Accorinti:Un sindaco Fuori dal Comune

 

L PERSONAGGIO
Un sindaco fuori dal comune
EDITORIALE - ANGELO MASTRANDREA INVIATO A MESSINA

INVIATO A MESSINA
T-shirt rossa con la scritta «free Tibet», jeans e scarpe da ginnastica, il sindaco più eterodosso d'Italia sbuca sul rettilineo che porta al Municipio di Messina come un velocista in vista del traguardo, cavalcando la sua bici nera. Me lo avevano preannunciato i suoi fedelissimi e così è stato: Renato Accorinti è un anarchico prima di tutto nello stile di vita, pertanto è inutile inseguirlo o tentare di fissare un appuntamento con lui. 
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T-shirt rossa con la scritta «free Tibet», jeans e scarpe da ginnastica, il sindaco più eterodosso d'Italia sbuca sul rettilineo che porta al Municipio di Messina come un velocista in vista del traguardo, cavalcando la sua bici nera. Me lo avevano preannunciato i suoi fedelissimi e così è stato: Renato Accorinti è un anarchico prima di tutto nello stile di vita, pertanto è inutile inseguirlo o tentare di fissare un appuntamento con lui. Bisogna aspettarlo al varco, sicuri che prima o poi passerà. Una volta intercettato, potremo anche tirare l'alba insieme. 
Quello che segue, pertanto, non è altro che un tentativo di rimettere nel giusto ordine il racconto di una giornata anarco-istituzionale trascorsa con il sindaco Accorinti. Obiettivo: raccontare la più singolare avventura politica dello scomposto panorama politico italiano ai tempi della Grande Depressione. E, allo stesso tempo, provare a descriverne il protagonista principale, quell'uomo in t-shirt, jeans e scarpe da ginnastica - la sua tuta da lavoro - che osservo percorrere il corso Italia in sella alla sua bici, preceduto da suoni di clacson e urla d'incoraggiamento dei passanti: «Renato sei il migliore», «complimenti», «un altro sindaco così quando lo troviamo?».
Renato Accorinti si ferma prima di affrontare l'ultimo tornante verso il Municipio. Un gruppo di adolescenti lo attornia, uno di questi indossa un cappellino da rapper. Vogliono scattare una foto-ricordo con lui, che ne approfitta per catechizzarli e lasciare loro la sua mail: «Se volete vengo a incontrarvi a scuola, dobbiamo rivoltare la città come un calzino. Insieme». Loro sorridono, difficile intuire cosa pensino davvero. «Gli studenti mi interessano più di qualsiasi altro. Lavorando sul terreno culturale, educativo e affettivo si cambia il mondo», mi dirà in seguito Accorinti. A Messina sono 22 mila i giovani che non fanno formazione e nemmeno cercano un lavoro. In nessun'altra città d'Italia ce ne sono, in percentuale, così tanti.
Tra Gandhi e Buddha 
Anche la tv tedesca Ard è venuta fin qui per raccontare il personaggio Accorinti. Da quando è stato eletto sindaco, Messina è meta dei reporter internazionali: ha fatto scalpore la notizia del «sindaco scalzo», il pacifista che nel '79 occupò il Check Point Charlie a Berlino per protesta contro il Muro e ieri ha srotolato la bandiera arcobaleno davanti all'esercito schierato per la giornata delle Forze Armate chiedendo la conversione degli arsenali in granai, l'insegnante di educazione fisica che rifiuta l'indennità e non esita a sospendere le sue attività per un'ora di yoga, un rito che si ripete da quarant'anni. Il buddista che ha incontrato il Dalai Lama in udienza privata per ben tre volte, a Dharamsala, che nei suoi discorsi parla di «cambio spirituale» e si profonde in termini inconsueti per la politica come «gioia» e «compassione», prima ancora che «beni comuni» e «partecipazione». Il non violento finito a processo per invito alla diserzione, che riceve gli ospiti nel suo ufficio dietro una bandiera tibetana e una tela che arriva direttamente dalla casa del Mahatma Gandhi. L'anarchico che è rimasto ventiquattrore sospeso sul traliccio di Punta Faro, a duecento metri d'altezza, per protestare contro il Ponte sullo Stretto. Era il 24 giugno del 2002 e, curiosa coincidenza, un altro 24 giugno, undici anni dopo, entrerà al Comune da trionfatore, con una t-shirt "No Ponte", quasi incredulo per una vittoria che ha dell'incredibile. Solo in Italia pare non essersene accorto nessuno.
