L’anomalia greca esplora Bruxelles

L’anomalia greca esplora Bruxelles

Atene. Apertura al dialogo con Syriza, per i vertici europei la Grecia non è più una fonte di contagio. Ma pesa il pessimismo premeditato dei mercati. Verso le elezioni anticipate del 25 gennaio, Alexis Tsipras lavora da premier. Haircut del debito e cancellazione del memorandum, ma anche rassicurazioni ai creditori

Atene, manifestazione di Syriza

Anto­nis Sama­ras e alcuni part­ner euro­pei alleati del pre­mier greco, in pri­mis la can­cel­liera tede­sca Angela Mer­kel, con­ti­nuano a pro­muo­vere la stra­te­gia della paura. La poli­tica della sini­stra greca, secondo loro, porta il paese nel caos. Die­tro le quinte, però, a sen­tire fonti diplo­ma­ti­che a Bru­xel­les, «si pre­pa­rano a un governo di Syriza, per­ché Ale­xis Tsi­pras sta lasciando la reto­rica rivo­lu­zio­na­ria di due anni fa».
Per i part­ner euro­pei, Atene non è più una fonte di con­ta­gio, come soste­ne­vano in pas­sato, ma sem­pli­ce­mente «un’anomalia in seno all’Ue, e quindi si può dia­lo­gare anche con un governo delle sini­stre». Secondo il Finan­cial Times, la pro­spet­tiva di un tale governo «non è un vero e pro­prio tabù per Bru­xel­les» e «una crisi poli­tica greca, che tre anni fa ha rischiato di affos­sare la moneta unica, potrebbe non costi­tuire più una minac­cia per l’esistenza della zona euro».

 

31desk1 nel testo TSIPRAS

C’è, invece, chi con­ti­nua a soste­nere che «l’establishment euro­peo farà tutto quello che potrà fino all’ultimo, in modo che Syriza non governi il paese» e che «il mec­ca­ni­smo del fondo salva-stati non garan­ti­sca al 100% l’Eurozona, nel caso Syriza e la troika (Fmi, Ue, Bce) non tro­vino un accordo». Intanto ad Atene la mag­gio­ranza dei greci non crede che un governo delle sini­stre potrebbe dan­neg­giare il Paese, anzi, c’è la con­sa­pe­vo­lezza che i gio­chi spe­cu­la­tivi ven­gono fatti dai mer­cati e dagli inve­sti­tori stranieri.

Il taglio del debito pubblico

L’agenzia Bloom­berg e alcuni mass-media con­ser­va­tori euro­pei stanno adot­tando l’idea di un taglio del debito pub­blico greco, pro­po­sta avan­zata da tempo da Ale­xis Tsi­pras, ma di cui, per il momento, non si è par­lato a Ber­lino o a Bruxelles.

L’haircut del debito — il rap­porto tra debito e Pil rimane a livelli altis­simi, attorno al 170% -, come pre­sup­po­sto per la cre­scita del Paese, è infatti uno dei due pila­stri del pro­gramma eco­no­mico della sini­stra radi­cale, l’altro riguarda la can­cel­la­zione del memo­ran­dum. E su que­sto «il governo di Syriza chie­derà una con­fe­renza inter­na­zio­nale» afferma Tsi­pras, secondo il quale «il taglio non andrebbe a pena­liz­zare i cre­diti dete­nuti dai pri­vati, ma dovrebbe essere con­cesso dalla troika, che ha in mano una grossa fetta di que­sto debito pub­blico greco».

Tant è vero che, a sen­tire gli eco­no­mi­sti, que­sti pre­stiti ad Atene non saranno mai ero­gati per intero, quindi è meglio per i cre­di­tori un taglio del debito oppure un pro­lun­ga­mento degli acconti, visto che «un fatto simile (il taglio del debito) è avve­nuto in Ger­ma­nia nel 1953», come fa notare l’eurodeputato Mano­lis Glezos.

Tsi­pras, inol­tre, ha pro­messo di far aumen­tare ai livelli pre­ce­denti alla crisi, il sala­rio minimo men­sile (abo­li­zione di alcuni tagli con­cor­dati con la troika), la lotta all’evasione fiscale, che arriva al 25% del Pil (la media euro­pea è attorno al 10%) e alla cor­ru­zione, la crea­zione di 300 mila nuovi posti di lavoro pun­tando su un piano di inve­sti­menti per sti­mo­lare la cre­scita e l’alleggerimento fiscale degli strati sociali più col­piti dalla crisi; il lea­der di Syriza è con­tra­rio, invece, a qual­siasi misura aggiun­tiva, cioè a una nuova auste­rity che pre­veda ancora tagli a sti­pendi, pen­sioni e inden­nità oltre a licen­zia­menti, come pre­sup­po­sto per l’incasso di nuovi aiuti finan­ziari dai cre­di­tori internazionali.

