Chi-si-ricorda-il-circo-massimo?

EDITORIALE - Loris Campetti

EDITORIALE - Loris Campetti
Il governo dei professori non cerca il confronto con i sindacati, ne vuole lo scalpo da consegnare ai santuari della finanza. Monti vuole convincerli della sua fedeltà agli ordini di scuderia. Il crollo dello spread ha il suo prezzo e qualcuno deve pur pagarlo. Questa volta, guarda caso, tocca ai giovani, ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. Sarebbe meglio se i proprietari dello scalpo lo mettessero spontaneamente a disposizione, sarebbe più contento anche il presidente Napolitano che invoca la coesione sociale. Tirerebbe un sospiro di sollievo anche Bersani, un segretario che vive tra color che son sospesi perché deve render conto a troppi clienti.
Se però le vittime sacrificali non fossero contente, pazienza; i tecnici, l'Europa, la Bce e il Fondo monetario se ne farebbero una ragione. E poi, di che ci lamentiamo? Volevamo rimandare a casa Berlusconi e in qualche modo ce l'abbiamo mandato, o meglio altri l'hanno fatto per noi. Adesso però la festa della liberazione è finita e bisogna fare le cose serie che il governo politico precedente non era in grado di portare a termine. Chi può farle meglio di un governo «tecnico» che ha il sostegno del 90% della politica di cui ha preso il posto?
Quella che si è svolta finora tra il governo e le parti sociali non è una trattativa, somiglia semmai all'accordo di Pomigliano imposto da Marchionne ai suoi lavoratori considerati sudditi. Riuscirà a Monti il miracolo dell'uomo forte Fiat, di ingabbiare almeno due sindacati su tre, per poter dire che il terzo incomodo si è messo spontaneamente fuori dal gioco? Anche il trio Berlusconi-Tremonti-Maroni, in fondo, aveva percorso questa strada. Ieri Monti ha preso appunti sulle critiche avanzate alla sua controriforma dalle parti sociali. Poi farà il suo compitino e lo porterà in parlamento. Questo parlamento a reti unificate. Se nel frattempo, tra oggi e domani, anche la Cgil ritroverà la ragione e di conseguenza Confindustria farà cadere le sue riserve (Marcegaglia vorrebbe vedere sul piatto anche lo scalpo di Camusso), tanto di guadagnato.
Oggi la Cgil terrà uno dei suoi più difficili direttivi nazionali. Probabilmente qualcuno ricorderà alla segreteria che dieci anni fa esatti, era il 23 marzo del 2002, in difesa dell'art. 18 scesero in piazza 3 milioni di persone, lavoratori dipendenti con figli e padri, operai, giovani, studenti, pensionati. Per una stagione la Cgil diventò un punto di riferimento generale. Non potrebbe tornare a esserlo, oggi? Dire che la controriforma di Monti e Fornero non va bene acquisterebbe un senso pieno se alle parole seguissero i fatti. O forse gli scioperi generali non si possono più fare? Non vogliamo credere che soltanto gli operai della Fiom siano rimasti legati ai valori che avevano riempito il Circo Massimo, e i cuori.
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Ultima modifica ilSabato, 16 Novembre 2013 07:44

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