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ITALIA: GIORNATA INTERNAZIONALE DEL RIFUGIATO

ITALIA
 
GIORNATA INTERNAZIONALE DEL RIFUGIATO

Quando la disperazione e le tragedie umane diventano un business colossale per le mafie internazionali con la consapevole connivenza degli Stati, di un'Europa priva di identità e capacità politica, di un'Italia capace solo di dire "batteremo i pugni sul tavolo".
Milano crocevia della tratta per l’Europa

Giornata internazionale del rifugiato. Guardati da via Albini ministri e scafisti appaiono molto simili: sia gli uni che gli altri gestiscono le frontiere: i primi decidono gli ostacoli per gli ingressi, i passeur mettono i mezzi per superarli. E il «traffico di profughi» diventa un business

Quando arri­viamo davanti al distri­bu­tore auto­ma­tico di bibite all’incrocio con via Aldini, abbiamo la sen­sa­zione di aver inter­rotto una discus­sione impor­tante. La trat­ta­tiva che è in corso lì den­tro è di quelle serie. Sul piatto ci sono le spe­ranze di intere fami­glie. Si parla di con­fini e di bloc­chi alle fron­tiere ma non siamo a Bru­xel­less e non si tratta dei pugni che Renzi e Alfano dovreb­bero sbat­tere sul tavolo dell’Unione Euro­pea. Siamo sul ciglio di una strada di Milano e in quei pochi metri qua­drati si deci­dono vera­mente le strade dei pro­fu­ghi in Europa. Le stesse scene si ripe­te­ranno qual­che ora più tardi, nel cuore della notte, ai bordi delle strade, in maniera molto più pla­teale.
È così che fiumi di parole della poli­tica si tra­sfor­mano in carta strac­cia. In quella trat­ta­tiva nep­pure tanto nasco­sta c’è tutta l’ipocrisia delle poli­ti­che euro­pee sull’immigrazione. Guar­dati da que­sta ango­la­zione i mini­stri e i traf­fi­canti sem­brano molto simili. Sia gli uni che gli altri discu­tono dei modi per gestire le fron­tiere. I primi deci­dono il per­corso ad osta­coli, i secondi ci met­tono l’auto per supe­rarli. A nes­suno inte­ressa gran­ché del diritto dei migranti di sce­gliere dove andare.
È la sto­ria di ogni notte in via Aldini, davanti al cen­tro di acco­glienza del «Pro­getto Arca», che con il Comune sta gestendo «l’emergenza siriani». Capan­nelli di gente che per­fe­zio­nano accordi già presi qual­che ora prima, baga­gliai aperti cari­chi di vali­gie, qual­che saluto ed un po’ di dif­fi­denza mista a paura. In quella via le norme euro­pee, quel fasti­dioso rego­la­mento Dublino che ingab­bia i richie­denti asilo nel primo paese di approdo, cadono sotto i colpi dell’inarrestabile desi­de­rio di ricon­giun­gersi ai parenti, di lasciare l’Italia che poco ha da offrire dopo aver abban­do­nato la Siria, la Tur­chia, l’Egitto e poi la Libia, che da offrire ave­vano invece solo morte. Ed anche qui, così come nel con­ti­nente afri­cano, tutto ha un prezzo. Ma men­tre nel Canale di Sici­lia si pro­clama una guerra in nome della lotta ai traf­fi­canti, con tanto di pat­tu­glia­menti e con­trolli radar, a Milano non ci sono inse­gui­menti, spa­ra­to­rie o arre­sti. Qui sul traf­fico di essere umani non viene spesa nep­pure una parola. Da que­ste parti gli sca­fi­sti su strada, anzi, risul­tano utili, per­ché garan­ti­scono la decon­ge­stione dei cen­tri ita­liani e un note­vole rispar­mio di risorse. Non si illu­dano i lega­li­tari, per­ché fer­mare i pas­seur non baste­rebbe comun­que a bloc­care le tra­iet­to­rie di chi fugge. Ma se que­sto pas­sag­gio avve­nisse alla luce l’Europa sem­bre­rebbe certo qual­cosa di più di un agglo­me­rato di egoi­smi nazio­nali. I migranti, in ogni caso, a pre­scin­dere da Alfano, Bar­roso e Dublino III, le fron­tiere le attra­ver­sano eccome e lo fanno pagando. Anche per loro i traf­fi­canti sono utili davanti all’imperdonabile ipo­cri­sia euro­pea. Il tarif­fa­rio può oscil­lare tra i 500 ed i 1.000 euro a per­sona per rag­giun­gere la Ger­ma­nia, tra i 1.000 ed i 2.000 per la più ambita Sve­zia. Qual­cuno fa il furbo e non ti porta a desti­na­zione, come è capi­tato qual­che giorno fa ad una fami­glia lasciata sul ciglio della strada in zona Varese, o ad una donna che ha pagato per lei e suo figlio ma poi ha visto scom­pa­rire il pas­seur die­tro l’angolo. Ma anche que­sti rischi fanno parte della sfida, e il mer­cato non si ferma.
Verso la fine del 2013 i respin­gi­menti alla fron­tiera erano fre­quenti. In Sici­lia veni­vano prese le impronte digi­tali a chi sbar­cava dalle navi di «Mare Nostrum» e tutto risul­tava più dif­fi­cile, poi, dopo un periodo più mor­bido, in que­sti ultimi mesi, le fron­tiere verso la Sviz­zera e l’Austria, quelle fer­ro­via­rie, sono tor­nate ad essere pres­so­ché impra­ti­ca­bili. Ma se si parte in mac­china e ci si muove verso la Fran­cia tutto diventa più sem­plice. Chi è qui è dispo­sto a pagare prezzi da capo­giro: due­mila, tre­mila euro per un’intera famiglia.

Hanno speso tanto per rag­giun­gere Milano, ora vogliono arri­vare fino in fondo, a qual­siasi costo. C’è anche chi, più sfor­tu­nato, ha dovuto lasciare le impronte digi­tali nei cen­tri del sud, altri invece hanno già in tasca un’espulsione di un paese euro­peo. Per loro tutto è diven­tato più dif­fi­cile ma non demor­dono. Chi non ha con sé il denaro, se lo fa spe­dire dai parenti. Il desi­de­rio più grande, che è insieme anche una pre­oc­cu­pa­zione, è quello di far tor­nare a stu­diare i bam­bini, grandi e pic­coli. Occorre qual­che giorno per tro­vare un pre­sta­nome che ritiri il denaro da uno dei tanti Money Trans­fer del capo­luogo lom­bardo e tutta la rigida mac­china del con­fine diventa imme­dia­ta­mente più fluida, per­mea­bile, lasciando sullo sfondo la sen­sa­zione che ogni ope­ra­zione di con­trollo, ogni irri­gi­di­mento dei dispo­si­tivi for­mali della fron­tiera, ogni reto­rica sulla chiu­sura dei con­fini, non ser­vano ad altro che ad alzare le quo­ta­zioni di un posto verso la meta, a deci­dere il grado di dif­fi­coltà del viag­gio.
Così il «dio denaro» si è rita­gliato la sua parte anche in que­sta ultima «emer­genza». E a Milano, in que­ste notti di giu­gno, così come ormai avviene da otto­bre, la libertà è a paga­mento e si con­tratta agli angoli delle strade.

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