SEM Documento Costitutivo

 

ASSOCIAZIONE POLITICO CULTURALE 

“SINISTRA EUROMEDITERRANEA”

Incontro costitutivo, Napoli 8 giugno 2006

 

Si è costituita  l’8 Giugno 2006 , a Napoli, l’associazione politico culturale  “ Sinistra Euromediterranea.”

La costituzione formale dell’associazione segna il punto di arrivo di un percorso  partito nel 2003 con il “Cantiere meridionale di Cosenza” e passato attraverso una lunga serie di confronti ed esperienze che hanno trovato un primo momento di sistematizzazione nel documento “Sinistra Euromediterranea, Meticciato e Comunità” discusso nell’Università della Calabria lo scorso 14 gennaio in un partecipato seminario.

 La Sinistra Euromediterranea [SEM] da tempo  ha dato inizio ad un percorso autonomo di riflessione che ha  incrociato,  a metà del suo cammino, l’associazione  “Uniti a Sinistra”, con la quale ha sviluppato e intende mantenere, un rapporto fortemente sinergico nel percorso di costruzione  del partito della Sinistra Europea [Se], promosso nel 2004 da Rifondazione  Comunista,  da numerosi  altri partiti della sinistra radicale europea e  da soggetti individuali e collettivi,  che ha già avviato la fase costituente della sezione italiana del partito, con i seminari del dicembre 2005 e marzo 2006 e la redazione di una carta di intenti.

L’obiettivo dichiarato è quello  di giungere alla formalizzazione del nuovo soggetto politico  tra la fine dell’anno in corso e i primissimi mesi del 2007.

In quest’ultima fase di scambi di esperienze e confronti, precedenti l’ormai imminente avvio del percorso costituente della Sinistra Europea, La SEM ha incontrato  le associazioni milanesi  e del nord del Paese che si ritrovano nel manifesto di “Socialismo 21” avviando con loro un positivo confronto di analisi ed  esperienze, che intende proseguire.

Nel panorama ormai vasto delle Associazioni e dei movimenti che sono coinvolti nel processo costituente della SE - che ha al centro della propria riflessione le trasformazioni intervenute nell’ultima parte del secolo scorso nel modo di produzione capitalistico, con le parallele profonde mutazioni del lavoro e nel lavoro, con i processi indotti dalla globalizzazione liberista che sta determinando nel pianeta una gigantesca e nuova forma di “aparthaid globale”, con la crisi della democrazia rappresentativa e delle forme novecentesche della politica, la Sem si colloca con un suo preciso punto di vista, espresso nel documento “ Sinistra Euromediterranea, Meticciato e Comunità” e sottoscritto da un vastissimo arco di persone, tra cui numerosissimi studiosi, e associazioni.

Nel contesto del documento sopra richiamato, la SEM, proponendosi  di partecipare al processo  costituente del partito  della Sinistra Europea,  intende esplorare e lavorare alla realizzazione di  tutte le possibili sinergie per contrastare le politiche liberiste della globalizzazione e dei suoi governi europei. Intende contribuire alla rielaborazione di un programma socialista per l’Europa capace di dialogare con tutte le forze di opposizione alla globalizzazione ed alle sue politiche per un nuovo progetto di società avente come obiettivo il policentrismo delle comunità e delle sue regioni e il loro Bene Comune, partendo dai bisogni,dalle culture, dalle stesse contraddizioni delle società mediterranee e mettendo - nel caso italiano - profonde radici nel mezzogiorno che non è mai stato protagonista politico dei cambiamenti più importanti del ’900.

La scelta Euromediterranea della associazione è motivata dalla convinzione che la rifondazione della sinistra europea richiede l’avvio di un processo di revisione  critica molto forte della storia del Novecento, che con le sue politiche coloniali prima e imperialiste poi, con la devastazione sociale che il modello capitalistico di produzione ha introdotto nei mercati e nelle società europee, ha creato un muro profondo  di divisione( quando non di odio) tra l’Europa e i popoli delle altre grandi e piccole tradizioni culturali e di civiltà.

La stessa costruzione dello Stato del Benessere delle società industriali non si è basata solo, come la retorica corrente racconta, sulle grandi capacità produttive delle società europee,  ma, prevalentemente sulla rapina e lo sfruttamento delle risorse degli altri paesi e su un processo concertato di spartizione del “bottino” conquistati con la violenza economica, politica e militare.

In quest’ottica appare evidente come alla profondità dell’analisi messa in campo nella critica alle esperienze di “socialismo reale” dei paesi dell’Europa dell’Est, va oggi affiancato un eguale processo di critica della cultura dell’Eurocentrismo e dell’Occidentalizzazione che hanno ispirato i nostri sistemi produttivi (il fordismo prima e la globalizzazione poi) e istituzionali (la democrazia parlamentare e delegata e le sue leggi erette a principi e diritti universali). La rottura con queste culture e tradizioni che sono penetrate profondamente anche nella cultura dei partiti della sinistra e dei movimenti sindacali, è una premessa indispensabile per una revisione delle nostre forme di organizzazione economica e politica in Europa e perché un dialogo e una collaborazione con i forti movimenti politici e della società civili dei paesi del sud del mediterraneo, dell’Asia e dell’America Latina, sia possibile.