I mer­cati sul Grexit

All’atteggiamento ambi­guo dei part­ner euro­pei si sovrap­pone il pes­si­mi­smo pre­me­di­tato dei mer­cati che temono «il ritorno del default in Gre­cia» e di «una tem­pe­sta nella zona euro», se Syriza «annu­lerà tutti gli accordi con la troika». «Il 2014 non è il 2012 e quindi non pas­serà il ter­ro­ri­smo dei mer­cati», sot­to­li­nea Tsi­pras, ma lo scon­tro tra un governo delle sini­stre e i mer­cati sem­bra ine­vi­ta­bile anche nel caso che i part­ner euro­pei voles­sero evi­tarlo. Indi­ca­tivo è il crollo cla­mo­roso della borsa di Atene pro­prio nel giorno in cui uffi­cial­mente si anti­ci­pa­vano le ele­zioni pre­si­den­ziali, ma anche quello di lunedì scorso, crolli inter­pre­tati come un avver­ti­mento nei con­fronti di chi, leggi Syriza, cerca di deviare da ciò che gli stessi mer­cati con­si­de­rano «sta­bi­lità politica».

L’incubo del Gre­xit, dell’uscita della Gre­cia dalla zona euro viene ripro­dotto senza scru­poli dai mer­cati, i quali, a pre­scin­dere dalla situa­zione reale, dai «pro­gressi» sul fronte macroe­co­no­mico di Atene, comun­que si schie­rano con­tro Syriza.

Gold­man Sachs e l’agenzia di rating Moody’s valu­tano nega­ti­va­mente sia la pro­spet­tiva di ele­zioni anti­ci­pate, per­ché dimi­nui­rebbe la cre­di­bi­lità del paese, sia l’eventualità di un governo delle sini­stre, per­ché «potrebbe tagliare i ponti con i cre­di­tori internazionali».

Secondo ana­lisi pes­si­mi­ste, ripro­dotte da alcuni quo­ti­diani, «la con­se­guenza dell’interruzione dei finan­zia­menti dalla Bce alle ban­che gre­che (nel caso che un governo del Syriza con­ti­nui a opporsi alle misure aggiun­tive) sarebbe la chiu­sura improv­visa degli spor­telli e dei ban­co­mat in Gre­cia, impe­dendo così ai cor­ren­ti­sti di acce­dere ai loro soldi» come acca­duto nel marzo del 2013 a Cipro. Allora nell’ isola le ban­che cipriote rima­sero senza con­tanti per parec­chi giorni, pro­vo­cando la rea­zione dei cit­ta­dini e un memo­ran­dum pesante per tutti i ciprioti.

Corsa con­tro il tempo

Il tempo nella capi­tale greca in effetti stringe. Tra un mese, a pre­scin­dere dalle ele­zioni anti­ci­pate e dal governo che si for­merà, Atene deve incas­sare 7 miliardi di euro (sui 230 già con­cessi) per coprire i pro­pri biso­gni. L’Eurogruppo durante la sua riu­nione a metà dicem­bre ha deciso di pro­lun­gare la vali­dità del pro­gramma di risa­na­mento dell’economia greca sino alla fine del pros­simo feb­braio — la deci­sione è stata respinta da Syriza — ma sta alla troika e al governo greco tro­vare un accordo sulle misure aggiun­tive (altri 2,5 miliardi di tagli), fina­liz­zate alla con­clu­sione del con­trollo sull’attuazione del pro­gramma stesso. Que­sta è infatti la con­di­zione indi­spen­sa­bile per l’uscita del Paese dal memo­ran­dum e per l’attuazione della linea di soste­gno pre­cau­zio­nale (Eccl) fin­ché la Gre­cia non sarà in grado di tor­nare sui mer­cati inter­na­zio­nali.
In altri ter­mini, Bru­xel­les e Ber­lino sot­to­li­neano che né il denaro, né la linea di cre­dito pre­cau­zio­nale saranno con­cessi ad Atene fino a quando la Gre­cia non avrà con­cluso il piano di risa­na­mento eco­no­mico nel suo insieme, che vuol dire accet­ta­zione da parte del governo greco della nuova austerity.

La domanda che si pone già è come si potranno incas­sare quei soldi dai cre­di­tori inter­na­zio­nali neces­sari ad Atene per pagare gli sti­pendi, le pen­sioni e per rifi­nan­ziare il debito (i bond in sca­denza), nel momento in cui pro­prio in quel periodo, in feb­braio, ci sarà il ricorso anti­ci­pato alle urne e le trat­tat­tive per la for­ma­zione di un governo? Come si com­por­terà Ale­xis Tsi­pras, tra i cri­tici più severi delle poli­ti­che di auste­rità del Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale, dell’Unione euro­pea e della Banca cen­trale euro­pea? Se come nuovo pre­mier respin­gerà ogni trat­tat­tiva con la troika, lo stato greco rischia di tro­varsi senza soldi nelle casse; se accetta avrà fatto una mano­vra di 180 gradi.

La tat­tica di Tsipras

Per il momento il lea­der della sini­stra radi­cale greca ras­si­cura i suoi inter­lo­cu­tori inter­na­zio­nali e soprat­tutto gli euro­pei che non ha la minima inten­zione di uscire dall’euro, sapendo benis­simo che l’Ue non può per­met­tersi di far uscire la Gre­cia dall’Eurozona, non sol­tanto per­ché non è pre­vi­sto nei trat­tati dell’Ue, ma anche per le riper­cus­sione che avrebbe in tutto il vec­chio continente.

Quello che conta per Syriza è gua­da­gnare tempo e non ali­men­tare, senza volerlo a causa della pres­sione dei mer­cati, la crisi uma­ni­ta­ria nel Paese. A un passo dal potere Tsi­pras sta cam­biando tat­tica — altri dicono oltre la reto­rica, anche stra­te­gia poli­tica — per quanto riguarda il memo­ran­dum, gli accordi già fir­mati tra Atene e la troika.

La pro­messa del lea­der di Syriza, un anno fa al par­la­mento, che «l’unica pro­po­sta alter­na­tiva è l’annullamento di tutte le misure di auste­rità con una legge che avrà sol­tanto un arti­colo» è stata sosti­tuita dall’ even­tua­lità di trat­tare con i cre­di­tori inter­na­zio­nali e comun­que di non deci­dere prima di con­sul­tarsi con loro. Anche per­ché noti espo­nenti della sini­stra radi­cale, come il pro­fes­sore di Diritto del lavoro Ale­xis Mitro­pou­los, par­la­men­tare di Syriza e pro­ve­niente dal Pasok, fanno notare che «chi crede che il memo­ran­dum potrebbe essere annul­lato sem­pli­ce­mente con una legge non cono­sce affatto gli impe­gni deri­vanti dagli accordi».

Tsi­pras con i ver­tici di Syriza sono già al lavoro per met­tere a punto il pro­gramma dei primi cento giorni di governo e soprat­tutto per non tro­varsi impre­pa­rati a ridosso delle sca­denze di feb­braio. A que­sto pro­po­sito si è incon­trato con l’ex gover­na­tore della Banca di Gre­cia, Jor­gos Pro­vo­pou­los, defi­nito un anno fa «l’ambulante delle banche».

Rea­zioni interne

Che Tsi­pras abbia lasciato la reto­rica, dando spa­zio al rea­li­smo poli­tico, è evi­dente anche dalla sua visita al Pen­ta­gono, il quar­tier gene­rale del mini­stero della difesa greco, tra­di­zio­nal­mente roc­ca­forte della destra (la memo­ria del colpo di stato dei colo­nelli nel 1967 è ancora viva), dove ha ras­si­cu­rato la lea­der­ship mili­tare, «Ci sarà una con­ti­nua­zione nello stato», ha pro­messo se Syriza andrà al potere. Il tour del lea­der della sini­stra radi­cale ha com­por­tato anche la visita ai mona­steri di Monte Athos, al Vati­cano, dove si è incon­trato con il Pon­te­fice, e all’archivescovo della potente Chiesa Orto­dossa Greca per accre­di­tarsi fra le gerar­chie in vista delle urne.

In que­sto ambito di aper­ture poli­ti­che Tsi­pras si è incon­trato al Forum di Como con José Manuel Bar­roso, Jean Claude Tri­chet, Joa­quin Almu­nia, Mario Monti, Enrico Letta, men­tre i respon­sa­bili della poli­tica eco­no­mica di Syriza, Jor­gos Sta­tha­kis e Jan­nis Milios, entrambi pro­fes­sori uni­ver­si­tari, sono andati alla City di Lon­dra a par­lare per illu­strare e discu­tere con inve­sti­tori e rap­pre­sen­tanti di hedge fund il pro­gramma eco­no­mico del partito.

Que­ste mosse di rea­li­smo poli­tico di uno Tsi­pras in pole posi­tion per la pre­mier­ship, non ven­gono viste di buon occhio dai suoi avver­sari interni, come per esem­pio Pana­jo­tis Lafa­za­nis, capo­gruppo par­la­men­tare e lea­der dell’Aristero Revma (Cor­rente di sini­stra), com­po­nente comu­ni­sta di vec­chio stampo in seno a Syriza, che «non vorebbe alcun con­tatto con i rap­pre­sen­tanti del neo­li­be­ra­li­smo euro­peo». «Di poli­glot­ti­smo degli espo­nenti di Syriza per quanto riguarda le pro­po­ste per uscire dalla crisi» parla anche una parte del elet­to­rato, nono­stante si dichiari a favore della sini­stra radicale.

 

 
Ultima modifica ilVenerdì, 02 Gennaio 2015 22:49

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