Bene i giudici, ora in Calabria torni la politica-Tonino Perna-Il Manifesto 29-04-2014

Bene i giudici, ora in Calabria torni la politica

Calabria. C'è bisogno di una profonda rivoluzione culturale nelle città del nostro Sud, stremate dalla malapolitica locale e nazionale, e dal cinismo della Troika

Poi, improv­vi­sa­mente, un rag­gio di sole spuntò dalle mon­ta­gne dell’Aspromonte e la città conobbe una sta­gione felice, “la pri­ma­vera reg­gina” del sin­daco Fal­co­matà. Durò poco e con la morte improv­visa di Italo Fal­co­matà vinse di stretta misura il gio­vane Peppe Sco­pel­liti, già lea­der del Fronte della Gio­ventù, e pupillo di Gian­franco Fini. I primi anni furono dif­fi­cili per il gio­vane sin­daco che non reg­geva al con­fronto con la gestione pre­ce­dente, ma ebbe il corag­gio di rischiare e gio­carsi il tutto per tutto: spesa pub­blica a gogo e una rete clien­te­lare che cre­sceva come una spa­dara (le grandi reti ille­gali che ven­gono usate tra le isole Eolie).

Il cosid­detto “modello Reg­gio” era basato su un’antica mas­sima romana sem­pre effi­cace: panem et cir­cen­ses. Spese pazze per gli spet­ta­coli che ani­ma­vano l’estate reg­gina (solo a Rtl più di un milione di euro per la diretta dal lun­go­mare reg­gino), invito a star della tv per pas­seg­giate (costo­sis­sime) come testi­mo­nial sul Corso Gari­baldi, grandi can­tanti e tanti gio­chi d’artificio per l’estate. E natu­ral­mente anche un po’ di pane per gli amici degli amici. Il tutto soste­nuto da una gestione senza limiti, morali e legali, della finanza comunale.

Oggi, che giu­sti­zia è stata fatta, che la gente può ancora cre­dere che esi­ste uno Stato, c’è il rischio di dimen­ti­care il recente pas­sato, di sal­varsi la coscienza dando tutta la colpa a Sco­pel­liti. Ma il 70 per cento che l’ha votato nelle ele­zioni comu­nali e regio­nali, che ha goduto di pre­bende ed intral­lazzi, non può autoas­sol­versi. Biso­gna che i cit­ta­dini riflet­tano. Non serve que­sta con­danna del sindaco-governatore se non ci sarà una pro­fonda rivo­lu­zione cul­tu­rale in que­sta come in altre città del nostro Sud, stre­mate dalla mala­po­li­tica locale e nazio­nale, e dal cini­smo della Troika. Come diceva il sin­daco di Mes­sina, Renato Acco­rinti, durante la sua cam­pa­gna elet­to­rale, «non vi posso pro­met­tere niente, ma posso dirvi che sarò al vostro fianco per fare rina­scere la nostra città». Ed ha vinto con­tro otto par­titi che soste­ne­vano il can­di­dato del poten­tis­simo Fran­can­to­nio Geno­vese (il depu­tato per cui è stato chie­sto l’arresto).

Non basta la magi­stra­tura e a poco ser­vono i com­mis­sa­ria­menti dei Comuni, della Asl, o della gestione rifiuti. La Cala­bria ha un record nazio­nale di com­mis­sa­ria­menti. La crisi eco­no­mica e morale che atta­na­glia tutta l’Italia, e che nel Mez­zo­giorno ha distrutto quel poco di buono che si era costruito in pas­sato, non può avere altra rispo­sta se non un cam­bia­mento pro­fondo che metta fuori gioco la bor­ghe­sia mafiosa e paras­si­ta­ria che governa que­sti ter­ri­tori da troppo tempo. Come scri­veva Ber­tolt Bre­cht: quando la casa bru­cia non doman­darti che tempo fa fuori.

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