Tsipras, la Calabria e il Mezzogiorno Piero Bevilacqua

Tsipras, la Calabria e il Mezzogiorno

 

Piero Bevilacqua

 

 Non è chi non lo veda. La Calabria e il Mezzogiorno – come del resto l'intero nostro Paese – hanno bisogno  in questo momento di ritrovare una prospettiva verso cui indirizzare i loro sforzi, un progetto di società che rinnovi tra le popolazioni il patto solidale dello stare insieme. La Calabria ne ha un bisogno particolare non solo perché qui i problemi  sociali  dell'Italia intera si fanno più acuti. Si pensi alla disoccupazione generale, che ha superato  il 22% e a quella giovanile, che ha raggiunto la cifra da decomposizione sociale del 65%. Ma anche per un'altra ragione. Il luogo più importante del potere regionale è oggi vuoto, ghigliottinato dalla magistratura. Dopo il commissariamento per infiltrazioni mafiose di Reggio Calabria, il comune più popoloso della regione, anche il presidente Giuseppe Scopelliti, com'è noto, è stato messo all'angolo dalla magistratura per gravi illeciti amministrativi. Anche a Catanzaro, capoluogo della regione, il rapporto dei gruppi dirigenti con la legalità repubblicana non sembra particolarmente felice. Sicché mentre l'Italia è dentro una delle più grandi bufere economiche e sociali degli ultimi 60 anni, la barca della Calabria naviga a vista e senza nocchieri.

E' evidente che i gruppi politici realmente pensosi dell'avvenire della regione devono porsi il problema di aggregare una nuova èlites dirigente, che ricrei un rapporto nuovo di fiducia fra cittadini e ceto politico. Occorre ripensare il destino possibile di questa terra. Nel frattempo, tuttavia,  non possiamo attendere che la realtà muti per effetto dell'agire della politica. La politica è impotente se non trova le forze sociali pronte a realizzare le sue indicazioni.Perché alla fine è l'azione molecolare di tutti noi che trasforma la realtà. E' evidente che i cittadini responsabili e civilmente impegnati non possono pensare di vivere dentro una fase storica di normalità. Gli intellettuali, i professionisti, gli amministratori, i sindacalisti, gli imprenditori devono pensarsi oggi come la classe dirigente da cui dipende molto dell'avvenire sociale della Calabria. E' dalla loro operosità e dalle loro scelte che dipenderanno anche possibili evoluzioni positive per la nostra terra. Anche se, da sole, non bastano.

In questi giorni  si è aperta una  importante pagina di dibattito sulle prospettive dell'Italia all'interno dell'UE e sulle sorti stesse dell' Europa unita. Le elezioni europee del prossimo 25 maggio rappresentano infatti una grande occasione per  mettere in discussione una politica continentale che sta condannando i paesi del Mediterraneo, tra cui l'Italia, a una lenta e inarrestabile agonia. La sinistra popolare, la sola sinistra rimasta in Italia, è riuscita nel miracolo di creare una lista unitaria, L'altra Europa con Tsipras. Essa tenta di entrare nel Parlamento europeo e di condizionare  una politica che sta disintegrando l'Unione. Può riuscirci con l'aiuto di altre forze presenti in tutto il Vecchio Continente. Questa lista è importante  e necessaria perché essa rappresenta una alternativa ragionevole alle due linee maggioritarie e inconcludenti che gli elettori  avranno davanti. Da una parte la lista del movimento 5S, che punta confusamente a distruggere l'Unione e quella del PD, che ha accettato finora la politica di austerità imposta dalla Germania e non mostra di volerla cambiare in futuro. Renzi borbotta solo un po più dei suoi predecessori, ma ha la schiena piegata dall'inchino, come tutti i governanti italiani. Tsipras e gli uomini che andranno in Parlamento con lui vogliono cambiare la politica economica suicida delle élites tecnocratiche, ridiscutere le modalità di rientro dal debito, rilanciare gli investimenti europei. Non si tratta di una linea strategica come un'altra. Sia che passi la linea di Grillo che quella di Renzi l'Italia non ce la farà: è di questi giorni la notizia che il nostro debito pubblico è ancora aumentato, nonostante i tagli e le devastazioni sociali inflitti agli italiani in questi anni.  Un'altra prova irrefutabile della catena di fallimenti con cui i governi italiani, succubi di Bruxelles, ci trascinano nella rovina.

La lista Tsipras - questo dirigente politico greco, la cui patria è diventata il simbolo del massacro sociale compiuto dall'Euoropa ai danni di quel che fu il  più geniale  dei popoli antichi - offre oggi una speranza. Fanno parte di questa lista alcuni intellettuali calabresi che meritano la stima e l'incoraggiamento dei cittadini e della pubblica opinione. Uno di questi è Domenico Gattuso, ingegnere presso l'Università di Reggio Calabria, uno dei maggiori esperti italiani di trasporti,  che può portare nella politica la sua straordinaria competenza, la sua onestà e il suo disinteresse personale. L'altro nostro candidato è Tonino Perna, docente di Sociologia all'Università di Messina e oggi assessore alla Cultura  al comune di questa città, nella  giunta del sindaco Accorinti.  Perna non ha alle spalle militanze di partito, ma vanta una esperienza internazionale nel campo del volontariato, è tra i fondatori di Banca Etica, dirigente del movimento dell'Altra economia, autore di innumerevoli articoli e saggi sui problemi economico-sociali del nostro tempo. In Calabria ha lasciato il segno quale presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte, dove è riuscito a ridurre gli incendi estivi grazie a una sapiente politica di incentivi alle cooperative dei giovani che li operavano. Sono stato con lui un paio di anni fa in visita a quel Parco e non posso dimenticare, girando per Gambarie o per altri piccoli centri, il calore e l'umana simpatia con cui le persone del posto, riconoscendolo,  si avvicinavano a  salutarlo, a rammentare il tempo di quella lontana ed entusiasmante  esperienza. 

Il Collegio Sud della lista Tsipras conta altri personaggi di rilievo tra i candidati, più o meno noti, che non ho la fortuna di conoscere personalmente. Ma io non posso dimenticare qui il nome di una persona incontrata da pochi anni e diventato subito un amico, Franco Arminio. Arminio non è calabrese, è campano, è un maestro elementare che scrive libri originali, con una  lingua nuova, ricca di immagini spiazzanti e illuminata dalla poesia. Franco è il poeta dei nostri borghi abbandonati, della gente silenziosa e mite dei paesi, il frequentatore disincantato  di luoghi che  la retorica sviluppista tratta come gli scarti della storia e lui  va scoprendo come i depositi di un umanesimo   con cui vivificare il futuro.

Facendo i nomi di questi amici, personaggi di rilievo e per decenni ai margini della vita politica meridionale, non posso fare a meno di pensare che se il nostro Sud è nelle presenti condizioni, molto dipende dal fatto che uomini di questa caratura  non hanno avuto sinora né peso né voce nel governo delle nostre terre.

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