Sabir, il nostro futuro è mediterraneo —  Giuliana Sgrena, 25.7.2014

ITALIA Sabir, il nostro futuro è mediterraneo

Migrazioni. A ottobre, un anno dopo l’immane strage del 3, l’isola organizza un festival importante. Per tutti. E per chiedere al parlamento una giornata in onore delle migliaia di vittime in mare e degli uomini che hanno provato a salvarle

Il cimitero delle barche dei migranti a Lampedura 

Sabir è stata per secoli la lin­gua franca – com­po­sta da voca­boli ita­liani, fran­cesi, spa­gnoli e arabi – che ha per­messo la comu­ni­ca­zione tra i navi­ganti – pesca­tori o com­mer­cianti – del Medi­ter­ra­neo. Sabir è dun­que il sim­bolo di incroci lin­gui­stici e cul­tu­rali ed è stato scelto come titolo del Festi­val dif­fuso delle cul­ture medi­ter­ra­nee che si terrà a Lam­pe­dusa, approdo natu­rale dei navi­ganti e dei migranti, dal 1 al 5 otto­bre. Il Festi­val, pre­sen­tato ieri a Roma con una con­fe­renza stampa, è pro­mosso da Arci, Comi­tato Il 3 otto­bre e comune di Lam­pe­dusa con il patro­ci­nio della pre­si­denza del Con­si­glio e della Rai.

La data scelta avrà al cen­tro il ricordo del 3 otto­bre di un anno fa, quando 368 migranti mori­rono in mare e i loro corpi, la mag­gior parte dei quali recu­pe­rati e iden­ti­fi­cati solo con un numero, furono sepolti in varie parti della Sici­lia. Il 3 otto­bre, dun­que, arri­ve­ranno sull’isola delle Pela­gie molti fami­liari delle vit­time che chie­dono di poter sapere dove sono sepolti i loro cari: il rico­no­sci­mento è pos­si­bile attra­verso il Dna, se le auto­rità lo per­met­te­ranno. Cono­scere il luogo di sepol­tura, poter pian­gere su una tomba, può aiu­tare a ela­bo­rare il lutto, anche se non resti­tuirà la vita a chi è stato costretto a una tra­gica traversata.

Ma il 3 otto­bre “non vogliamo pian­gere, non vogliamo par­lare solo di tra­ge­die ma delle per­sone” ha soste­nuto Tareke Bhrane del Comi­tato 3 otto­bre, l’associazione nata il giorno dopo il ter­ri­bile nau­fra­gio. “Chie­diamo una poli­tica dell’accoglienza per­ché in Ita­lia ancora non esi­ste una legge orga­nica. Fin­ché parlo di Eri­trea, Soma­lia, etc. la gente mi ascolta ma quando parlo di diritti e di doveri si girano dall’altra parte”, ha aggiunto Tareke che vive in Ita­lia da sette anni.

Obiet­tivo del Comi­tato, come ha soste­nuto anche Laura Biffi, è far rico­no­scere il 3 otto­bre come Gior­nata della memo­ria e dell’accoglienza, per ricor­dare tutti i migranti morti nel ten­ta­tivo di fug­gire da per­se­cu­zioni, dit­ta­ture, guerre e mise­ria, non­ché tutti gli uomini – tra i quali molti cit­ta­dini di Lam­pe­dusa – che met­tono a repen­ta­glio la loro vita per sal­vare gli sven­tu­rati. La pro­po­sta di legge non è ancora in calen­da­rio alla Camera, certo sarebbe un bel gesto se la legge venisse appro­vata per il 3 otto­bre. Ma sap­piamo che le prio­rità dei poli­tici sono altre.

Per que­sto gli orga­niz­za­tori di Sabir non vor­ranno una pas­se­rella di poli­tici, i quali sono invi­tati a par­lare solo di quello che hanno fatto e a non ripe­tere pro­messe che non saranno man­te­nute, come ha sot­to­li­neato Filippo Mira­glia, vice­pre­si­dente dell’Arci.

