PRIMARIE, VOTO: NESSUNO PENSA AI VERI PROBLEMI di Luigi Pandolfi

 

 

PRIMARIE, VOTO: NESSUNO PENSA AI VERI PROBLEMI

 

di Luigi Pandolfi

 

Ma in Calabria esiste un’opinione pubblica in grado di esercitare, per dirla con Habermas, una “funzione critica e di controllo sulle oligarchie dirigenti”? E’una domanda che spesso ci siamo fatti, senza però incontrare risposte esaustive, apodittiche. La mia personale opinione è che la Calabria abbondi di “intellettuali tradizionali” (filosofi, letterati, artisti, giornalisti, specialisti in vari campi) e di narcisi, più o meno eruditi, ma difetti di una intellettualità capace di incidere nella formazione di un’opinione pubblica matura.

Me ne sono viepiù convinto assistendo a questo balletto tardo-agostano su primarie e plausibili date per le prossime elezioni regionali. Da mesi ormai l’attenzione dei media e degli osservatori politici è rivolta alle mosse ed alle contromosse degli schieramenti e dei gruppi di potere in campo, come se il vero problema della Calabria fosse il modo attraverso cui si sceglieranno i candidati alla presidenza della giunta regionale ovvero il mese in più o in meno che ci separerebbe dalla data del voto.

Beninteso, i tentativi posti in essere a più riprese, con complicità bipartisan, per tenere artificialmente in vita questa brutta legislatura non trovano giustificazione alcuna, così come è chiaro che gli stessi tradiscano una visione “proprietaria” delle istituzioni da respingere con vigore e determinazione. Anche la guerra che si sta combattendo nel Pd ha dell’esecrabile, merita un’analisi severa, una decisa censura. Nondimeno, è serio affermare che tali questioni abbiano realmente a che fare con il futuro della Calabria, con i problemi materiali di vita dei calabresi?

Che si voti il 12 ottobre o il 9 novembre, cosa cambia per i disoccupati, i precari, i malati, le comunità locali, le imprese in crisi? Piuttosto, non sarebbe giusto esigere dai partiti e dai candidati uno straccio di idea, una proposta competente, per far fronte al disastro della sanità, per aggredire la piaga della disoccupazione e del lavoro precario, per una corretta gestione del ciclo dei rifiuti, per il rilancio del turismo e la valorizzazione dei nostri beni culturali, per rimediare al collasso del sistema dei trasporti, per un utilizzo finalmente corretto e produttivo dei fondi strutturali europei, per combattere inefficienze e sprechi nella pubblica amministrazione, anziché assistere inerti al loro sterile e paranoico tatticismo?

Paradossalmente, se un mese in più servisse a porre rimedio all’obbrobrio della nuova legge elettorale - pensata certamente per allontanare le elezioni, ma anche per impedire l’accesso al Consiglio regionale di forze estranee al sistema consociativo – una breve dilazione dei tempi per la fissazione della data del voto sarebbe perfino auspicabile! La penso come il presidente Talarico? No, mi faccio semplicemente guidare dal buon senso e dalla logica.

Che le primarie si facciano o no, che si facciano “per legge” o “in house”, parimenti, che importanza ha, se ad oggi, al di fuori dell’anagrafe, non si capisce cosa dividerebbe i contendenti? Non vorrei essermi distratto in questi giorni, ma non mi è sembrato che il dibattito elettorale abbia riservato argomenti interessanti – e divergenti – sulle principali emergenze regionali. Dopo il fallimento dell’esperienza di governo del centrodestra e di Scopelliti, cosa propongono i candidati alle primarie per ridare una speranza ai calabresi? Lavoro, ambiente, salute, giovani, cultura, trasporti: quali sono le loro proposte? In cosa divergono? Soluzioni, please, niente  slogan! In democrazia il metodo e la forma hanno il loro significato e la loro importanza, ma non possono colmare il vuoto di idee e di programmi.

Un’opinione pubblica matura, esigente, chiederebbe queste cose a partiti e candidati. A maggior ragione in una regione come la Calabria, prostrata da decenni di malgoverno e di non-governo, con piaghe sociali ormai endemiche e nuovi problemi indotti dalla speciale fase recessiva che stiamo attraversando. E invece no, ci chiediamo: ma le primarie si fanno o non si fanno?  Votiamo il 12 o il 26 ottobre? La vince la Stasi o il Pd? E il presidente Talarico che dice? Ma Corbelli ora rimarrà ancora in campo?

Scopelliti si è dimesso quattro mesi fa e il 3 giugno è stato congedato il Consiglio regionale. La Calabria sprofonda di giorno in giorno nel mare dei suoi problemi, ma il suo ceto politico, chiuso in una sorta di torre d’avorio, briga e si dimena per trovare equilibri al proprio interno, assestare posizioni, eliminare concorrenti, spartirsi postazioni. Per carità, da millenni queste cose sono state un ingrediente fondamentale della politica. E’ che un tempo, dietro le lotte per il potere, si scorgevano anche pensieri, visioni della società e del mondo, qualche idea, programmi, soluzioni. Cose troppo complicate, forse. Vuoi mettere idee e programmi con le primarie?

 www.sinistraeuromediterranea.it

 

 

 

 

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna