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Terrorismo e Guerra dopo Parigi . uno sguardo per capire -Mimmo Rizzuti

Forum Italo Tunisino Per la Cittadinanza Mediterranea

Dopo lo sgomento , l’orrore, il dolore e la solidarietà, la condanna netta e senza appello di un attento barbaro e terrificante, la rabbia,   occorre fermarsi. Ragionare con intelligenza, mettere in campo, le riflessioni sullo scenario in cui siamo immersi ed iniziative coerenti, per arrivare, nel confronto  con gli altri,  a trovare le risposte ed i rimedi più efficaci e di lungo periodo.

Prima di provocare altri disastri sarebbe opportuno mettere a nudo le cause storiche e contingenti di un fenomeno che   qualcuno ha definito la peste del XXI  secolo.

Un fenomeno che genera sulla scena mondiale, in primo luogo nell’area e nei Paesi direttamente coinvolti, instabilità, pericoli ed ansia permanenti in un quadro che richiama guerre di lunga durata, come quella dei trent’anni,  che nei secoli scorsi hanno attraversato l’Europa.

Se, come dice il presidente francese Hollande, siamo in guerra dobbiamo in primo luogo partire dalle cause e dalle responsabilità, dalla natura ed obiettivi della guerra in cui siamo precipitati,  del nemico che vogliamo combattere, dalle alleanze e dalle misure  da stabilire, a cominciare dal blocco della vendita di armi anche ad alleati dell’occidente che finanziano e sostengono direttamente e indirettamente Califfato e Terrorismo e prefigurarne gli esiti possibili.

La storia recente ci mostra infatti che tutte le guerre innescate nell’area che va dall’Africa- Mediterranea alla penisola arabica, al Corno d’Africa, all’Afganistan, hanno sortito risultati tragici ed hanno generato il caos ed i mostri con cui siamo chiamati a confrontarci e che il loro obiettivo non è mai stato ( come d’altronde storicamente sempre avvenuto, la diffusione della democrazia, della libertà e dei diritti, ma il potere, la ricchezza, il posizionamento geo-strategico. E per questo non ci si è fatti scrupolo di costruire mostri e trasformarli, con mani di vernice, in combattenti per la libertà. E’ quanto avvenuto negli scenari di interesse geo-strategico  e per quel che più direttamente ci coinvolge ,nell’Europa e nell’area mediterranea e medio orientale, nell’ultimo quarto del secolo scorso e l’inizio del secondo millennio con il procedere della globalizzazione e dei cambiamenti epocali sul piano della tecnologia, della finanza,  delle visioni del mondo, dei mutamenti storico-politici e geografici.

Perciò, per  cercare di muoverci in uno scenario complicatissimo bisogna aver chiaro ciò che si ha di fronte.

 Che guerra è quella in corso? chi sono protagonisti? chi sono i loro alleati? quali gli obiettivi?  Qual è il ruolo ed il peso  ed il ruolo  dei singoli stati europei,dell’ UE e dell’Occidente?  Quali le possibili vie d’uscita.

 Ognuno ha sue risposte a queste ovvie domande. Risposte , ben costruite e diffuse dai grandi media, che nella loro stragrande maggioranza tendono, se non a tacere, a ridimensionare ed a confinare in richiami e spazi marginali, motivi che storici ed analisti seri, ritengono di fondo.

La Guerra in corso e i suoi grandi assenti

La guerra in corso, per non andare ancora più indietro, affonda le radici nell’accordo anglo-francese  ( 1915-16)  Sykes - Picot , la conseguente divisione dell’impero ottomano e le modalità con cui fu operata dalle  potenze europee che, come noto,  “si accordarono tra loro sul modo in cui spartirsi quei territori e sulla forma da dare agli Stati sorti dalle ceneri dell’impero caduto senza la minima consultazione delle popolazioni e delle élite locali”.

Verso la fine di quel secolo, anni 80 del 900, nodi, ferite e contraddizioni di quella spartizione vengono al pettine ed esplode nella regione una sfida sanguinosa.

Una sfida  che si copre dietro lo schermo di diverse, anche radicalmente ,  concezioni dell’Islam,  ma in realtà  ha al suo centro gli interessi egemonici delle varie potenze regionali musulmane  (Arabia Saudita, Turchia, Egitto,Libia,Iran, Iraq Paesi del Golfo….etc) nel quadro geopolitico della globalizzazione , delle sue regole ferree, delle partite a scacchi delle grandi potenze ( USA, RUSSIA, CINA) a tutela del loro posizionamento e dei loro interessi.

Le guerre americane del Golfo e dei loro  alleati “volenterosi”, cui si aggiungono i più recenti e scriteriati attacchi  francesi e inglesi alla Libia sostenuti dell’Occidente e dalla Nato, fanno il resto e generano la situazione di caos in cui siamo immersi , ovviamente in maniera differente, a nord, sud ed est del Mediterraneo.

Ma fin qui restiamo nella dimensione della geopolitica e trascuriamo un elemento che solo 4 anni fa riempiva le prime pagine dei giornali di tutto il mondo: Le rivolte e le rivoluzioni delle primavere arabe. Un aspetto, del tutto trascurato e accantonato, tranne che dalle attente analisi di alcune riviste specializzate( in Italia, per esempio, LIMES di Lucio Caracciolo) a dai più attenti e schierati osservatori dei processi economici, culturali  e politico sociali che attraversano il mondo arabo-musulmano.

