Presidente Napolitano: ma l'Italia è così diversa dalla Grecia?

Presidente Napolitano: ma l'Italia � cos� diversa dalla Grecia? Entrambi i paesi sono in recessione.Certo nel caso dell'Italia si tratta per ora di uno 0,7% in meno, secondo l'ultima rilevazione Istat, mentre per la Grecia si è aperta una voragine vertiginosa: nel quarto trimestre del 2011 il Pil ha segnato una contrazione pari al 7% rispetto allo stesso periodo del 2010. D'altro canto la condizione del nostro paese, rapportata a quella che fu negli anni successivi alla grande crisi innescata dal crollo di Wall Street del '29, è già peggiore

Il Presidente Napolitano aveva detto che l'Italia non è la Grecia. Così in effetti è. Tuttavia, in base alla considerazione che era ovvia fino a quando non è stata revocata in dubbio dallo scellerato comportamento degli organi della Ue, entrambi i paesi sono una parte importante dell'Europa. Sia in senso geopolitico, che economico, che in quello storico e culturale. Avevo perciò rispettosamente suggerito al nostro Presidente di rileggersi la celebre poesia di John Donne che tanto piacque a Ernest Hemingway al punto da indurlo a rubarne le parole per fare da titolo a uno dei suoi più famosi romanzi dedicato alla guerra civile spagnola: "Per chi suona la campana", appunto.
Ora vorrei scendere dalla poesia alla prosa e domandare al nostro Presidente della Repubblica, che è raffinato cultore della "scienza triste", ovvero l'economia, se le differenze fra la Grecia e l'Italia sono poi così profonde e se i nostri destini sono destinati a divaricarsi inevitabilmente. Non pretendo qui di fare una scientifica analisi comparata, ma forse di offrire qualche utile elemento di riflessione.

Entrambi i paesi sono in recessione. Certo nel caso dell'Italia si tratta per ora di uno 0,7% in meno, secondo l'ultima rilevazione Istat, mentre per la Grecia si è aperta una voragine vertiginosa: nel quarto trimestre del 2011 il Pil ha segnato una contrazione pari al 7% rispetto allo stesso periodo del 2010. Un record negativo, quale mai si era verificato nell'eurozona. Pesa tutto sulla (in)coscienza dei governanti della Ue, dal momento che quel risultato è la diretta conseguenza delle misure capestro imposte al paese ellenico.
D'altro canto la condizione del nostro paese, rapportata a quella che fu negli anni successivi alla grande crisi innescata dal crollo di Wall Street del '29, è già peggiore. Per noi italiani - e non solo - questa crisi sta diventando più devastante di quella degli anni Trenta. Lo dimostra questo grafico, costruito su dati Istat e Fmi, ove si vede che dopo i dieci anni intercorsi fra il 2000 e il 2010 (la crisi dell'economia reale in Italia data da prima di quella finanziaria innestata dai sub prime americani), il Pil ritorna più o meno agli stessi valori, mentre ben diversa è l'andamento tra il 1925 e il 1935:

Ora il governo greco è all'affannosa ricerca dei 325 milioni mancanti per accedere al nuovo intervento Ue, senza il quale il default politico e sociale già in atto si farebbe tecnico. La dead line è fissata per il 20 marzo. Ci vogliono 14,4 mld di euro e Atene non li ha. Ma sono una bazzecola per la Ue, se ci fosse un'altra politica. Il governo greco, otre che accanirsi nuovamente sul taglio alle pensioni e alle spese per medicinali, pensa anche di ridurre le spese militari, ossia le commesse per armamenti cui sono dirette beneficiarie la Francia e la Germania. Qui si tocca un punto centrale della tragedia greca.
La Grecia ha sempre avuto spese militari ben superiori alla media degli altri paesi europei. La ragione sta nella vicenda cipriota e nell'atavica diffidenza che i greci hanno nei confronti della Turchia. Sarebbe bastato, anni addietro, un'attiva politica di pace della Ue in quella zona del Mediterraneo, nonché l'ingresso della Turchia nella Ue per togliere ogni giustificazione ai governanti greci e indurli a ridurre drasticamente le spese militari, dedicandosi al loro welfare. Ma tutto questo non parla anche a noi? Non ci ricorda forse che prima si cancellano gli acquisti dei costosissimi F35 e meglio è?

L'altro giorno è stata pubblicata, fonte Ue, la classifica dell'indebitamento cumulato (pubblico, privato e delle società non finanziarie) all'interno dell'Eurozona. Al primo posto figura l'Irlanda, al 12° la Francia, al 14° la Germania, mentre l'Italia sta al 15° posto e la Grecia al 16°. Vede , Signor Presidente, come razzolano male quelli che predicano bene e come siamo vicini ai nostri fratelli greci? Naturalmente, come osservano tutti gli economisti, ciò che conta veramente non è tanto il volume del debito, ma la sua sostenibilità. Quando a dire questo erano un gruppo di economisti italiani a proposito della politica rigorista di Tommaso Padoa Shioppa, venivano dileggiati. Uguale sorte toccava a chi, come il sottoscritto, sosteneva questa tesi nel proprio partito di allora. Ora tutti lo ripetono.

Ma proprio perché la sostenibilità del debito, non tanto il suo volume complessivo, è ciò che conta, basterebbe evitare di rendere insostenibili le condizioni del debito greco. E questo solo la Ue, se esistesse come entità politica, oggi lo può fare. A tutti noi spetta però di manifestare con tutti i mezzi possibili e utili la nostra solidarietà al popolo greco.

Lei, Presidente Napolitano, potrebbe molto, al riguardo. Se per esempio programmasse una visita in Grecia e si fermasse ad Atene, in via Sofokloeus o in via Pireos, ove distribuiscono i pasti caldi gratuiti (fin che ce ne sarà) e parlasse con quelle donne e quegli uomini ingobbiti in lunghe fila, alcuni vocianti di rabbia, altri silenti di vergogna, tutti ridotti a "nuda vita", avrebbe detto Hannah Arendt, bisognosa di essere alimentata. Ecco lì si potrebbe ben capire "per chi suona la campana".

Fonte: http://247.libero.it/focus/20978610/9450/presidente-napolitano-ma-l-italia-cos-diversa-dalla-grecia/

Ultima modifica ilDomenica, 19 Febbraio 2012 14:01

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