Lo scippo della democrazia in Calabria —  Gianni Speranza, 9.9.2014

L'appello di Gianni Speranza ha al suo interno una contraddizione di fondo: la richiesta al PD ,uno dei pilastri portanti del partito trasversale indicato come il vero fattore di crisi, di curare la malattia di cui è causa .
Ma non va lasciato cadere. Va accolto.
Accettiamo l'invito del Sindaco di Lamezia ad un confronto pubblico tra tutte le forze e le soggettività che provano tutti i giorni ,ognuna con le sue capacità,visioni e possibilità a rompere la cappa soffocante del trasversalismo e ad arrestare lo scivolamento della Calabria verso il fondo del burrone in cui gli attori dello "scippo di democrazia"e dell'inverecondo balletto delle primarie,l'hanno precipitata.
Verifichiamo la possibilità di un percorso alternativo e vincente!
Il tempo per riaprire un cammino di speranza è pochissimo,ma c'è ancora.
Proviamoci.
SEM Calabria venerdì prossimo si riunirà a Lamezia alle 16,30 presso la sala della FISAC CGIL, per aggiornare la sua discussione sul tema e dare il suo contributo alla individuazione e avvio di un percorso unitario,capace di aprire la strada ad una radicale e profonda inversione di tendenza per una Regione ormai cronicamente allo stremo.  Mimmo Rizzuti Lo scippo della democrazia in Calabria

Elezioni regionali senza data. Cinque mesi dopo la condanna di Scopelliti (Ncd) e lo scioglimento della Giunta di centrodestra non si sa ancora la data del voto. Il Tar intima di indicarla entro dieci giorni. Il candidato presidente di Sel promuove un'iniziativa per il ripristino della democrazia, la fine delle "larghe intese" e del partito unico trasversale che ha reso la Calabria la regione più povera d'Italia

 Gianni Speranza

In Cala­bria la demo­cra­zia è let­te­ral­mente sotto seque­stro: a cin­que mesi dalla con­danna di Sco­pel­liti e dalle sue dimis­sioni da pre­si­dente non c’è nes­sun atto uffi­ciale per il ritorno alle urne. Sono mesi che pre­sunti impe­di­menti giu­ri­dici e cavilli nor­ma­tivi ven­gono con­ti­nua­mente uti­liz­zati per pren­dere in giro i cala­bresi, per con­ti­nuare le nomine e la gestione del potere del centrodestra.

Non si può con­ti­nuare ad accam­pare pre­te­sti per non deci­dere la data del voto. Il cen­tro­si­ni­stra è dram­ma­ti­ca­mente bloc­cato, incar­tato, per­ché una parte del Pd vuole evi­tare a tutti i costi le pri­ma­rie e un’altra parte si pre­oc­cupa, anzi è addi­rit­tura osses­sio­nata, solo delle pri­ma­rie men­tre ancora oggi nes­suno di loro si pre­oc­cupa su quando si vota. In quale altra regione d’Italia sarebbe pos­si­bile una cosa del genere?

Con­ti­nuare il bal­letto delle pri­ma­rie senza una data certa delle ele­zioni non ha senso e rischia di for­nire un alibi al cen­tro­de­stra. Ecco per­ché chiedo alle altre forze del cen­tro­si­ni­stra, e in par­ti­co­lare al Pd, un po’ di coe­renza, una mobi­li­ta­zione sin­cera per otte­nere, final­mente, una data certa ed imme­diata delle ele­zioni. Tutto il resto viene dopo.

Ai par­la­men­tari 5 stelle eletti in Cala­bria e allo stesso Grillo chiedo: gli è indif­fe­rente quanto sta avve­nendo qui? Com’è pos­si­bile che non ci sia una loro iniziativa?

A Rifon­da­zione e agli altri gruppi che hanno già deciso di «andare da soli» chiedo: non avete nulla da dire? E poi per­ché dare per persa la bat­ta­glia prima di averla com­bat­tuta? Ho sem­pre detto loro che la mia par­te­ci­pa­zione alle pri­ma­rie non poteva essere un osta­colo a una rifles­sione comune. Veri­fi­chiamo fino in fondo la vera dispo­ni­bi­lità e pos­si­bi­lità di cam­biare la Cala­bria anche da parte delle altre forze del cen­tro­si­ni­stra, poi tutti insieme potremo fare una veri­fica e trarne le conseguenze.