Accorinti ha tritato tutti, a Messina. Movimento 5 Stelle compreso, che appena pochi mesi prima aveva raccolto in città il 24 per cento circa dei consensi dopo che Grillo aveva attraversato lo Stretto a nuoto. È stato un exploit inaspettato, come se una squadra partita per non retrocedere vincesse il campionato di calcio o una Cinquecento avesse l'ardire di sorpassare una Ferrari. Al primo turno il candidato del Pd Felice Calabrò aveva mancato l'obiettivo per appena 59 voti. Il Pdl era addirittura arrivato terzo, e al ballottaggio era andato appunto l'outsider Accorinti con la sua lista "Cambiamo Messina dal basso". Ancora oggi gli luccicano gli occhi quando rievoca l'insperato successo: «Sarebbe stato più facile volare che vincere. E abbiamo vinto», sottolinea con orgoglio. Appena un mese dopo, uno scandalo travolgerà le famiglie degli uomini forti del Pd e del Pdl messinesi: Chiara Schirò, moglie del deputato Francantonio Genovese, e Daniela D'Urso, consorte del già discusso Giuseppe Buzzanca, sono state arrestate in un'inchiesta della Finanza su alcuni corsi di formazione regionali, pagati con fondi dello Stato e del Fondo sociale europeo. Pesante l'accusa: associazione a delinquere finalizzata al peculato e alla truffa. 
Tutti in bici come a Berlino
Accorinti è fatto così: la cronista tedesca vuole sapere come intende trasformare la città, a cominciare dallo stile di vita dei suoi concittadini. Lui tira fuori una planimetria, la srotola su un marciapiede e mostra la mappa delle future piste ciclabili: «Ecco, questo è il corso principale della città. Spostando semplicemente la linea gialla della corsia riservata avremo una pista ciclabile a costo zero che collegherà il tribunale, l'università, il Comune e i principali uffici pubblici. A Berlino, con nove milioni di abitanti, vanno tutti in bici. Da noi, in una città infinitamente più piccola e con il sole tutto l'anno, non ci va nessuno. È una questione culturale. A volte le idee contano più dei soldi». 
Forte delle sue convinzioni politico-filosofiche e dell'austero stipendio da docente di scuola media, Accorinti non si cura più di tanto del default economico in cui la cattiva politica ha lasciato la «città babba», la «città stupida», come si autorappresenta Messina. Fossero riusciti gli indipendentisti di Finocchiaro Aprile, all'indomani della caduta del fascismo, a far sì che la Sicilia fosse la stella che mancava alla bandiera americana, qui edifici pubblici, servizi comunali e scuole avrebbero già da tempo serrato le porte e abbassato le tapparelle. Il Comune di Messina è tecnicamente fallito, non ci sono soldi per far nulla, purtuttavia l'anarchico Accorinti teme, «più che la crisi economica, quella delle coscienze». Sarà per questo che usa in continuazione termini desueti nel mainstream politico. In visita a un gruppo di mamme e insegnanti in una piazza di un rione cittadino, si infila sotto un bandierone arcobaleno sventolato dai bambini e dice: «Noi stiamo volando, chi vuole può salire a bordo».
Dal «verminaio» al «modello» 
Il suo linguaggio, lo stile, la gestualità molto corporea - Accorinti abbraccia, bacia, sorride, rimprovera chi lo ferma solo per chiedere un favore e non per offrire il suo apporto alla collettività - sono oggetto di studi. Un gruppo di ricercatori della locale università - una ventina tra sociologi e politologi - hanno costituito un Osservatorio sulla democrazia partecipativa, con l'obiettivo di analizzare il «modello Messina», quell'anomalia politica che ha permesso a un sindaco assolutamente atipico e anticonformista di conquistare il Palazzo di Città. Gli accademici hanno appena ultimato un dossier sui primi cento giorni della nuova giunta, partendo dalla seguente domanda: «Com'è stato possibile che in una città come Messina, agli ultimi posti in tutte le statistiche, la politica è riuscita a creare un entusiasmo così forte?»
La città dello Stretto è quella con il più alto tasso di disoccupazione d'Italia, dopo Benevento: un vero e proprio esercito a disposizione della mafia ma soprattutto della depressione. Nel 1998 l'omicidio di un docente universitario con modalità mafiose fece coniare a Nichi Vendola, arrivato in città in qualità di vicepresidente della Commissione antimafia, una definizione che ancor oggi viene adoperata ogniqualvolta da queste parti esplode uno scandalo di corruzione: «Questa città è un verminaio», disse. Un verminaio, vale a dire un sistema fatto di connivenze, favori, clientelismo, scambi nel quale erano coinvolti in tanti: baroni universitari e studenti, oscuri figuranti del sottobosco accademico e killer prezzolati, insospettabili e gente sospettabilissima. Lo scandalo fu tale che il sottosegretario all'Interno del governo Prodi, Angelo Giorgianni, fu costretto alle dimissioni.
Com'è stato possibile, dunque, in una città così malmessa il miracolo di un sindaco, e un'amministrazione, così fuori dal comune? I ricercatori universitari hanno concluso che si è trattato di una rivolta della città civile, di quel tessuto sociale che non ne poteva più degli scandali e della malagestione amministrativa, contro la "vecchia" politica e le consorterie che hanno governato la città dal dopoguerra. «Abbiamo dimostrato che sono più deboli di quanto hanno voluto sempre far crederci e che basta unirsi per batterli», dice Accorinti. Il collante della straordinaria impresa è stato lui, l'insegnante di educazione fisica dalla solida formazione pacifista, da sempre impegnato nelle lotte sociali e ambientaliste cittadine, conosciuto da tutti. Gli studiosi hanno girato per i quartieri del centro e le numerose frazioni, collinari e affacciate sul mare, di una città con ben 60 km di costa - la più estesa d'Italia - giungendo alla seguente conclusione: «Lo hanno scelto perché è considerato onesto, umile, "uno di noi"», spiega il sociologo Pierluca Marzo. A giocare un ruolo fondamentale è stato l'immaginario, quello di un sindaco che non ha mutato stile di vita dopo l'elezione: la sera puoi incontrarlo al bar a bere una birra con gli amici e il suo look no global ha trasformato quest'uomo dal volto magno-greco, abbronzato, scavato e con la barba incolta, in un'icona, una sorta di Che Guevara isolano. «Non ho mai comprato una giacca in vita mia, il giorno del primo consiglio comunale una funzionaria mi ha prestato quella del figlio», dice sorridendo mentre tira fuori da un cassetto le sessanta magliette collezionate finora, omaggio di comitati, movimenti e associazioni di mezza Italia. 
Mirella Rao ha analizzato il suo linguaggio: «Nei discorsi parla di "cambio spirituale" e "corde dell'anima", andando contro ogni cliché. Ci sono l'ambientalismo, la critica della democrazia rappresentativa, la non violenza. Ma, diversamente da Grillo, pur professandosi anarchico, Accorinti ha rispetto delle istituzioni». Lui respinge al mittente le accuse di aver vinto sull'onda dell'antipolitica: «Non è vero. Sono stati i politici di professione a distruggere questa città, l'hanno cementificata, se la sono mangiata. Noi abbiamo dimostrato che la gente ha voglia di politica vera». 
Ad Accorinti non difetta il coraggio. I giornali hanno raccontato il suo arrivo in Municipio, scalzo e malvestito, e dei tornelli all'ingresso fatti smontare per annullare le distanze tra il Palazzo e i cittadini. Ma, oltre agli aspetti simbolici, c'è molto altro. Alla sua prima uscita, la sera della processione popolare della "Vara", la più importante festa religiosa messinese che, come spesso accade al sud, le famiglie malavitose utilizzano a fini di consenso, ha rubato la scena ai mafiosi salendo sul carro con l'immancabile maglietta, recante stavolta la scritta «Addio pizzo». «Dal punto di vista comunicativo è stato un colpo da maestro», dicono i ricercatori che lo tengono sotto osservazione. 
L'entusiasmo della passione 
Il grande merito di Accorinti è stato di usare quello che lui definisce «il serbatoio della passione», vale a dire una grande energia e un entusiasmo genuino e contagioso, per coinvolgere cittadini di ogni estrazione sociale alla cura di ciò che esonda dal proprio orticello. Chi conosce il sud Italia sa bene come l'attenzione per tutto ciò che è pubblico sia troppo spesso inversamente proporzionale alla cura del privato. «Io ascolto tutti, ma riesco a intuire chi mi sta di fronte da pochi particolari e mi comporto di conseguenza. Ad esempio, se un commerciante la mattina comincia a pulire dal marciapiede, portandosi la sporcizia accumulata nel suo negozio per raccoglierla, è tutt'altra cosa rispetto a quello che, al contrario, butta fuori la polvere che si è raccolta», spiega.
È grazie a questo entusiasmo che seicento volontari, quest'estate, hanno ripulito le spiagge cittadine, gli avvocati hanno risistemato gli spazi verdi davanti al tribunale e le associazioni e i movimenti ambientalisti collaborano nelle campagne per il riciclo e la raccolta differenziata. Ora si sta studiando l'introduzione di una moneta locale che sarà cambiata a un euro, varrà tre mesi e darà diritto a sconti nei negozi cittadini. Servirà anche, in mancanza di risorse, a pagare gli straordinari ai dipendenti comunali. Con Emergency è invece in corso una trattativa per l'apertura di un ambulatorio. Accorinti è consapevole della sua enorme popolarità in città e dei rischi che lui stesso corre. «La mia vittoria avrà senso solo se innescherà una rivoluzione culturale e se riuscirò a coinvolgere tutta la cittadinanza. Se rimango solo mi ammazzeranno», dice. Insomma, lascia intendere, la rinascita messinese o sarà collettiva o si spegnerà, ancora una volta, con il suo Masaniello. 

