Il Tribunale Internazionale dei Cittadini per il Libano, riunito a Bruxelles condanna Israele per l'invasione del Libano

La "giuria internazionale di coscienza per il Libano" è un progetto che intende iscriversi nella lotta contro l'impunità di tutti i crimini commessi, che intende promuovere il diritto internazionale ed in particolare il diritto umanitario e che mette il rispetto dei diritti umani fondamentali al di sopra di qualsiasi altra considerazione. Questa manifestazione si iscrive dunque strettamente nel quadro del diritto umanitario. Sarà questione soltanto dei fatti verificati nel luglio-agosto 2006 in relazione con il rispetto di questo diritto. Il nostro progetto non integra un dibattito politico sulla questione delle relazioni tra Israele ed i suoi vicini, né sulla questione palestinese.

Estate 2006: Israele invade e bombarda il Libano. Febbraio 2008: Condannato lo Stato Ebraico per crimine di guerra, crimini contro l'umanità e crimine di genocidio. Dal 22 al 24 febbraio 2008 si è tenuto a Bruxelles, presso la  "Maison des Associations Internationales", il "Tribunale Internazionale dei Cittadini per il Libano" col compito di giudicare gli atti commessi da Israele durante l'occupazione e i bombardamenti del Libano nei mesi di luglio-agosto 2006. La sera del primo giorno, i lavori del Tribunale sono stati aperti dalla coordinatrice Leila Ghanem, attivista dei diritti dell'uomo e membro della Sinistra Euromediterranea, sottolineando che il processo è un progetto promosso dalle vittime e dalla società civile libanese. L'iniziativa s'inserisce nel quadro della lotta contro l'impunità di tutti i crimini e della promozione del Diritto Internazionale e del Diritto Umanitario. Subito dopo, la Corte, composta da Adolfo Abascal (Cuba), Claudio Moffa (Italia) e Rajindar Sachar (India), è stata presentata dalla presidente del Tribunale Lilia Solano (Colombia). Il secondo giorno è stato quello degli avvocati, dei testimoni, degli esperti e delle ONG. La mattina è stato presentato l'atto d'accusa dagli avvocati libanesi Issam Naaman, Albert Fahrat, Hassan Jouny e Mohamed Tay, seguito dalle testimonianze di alcune delle vittime e sindaci previsti poiché non tutti sono riusciti ad avere il visto di ingresso in Belgio. Per tutto il giorno abbiamo ascoltato racconti drammatici di persone che hanno perso sotto le macerie intere famiglie; abbiamo visto immagini di corpi sfigurati da armi proibite e da nuove armi sperimentali; abbiamo assistito alla proiezione di video che rivelano la distruzione di centinaia di villaggi, palazzi, ponti, strade, infrastrutture varie, ospedali ecc; abbiamo seguito i filmati, i dati e la dimostrazione del fisico nucleare Mohamed Ali Kobeissy che provano l'uso dell'uranio nei missili israeliani. Particolarmente interessante è stata l'audizione dell'esperto Dr. Hugo Ruiz Diaz Balbuena, avvocato e rappresentante dell’Associazione Americana dei Giuristi presso il Consiglio dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite, in cui ha accusato le autorità israeliane di aver pianificato e commesso delle atrocità gratuite e immotivate, di aver violato le norme del Diritto Internazionale. Egli ha sostenuto nella sua argomentazione che anche in questo caso si è trattato di genocidio e ha denunciato inoltre sia lo stato di impunità di cui gode Israele nonostante i crimini commessi continuamente ai danni soprattutto del popolo palestinese sia il silenzio della comunità internazionale e dei media occidentali. Il terzo giorno è stato il giorno del verdetto. La Corte, che ha deliberato secondo il Diritto Internazionale e in particolare la Carta delle Nazioni Unite, le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e lo Statuto della Corte Penale Internazionale del 1998, ha preso atto dell'assenza dei difensori dello Stato di Israele a cui gli accusatori, rappresentanti della società civile libanese, hanno inviato una richiesta formale per nominare un suo avvocato difensore ma non hanno avuto risposta. Secondo il Tribunale, le testimonianze e la documentazione acquisita nel corso del dibattito hanno confermato quel che è stato rivelato dalla Commissione d'inchiesta dell'ONU del novembre 2006. Quella commissione ha deliberato che le forze israeliane hanno effettuato, durante l'aggressione dal 12 luglio al 24 agosto 2006, 7000 attacchi aerei su un territorio privo di difesa aerea; hanno ucciso più di 1100 persone di cui molti bambini, donne e anziani; hanno bombardato con sistematicità una buona parte delle infrastrutture del paese di cui strade, ponti, bacini di approvvigionamento d'acqua, centrali elettriche, depositi di carburante, terreni agricoli e di allevamento; hanno bombardato abitazioni civili, ospedali, colonne di automobili non militari in fuga con l'intento di uccidere il maggior numero di persone possibile; hanno bombardato musei, luoghi di culto, cerimonie religiose, piccoli supermercati in piccoli villaggi; hanno attaccato villaggi e quartieri senza difesa militare e hanno inflitto punizioni collettive e rappresaglie contro civili in zone occupate; hanno attaccato personale medico e sanitario durante il soccorso apportato alla popolazione civile; hanno fatto uso nei bombardamenti di armi proibite che causano danni immediati o ritardati alla popolazione civile e soprattutto ai bambini: bombe giocattolo, bombe a frammentazione, bombe all'elio e secondo un testimonio bombe all'uranio impoverito. Per il Tribunale, la sistematicità, la costanza e la continuità di tutti questi atti dimostrano che la popolazione civile era il bersaglio principale degli attacchi israeliani. Ma oltre alle vittime umane e le implicazioni psicologiche e sociali, i danni economici e ambientali provocati dall'aggressione sono stati catastrofici. Sul piano del diritto, si legge nel verdetto, l'invasione del 12 luglio 2006 non aveva nessuna giustificazione o legittimità ai sensi della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione Internazionale di Ginevra. Per tutti questi motivi, per gli atti commessi, sentiti i testimoni e gli esperti e acquisita la documentazione, la Corte del "Tribunale Internazionale dei Cittadini per il Libano" ha dichiarato le autorità israeliane responsabili della guerra contro il Libano nel 2006 e colpevoli dei seguenti crimini internazionali: crimine di guerra, crimini contro l'umanità e crimine di Genocidio. Certo, siamo lontani da una condanna riconosciuta dagli Stati, ma questo non toglie al verdetto la sua legittimità etica. Esso rappresenta soprattutto la vittoria della società civile e della sua forza morale. Ed è soprattutto sulla società civile che pesa il fardello di rappresentare la coscienza umana in un'era in cui la politica dei governi applica sistemi e persegue obiettivi diversi da quelli che vogliono applicare e perseguire le società umane. I fatti tragici di questi ultimi giorni nei campi palestinesi in cui donne e bambini continuano a morire sotto i bombardamenti dell'esercito israeliano dimostrano che l'impegno delle società civili nella lotta per un mondo più umano non è una opzione ma un dovere etico, un compito urgente e imperativo, perché la nostra indifferenza e il nostro silenzio rischiano di risultare colpevoli. Abdelkarim Hannachi Università di Catania
Ultima modifica ilDomenica, 12 Febbraio 2012 10:08

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