ha voce unitaria la sinistra dei movimenti, dei comitati per i referendum, delle migliaia di organizzazioni territoriali, dei blog, dei comitati studenteschi, delle donne, e insomma di tutto quel vasto arcipelago che non solo è stato protagonista delle lotte negli ultimi anni, ma è emerso come volontà politica unitaria alle recenti elezioni amministrative e ai referendum.