Foto: LO STRETTO VISTO DA MESSINA. A FIANCO E IN BASSO RENATO ACCORINTI /FOTO ANDREA SABBADINI


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Checché ne dica il Ministro D' Alia, Il Sindaco Accorinti, al quale va il mio plauso per il suo gesto civile e coraggioso, non ha fatto altro che ricordare l'art. 11 della Costituzione mentre il governo di cui è parte D'Alia, prono alle sollecitazione della JPMorgan, cerca di manometterla pesantemente. Quindi Viva Accorinti , La Costituzione e l'esortazione, richiamata da Accorinti, di un grande presidente : Sandro Pertini, . 
Io penso che sono quelli come il sindaco di Messina che amano l'Italia e la Costituzione. E mi sembra grave che un alto ufficiale abbandoni una  celebrazione nazionale in cui, nel ricordo dei caduti di tutte le guerre, ai quali va il rispetto di ogni italiano/a, si ricorda a tutti, militari compresi, la Costituzione italiana ed il suo articolo 11 “ L’Italia ripudia la Guerra………”

Da più parti partirà , anzi è già partito dall’oscuro ministro D’Alia , un attacco vergognoso al Sindaco Accorinti.

Noi crediamo che tutti coloro che amano sinceramente l’Italia e la Pace debbano esprimergli la solidarietà e sostenerlo.