Pro­prio a que­sto fine nei pros­simi giorni intendo pro­muo­vere un incon­tro pub­blico aperto, inclu­sivo, su ««la Cala­bria che vogliamo»: un luogo di idee pro­gram­ma­ti­che per cam­biare la nostra regione.

In que­ste set­ti­mane di incon­tri e con­fronti pub­blici ho riba­dito più volte la mia idea: biso­gna met­tere fine, una volta per tutte, al par­tito unico tra­sver­sale che ha finito per lasciare le cose dram­ma­ti­ca­mente sem­pre uguali a se stesse, sia quando ha gover­nato il cen­tro­de­stra sia quando ha gover­nato il cen­tro­si­ni­stra. Basti pen­sare alla scan­da­losa rega­lia, di oltre tre milioni di euro solo per i premi inte­gra­tivi ai diri­genti del Con­si­glio Regio­nale avve­nuta nei giorni scorsi. Mi hanno rac­con­tato che le riu­nioni dei capi­gruppo non hanno reso­conti pub­blici e durano anche più delle stesse sedute del con­si­glio regio­nale. Ecco una rap­pre­sen­ta­zione con­creta del par­tito unico tra­sver­sale calabrese.

Ecco per­ché l’altra que­stione che ho posto con forza è quella di una cura dima­grante della regione, sia per le inden­nità dei con­si­glieri e della giunta sia per i diri­genti. Ma la cura dima­grante dovrà riguar­dare anche il sistema di potere che attorno alla regione si è costruito e con­so­li­dato. Io penso a una regione snella, che dele­ghi gran parte delle fun­zioni ai comuni e che assolva a un ruolo solo legi­sla­tivo, di pro­gram­ma­zione e indirizzo.

Come ho già detto, uti­liz­zando risorse regio­nali, nazio­nali e comu­ni­ta­rie, per prima cosa intro­dur­rei un red­dito di soprav­vi­venza per le fami­glie più in dif­fi­coltà in modo da aggre­dire imme­dia­ta­mente la dram­ma­tica con­di­zione dei cit­ta­dini cala­bresi con­dan­nati a vivere nella regione più povera d’Italia (vedi gli ultimi dati Svimez).

Penso, inol­tre, che non sia pos­si­bile che il cen­tro­si­ni­stra possa imbar­care tra­sfor­mi­sti e per­so­naggi che hanno già avuto espe­rienze di governo con il cen­tro­de­stra, come invece è avve­nuto nel pas­sato, né tanto meno che sia pos­si­bile ripro­porre in Cala­bria «lar­ghe intese» con quelle forze, come il Ncd di Alfano, Gen­tile e Sco­pel­liti, che sono le prin­ci­pali respon­sa­bili del dramma della nostra regione. Alcuni mesi fa i par­la­men­tari di Sel hanno pre­sen­tato una inter­pel­lanza urgente su tutte que­ste que­stioni: la rispo­sta del governo è stata fran­ca­mente delu­dente. La let­tera inviata sulla man­cata con­vo­ca­zione delle ele­zioni regio­nali al capo dello stato dai capi­gruppo di camera e senato, Scotto e De Petris, non ha ancora avuto risposta.

Chi ha a cuore le sorti della Cala­bria non può rima­nere indif­fe­rente di fronte a quanto sta acca­dendo. Ecco per­ché ho deciso di con­cen­trare tutti i miei sforzi per il ritorno imme­diato alle urne e quindi alla demo­cra­zia. In que­sta dire­zione pro­muo­verò anche un appello pub­blico da far sot­to­scri­vere da tutti i miei col­le­ghi sin­daci cala­bresi (in ordine alfa­be­tico in modo che non risulti io il primo) per chie­dere le elezioni.

Un’ordinanza del Tar della Cala­bria dà dieci giorni di tempo per la con­vo­ca­zione delle ele­zioni. Mi auguro si abbia il buon gusto di non ricor­rere al con­si­glio di stato per con­ti­nuare que­sta ver­go­gna e si dia seguito a quanto ordinato.

* Sin­daco di Lame­zia Terme, can­di­dato alla Pre­si­denza della Regione Calabria

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