Il Festi­val è un evento poli­tico e cul­tu­rale e vuole dare innan­zi­tutto una visione di Lam­pe­dusa diversa da quella che siamo abi­tuati a vedere: l’isola sarà rac­con­tata dai suoi abi­tanti attra­verso inter­vi­ste fatte dagli arti­sti dei Can­tieri meticci nei dieci giorni che pre­ce­de­ranno il 1 otto­bre, spiega Asca­nio Cele­stini, al quale è affi­data la dire­zione arti­stica degli eventi tea­trali e che ha già dato un primo sag­gio dell’impegno nello spot pro­mo­zio­nale dell’evento. Per Asca­nio Cele­stini illu­strare Lam­pe­dusa è come rac­con­tare le sto­rie di una peri­fe­ria, dove i pro­blemi sono di tutti, non solo dei migranti ma anche degli abi­tanti ita­liani. E ricorda come la nata­lità a Lam­pe­dusa sia tra le più alte d’Europa ma i bam­bini lam­pe­du­sani non sono nati lì, bensì a Palermo, Roma o Ber­lino, per­ché a Lam­pe­dusa non c’è un ospedale.

Non solo. Fio­rella Man­noia, diret­trice arti­stica per gli eventi musi­cali del Festi­val, ha rac­con­tato un epi­so­dio che le è stato rife­rito da Giusi Nico­lini, la sin­daca di Linosa e Lam­pe­dusa, che ieri non è arri­vata in tempo alla con­fe­renza stampa per­ché il suo volo è stato can­cel­lato, tanto per ricor­dare quanto è lon­tana Lam­pe­dusa. Durante la tra­ge­dia del nau­fra­gio dell’anno scorso, a Lam­pe­dusa non esi­ste­vano celle fri­go­ri­fere per con­ser­vare i cada­veri e Nico­lini ha dovuto requi­sire i camion fri­go­ri­fero! «Stiamo rischiando di abi­tuarci alla morte, alle tra­ge­die, di fronte alle noti­zie: ancora morti a Lam­pe­dusa», ha soste­nuto Man­noia.
Certo l’informazione non è esente da respon­sa­bi­lità per l’immagine che è stata data di Lam­pe­dusa, anche se lo scorso anno l’isola dei coni­gli, la stessa del nau­fra­gio, è salita alla ribalta come una delle spiagge più belle del mondo e da luogo incan­te­vole al cen­tro del parco sotto la pro­te­zione della Lega ambiente si è tra­sfor­mata in meta turi­stica sovraf­fol­lata. Ma i lam­pe­du­sani sono abi­tuati ad alti e bassi, alle inva­sioni (dei turi­sti) e agli abbandoni.

 

ascanio-celestini

Se il pro­getto di tra­sfor­mare o recu­pe­rare la voca­zione di Lam­pe­dusa come luogo di incro­cio delle rotte medi­ter­ra­nee por­ta­trici di civiltà, cul­ture, tra­di­zioni e saperi, avrà suc­cesso i lam­pe­du­sani ritro­ve­ranno il posto che spetta loro nella sto­ria e non solo per la gene­ro­sità dimo­strata quando arri­vano ondate di pro­fu­ghi che non hanno altra scelta che pren­dere il mare su bar­che fati­scenti o gom­moni, ma anche per la con­sa­pe­vo­lezza di essere un ponte fra le due sponde del Mediterraneo.

Se il pro­getto si rea­liz­zerà forse Lam­pe­dusa rien­trerà anche nella car­tina geo­gra­fica dell’Italia. «Prima non c’era l’isola, poi dopo lo sbarco dei migranti è diven­tata un riqua­dro» appic­ci­cato sulla car­tina senza col­lo­ca­zione reale, ha notato Asca­nio Cele­stini. Può sem­brare un det­ta­glio ma non lo è per­ché chi non cono­sce la geo­gra­fia non si ren­derà mai conto vera­mente di quanto è distante dalla Sici­lia e di quanto invece potrebbe essere vicina solo se si volesse inclu­derla nei pro­getti poli­tici, eco­no­mici e cul­tu­rali del nostro paese e dell’Europa. Il pro­blema è che que­sti pro­getti non esi­stono e forse Lam­pe­dusa si sente più vicina all’altra sponda del Mediterraneo.

Con l’impegno di tutti forse un giorno riu­scirà ad avere i mezzi e le strut­ture che con­no­tano ogni paese civile, anche nella sua parte più pic­cola: ospe­dale, biblio­teca, cinema, etc e la Rai, con Adriano Coni, si è impe­gnata a costruire un cen­tro multimediale!

Ma Sabir non è solo la lin­gua franca, in arabo è un nome maschile che vuol dire Paziente e il destino dei lam­pe­du­sani sem­bra quello di dover essere molto pazienti.

http://ilmanifesto.info/sabir-il-nostro-futuro-e-mediterraneo/

Ultima modifica ilSabato, 26 Luglio 2014 07:43

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