Questo richiede oltre che una nuova elaborazione delle nostre esperienze e teorie una grande rivoluzione culturale che partendo dal basso scomponga e ricomponga tutti i paradigmi oggi dominanti, dentro e fuori il movimento operaio e la società civile. Una rivoluzione culturale che ponga la Sinistra Europea fuori dal disegno di Apartheid globale della globalizzazione, condizione indispensabile per riprendere un colloquio aperto e onesto con le società arabe, africane e dell’Asia e con i movimenti e le società civili di questi paesi. L’ostacolo a una ricostruzione del bene comune di ogni società, al risveglio delle comunità e società sulle quali costruire una mondialità alternativa alla globalizzazione, economie locali e di pace,  non è l’instabilità degli altri popoli e paesi o le loro difficoltà economiche, ma la ricchezza sfrenata delle società occidentali, la loro arroganza culturale e del potere.

La trama di questa impostazione si ritrova tutta nel documento “ Sinistra Euromediterranea Meticciato e Comunità”, già pubblicato.

La sinistra del XXI secolo non potrà che essere una sinistra creativa, non burocratica, non appiattita sullo statalismo, sul mercato e sulle istituzioni, ma capace di ridare vera partecipazione  ai cittadini, che oggi ne sono stati privati da un potere pervasivo e strabordante  dell’economia e dell’impresa e dalla trasformazione dei partiti, anche di sinistra, in un coacervo di tendenze ed interessi tenuti insieme  dal potere del leader.

La cancellazione del ceto medio e della classe operaia  mediante la valorizzazione del lavoro da parte del capitale finanziario costituiscono la base del nuovo patto sociale  e politico sul quale si sono organizzati i nuovi poteri della globalizzazione. 

Le radici di un nuovo movimento socialista euro mediterraneo sono da ricercare nelle comunità e nelle economie locali, nella crescita dal basso  di esperienze sociali, di economie solidali.

Allo strapotere della finanza  vanno messe le briglie per  riportarla ad essere un mezzo di supporto alle scelte produttive, sociali e culturali delle comunità e non strumento  di potere decisionale sulle scelte delle imprese e dei cittadini.

La banca etica  non può perciò divenire il volto buono della finanza  ma lo strumento della sua dismissione  e deve diventare sempre meno banca  e sempre più etica, strumento di progettazione  e partecipazione piena  alla costruzione di economie  solidali. 

Ma proprio per questo non è superfluo ribadire che dire Sinistra Euromediterranea non allude a una scelta geografica, ma a un ambito culturale e politico che pone come fondamentale, per la costruzione di un soggetto politico europeo di sinistra, la necessità di fare i conti con il dominante eurocentrismo e con la tradizione industrialista europea di sfruttamento dei Paesi poveri concretizzatasi nelle politiche mediterranee della Unione Europea nelle diverse forme espresse dagli anni 50 ad oggi:

    la politica mediterranea (post colonialismo) dal ‘50 al ‘71; la politica globale mediterranea (cooperazione) dal ‘72 al ‘91; la politica mediterranea rinnovata  (Pmr, cosviluppo) dal 1992 al 1995; il partenariato euromediterraneo (PEM, anelli di solidarietà,) dal 1995 al 2003; la politica di vicinato (anelli di amici-PEV- che reintroduce  il criterio bilaterale e competitivo nei rapporti tra i singoli Paesi e l’UE e toglie al rapporto con il Mediterraneo la dimensione strategica affermata dall’Unione, nella precedente fase della dichiarazione di Barcellona).

Dalla approfondita discussione sui temi posti, dai documenti e dalle analisi finora sviluppate ed in buona  parte sopra richiamate, è apparsa chiara la necessità di dare vita alla “SEM”; un’associazione dotata di tutta la autonomia necessaria per svolgere in prima persona un ruolo positivo e dialettico nel processo di costruzione della sinistra europea, in un rapporto sinergico e di rete con tutti i soggetti coinvolti: associazioni, singoli  e partito.

E’ emersa anche la necessità di strutturare l’associazione su due livelli: uno che tenga aperto il rapporto con la ricerca e la politica; l’altro che  si misuri,  attraverso la costituzione di autonomi “cantieri sociali”, con la traduzione pratica delle elaborazioni e delle proposte.

  

L’associazione  si è data un gruppo di riferimento e coordinamento provvisorio formato da Bruno Amoroso, Andrea Morniroli, Tonino Perna, Anna Pizzo, Mimmo Rizzuti, con il compito di provvedere ai rapporti con  l’esterno,  con gli altri soggetti coinvolti nella costruzione della SE, alla definizione del processo organizzativo dell’associazione, che prevede, come le altre associazioni coinvolte nel percorso di costruzione  della SE, un proprio  forum  cui possono aderire tutte le persone e le associazioni interessate, a partire da quelle con le quali è già in corso un proficuo lavoro comune.

L’associazione  appena costituita ha prefigurato anche un percorso di lavoro che accompagni, in autonomia, il processo costituente della SE e che prevede, nel prossimo autunno:

    una “ Carovana” che da  Napoli, attraverso tutte le regioni del sud, giunga  a Palermo, per presentare l’associazione, anche  attraverso la discussione dei più recenti testi critici  sulle politiche mediterranee , sulle forme della politica, sul rapporto politica, sociale,  movimenti, associazioni e sulla distinzione ed il  rapporto destra sinistra nel XXI secolo; due iniziative da definire (una a Napoli e una a Bari) sulle  scelte e le pratiche della associazione sul versante delle politiche sociali e dei diritti e sul rapporto regioni e sistema delle autonomie del sud d’Italia  con gli altri paesi e territori della meso regione mediterranea.

 

Napoli 8 giugno 200

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