A partire da quelli che  si ritrovarono nel 2010 a Teano per promuovere un nuovo patto tra gli Italiani nel rispetto della Costituzione e dopo tre giorni di discussione in trenta seminari vararono la Carta di Teano, che vale la pena riproporre

EUROMEDITERRANEA

SINISTRA EUROMEDITERRANEA



Carta di Teano 26-10-2010

1) E’ Italia che garantisce a tutti suoi abitanti un minimo vitale, un reddito di cittadinanza, che valorizza il lavoro e la produzione di beni socialmente utili e compatibili con l’ambiente, a partire dai valori e diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione. 
2) E’ l’Italia che accoglie il profugo, lo straniero perseguitato, disperato, costretto all’emigrazione da guerre e disastri ambientali, da un’economia globale escludente e punitiva con i più deboli. Un paese aperto al mondo, accogliente, multiculturale. 
3) E’ l’Italia che protegge, cura e preserva, per le generazioni future, il suo straordinario patrimonio culturale, storico, architettonico. E’ il paese dei paesaggi armoniosi, costruiti attraverso un secolare e paziente interscambio tra uomo e natura. E’ L’Italia della co-creazione , tra l’attività umana e questa Terra che ci è stata prestata. 
4) E’ l’Italia che riduce i consumi, lo spreco, e valorizza il riciclaggio degli scarti di lavorazione, mentre combatte il riciclaggio del denaro “sporco”. E‘ il paese delle energie rinnovabili, del risparmio energetico, della sovranità energetica ed alimentare. 
5) E’ l’Italia dei mille prodotti tipici, della biodiversità agricola, gastronomica, culturale. E’ il paese dalle mille reti solidali tra produttori e consumatori , che costruiscono ogni giorno un altro mercato, equo e solidale, con il lavoro e l’ambiente. 
6) E’ l’Italia che si fa amare in tutto il mondo nel campo dell’arte, della cultura , della scienza, dello sport. Il paese del bello e/è buono, della ricerca scientifica finalizzata al miglioramento della qualità della vita, della cultura come bene comune accessibile a tutti. L’Italia che evita la fuga dei giovani all’estero. L’Italia Unita come punto di riferimento della più vasta Comunità Euro Mediterranea da costruire nel prossimo futuro. 
7) E’ l’Italia della pari dignità tra uomo e donna, della condivisione delle responsabilità pubbliche e private, tra il femminile ed il maschile che ha reso così ricca ed affascinante la vita su questo pianeta. E’ il paese del legame forte e solidale tra vecchie e nuove generazioni, che vede nell’anziano una risorsa di saperi e utilità sociali e nei giovani una pianta che ha diritto a crescere in un terreno fertile e ricco d’acqua. 
8 ) E’ l’Italia della pace e della solidarietà e cooperazione, che si batte a livello internazionale perché la guerra sia messa al bando, il disarmo reale liberi risorse umane e finanziarie per sostenere le popolazioni più deboli, per ripristinare l’habitat degradato. E’ il paese che lotta affinché sia abolita in tutto il mondo la pena di morte (Usa e Cina inclusi), perché la tortura sia messa al bando, perché le carceri siano un luogo di recupero e non un girone dell’inferno. 
9) E’ l’Italia che rispetta la memoria delle sue vittime, che pretende la verità e la trasparenza nella gestione della Res Pubblica. E’ l’Italia dei mille comuni, dove si pratica una democrazia partecipata, dove i cittadini sono soggetti attivi e responsabili, dove la scuola ha un valore fondamentale ed al prezioso lavoro dei suoi operatori è riconosciuta la giusta mercede e dignità. 
10 ) E’ l’Italia delle migliaia di uomini e donne, di cittadini e cittadine che hanno servito lo Stato e che hanno perso la vita per lottare contro i poteri mafiosi e quelli occulti. E’ il paese all’avanguardia nella lotta contro la nuova borghesia criminale che sta conquistando il pianeta con i suoi capitali insanguinati, che sono arrivati a dominare interi Stati ed istituzioni locali e internazionali.

E’ questa l’Italia che sogniamo e che vogliamo costruire. 
Da qui, da Teano, nasce questa nuova responsabilità collettiva, questo Patto per l’Italia . 


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