Ebbene, da dove e da cosa nacque quell’ondata imponente che scuoteva dalle fondamenta società apparentemente ingessate e rivendicava pane, diritti , dignità e partecipazione trasferendosi subito anche sulla sponda nord del mediterraneo?

Qui i grandi movimenti degli “indignados”  che, dalla Puerta del Sol di Madrid,  in varia misura e forma, interessarono tutta l’Europa e che in Italia si manifestarono con la storica vittoria del Referendum per l’acqua pubblica, davano il senso di una scossa sociale di prima grandezza che agitava tutta l’area del bacino.

E’ quello il punto da cui ripartire per poter sperare di  aprire una pagina nuova in questa guerra permanete sempre più tragica e rovinosa.

E’ quello un momento che comincia a travolgere dittatori e gerarchie corrotte e autoritarie che apre alla speranza e alla prospettiva di una vita dignitosa, di un lavoro onesto per milioni di giovani, del cambiamento di sistemi autoritari di governo, negatori dei diritti fondamentali e della dignità  delle persone.

E’ il momento in cui nel sud e nell’est del Mediterraneo, nella penisola arabica, tremano governi , monarchie, dittatori e poteri corrotti e autoritari.

E’ il momento in cui si avverte che intere popolazioni possono faticosamente aprire un percorso praticabile per il passaggio dalla sudditanza alla cittadinanza e che i movimenti che scuotono il sud del Mediterraneo possano saldarsi con i movimenti vecchi e nuovi che nel nord Mediterraneo e in Europa rivendicano un nuovo protagonismo, lavoro, dignità, la fine della dittatura della Finanza e delle giugulatorie politiche comunitarie di austerità.

La risposta dei poteri minacciati non si fa attendere e assume le forme più diverse per colpire e abbattere un fenomeno la cui diffusione potrebbe essere letale per loro e l’insieme dei  sistemi e gruppi di potere al governo dalla seconda metà del 900, alternativamente  sostenuti e avversati dalle grandi potenze e dall’Occidente intero, nel quadro del loro confronto, scontro e posizionamento geopolitico in un’area vitale per il mondo.

E in questo quadro l’ISIS –DAESH fa comodo a tantissimi e la volontà di abbatterlo delle dichiarazioni ufficiali si infrange con gli interessi palesi o nascosti dei singoli attori che le pronunciano.

Anche la guerra in cui siamo precipitati, quindi,  spezzone della terza guerra mondiale o continuazione della prima, è una guerra come le tante altre che l’hanno preceduta e non cambierà verso se non si metterà in moto un nuovo grande protagonismo dei cittadini e dei popoli in tutte le latitudini, in grado di spingere per coniugare insieme lotta alla barbarie e  al terrore e lotta per il mutamento degli assetti sociali, riconoscimento come sacro del diritto alla vita , alla dignità, alla fuoriuscita dalla fame, dalla sete, dalle violenze permanenti continue esercitate sui più deboli e sulle popolazioni di interi continenti. E’ difficile, perché  viviamo in una condizione in cui sembra impossibile un’altra visione del mondo e della società, rispetto all’esistente. Ma bisogna provarci.

Bisogna perciò,  riannodare laddove e come possibile la rete dei rapporti sociali, politici e culturali. Rafforzare progetti di interscambio tra le associazioni della società civile, mettere in atto un grande sforzo sul piano della corretta informazione, della conoscenza del mondo arabo-islamico, lavorare per  favorire l’accoglienza dei migranti e l’integrazione nel rispetto delle diversità culturali e di fede di quanti oggi arrivano  o sono già da anni nel nostro Paese.

In quest’ottica molte cose si possono fare.

A cominciare da un’Erasmus mediterraneo da intestare , perché no, ad Averroè che faciliti lo scambio tra gli studenti delle diverse sponde del mediterraneo; dalla messa in piedi in ogni Paese di programmi specifici di “deradicalizzione delle posizioni” attraverso lo studio e la conoscenza dell’insieme del mondo Mediterraneo a partire da quello arabo-islamico, di cui si conosce, in generale e non sempre, solo la vulgata televisiva e propagandistica , la costruzione di forum permanenti tematici a partire  da acqua, agricoltura, cittadinanza e di città.

Solo un nuovo protagonismo delle giovani generazioni e della, cosiddetta, società civile può sconfiggere la barbarie e costruire una pace improntata alla dimensione della dignità umana e ad un nuovo rapporto tra i popoli.

D’altra parte giovani e società civile sono i soggetti  che in Tunisia, il primo dei Paesi dal quale sono partiti i sommovimenti del 2011 e l’unico   a non essere travolto dalla reazione, hanno consentito la vittoria e la difesa dei principi della rivolta-rivoluzione del 2011 e la costituzionalizzazione dei suoi principi , guadagnandosi il Nobel per la Pace.

Mimmo Rizzuti ( presidente Forum Italo Tunisino per la Cittadinanza Mediterranea) 

www.forum italotunisino.com

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