Il 30 Marzo Giornata della Terra in Palestina

Il 30 marzo è la giornata della terra in Palestina, per ricordare l'assassinio da parte Israeliana di cittadini di origine palestinese e di cittadinanza israeliana, che protestavano per la confisca delle loro terre.

Oggi le terre continuano ad essere confiscate e i diritti dei palestinesi violati. 
Ma vi invio il testo del volantino che le donne in nero di Torino distribuiranno in occasione della giornata del 30 marzo,
lo condivido pienamente ed è totalmente in sintonia con l'agire dell' Associazione per la pace che sostiene i Comitati Popolari per la resistenza nonviolenta in Palestina contro l'occupazione militare  e il muro dell'apartheid e della colonizzazione.
Luisa  Morgantini
Associazione per la Pace

RESISTENZA NONVIOLENTA IN PALESTINA

 

 

 

Oggi, 30 marzo 2012, migliaia di persone si sono mosse dalla Galilea e dalla Cisgiordania verso Gerusalemme chiedendo “la fine dell'occupazione e delle politiche israeliane di apartheid” e per commemorare il 36° anniversario della Giornata della Terra.

 

Nel marzo del 1976 le autorità israeliane confiscarono migliaia di ettari di terra ai cittadini arabi reprimendo poi con la forza le ondate di proteste e di scioperi e il 30 marzo sei manifestanti palestinesi furono uccisi e centinaia feriti e arrestati.

 

Sono passati 36 anni e l’occupazione persiste in Cisgiordania; Gaza continua ad essere assediata; aumentano sempre più gli insediamenti di coloni israeliani a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, il muro dell’apartheid toglie terra ai villaggi e ne soffoca la vita con la distruzione delle coltivazioni, la sottrazione delle fonti d’acqua, la distruzione delle case, l’impossibilità di spostarsi...

 

Come 36 anni fa continua anche la repressione da parte del governo e dell'esercito israeliano: tra le migliaia di uomini e donne palestinesi incarcerate/i centinaia sono in “detenzione amministrativa”: queste persone sono messe e mantenute in prigione senza accusa, senza processo, per un tempo che può essere rinnovato indefinitamente. Ciò viene fatto dalle autorità israeliane basandosi sulla Legge di Emergenza del 1945 che era in vigore durante il Mandato britannico sulla Palestina.

 

Secondo il diritto internazionale la detenzione senza accuse e senza processo è illegale e viola i diritti umani; per protesta ci sono attualmente più di venti prigionieri/e palestinesi che stanno attuando lo sciopero della fame; tra queste/i la detenuta politica Hana Shalabi dopo oltre 40 giorni di digiuno è in condizioni critiche. Hana Shalabi era stata rilasciata a ottobre 2011 dopo più di due anni di carcere già allora in detenzione amministrativa; è stata nuovamente imprigionata il 16 febbraio 2012 e da allora ha scelto lo sciopero della fame come forma di resistenza nonviolenta.

 

La resistenza nonviolenta sta coinvolgendo sempre più numerose persone e comunità nei Territori Palestinesi occupati; sono sorti Comitati di Resistenza nonviolenta in molti villaggi che subiscono l'esproprio di terre e dell'acqua, come Bil'in, Nil'in, Nabi Saleh; da quest'ultimo villaggio provenivano Manal e Nariman, due donne che sono state in Italia in febbraio e che anche a Torino hanno portato una intensa testimonianza di cosa significa dover affrontare tutti i giorni costrizioni e repressioni che colpiscono l'intera comunità, compresi bambini/e.

 

I Comitati sono riusciti a coordinarsi e a raccogliere intorno a sé la solidarietà e la presenza di israeliane/i e internazionali contrari/e all'occupazione; qui invece i mezzi di comunicazione di massa non parlano assolutamente dei percorsi nonviolenti e l'impegno dei governi punta soprattutto alle armi: tra Italia e Israele si consolida una florida e dispendiosa “partnership strategica” e nonostante la crisi economica l'interscambio militare tra i due paesi non fa che aumentare, con recenti accordi di acquisti e vendite di armamenti da entrambe le parti per miliardi di dollari. Ricordiamo che in Italia esiste una legge che vieta di vendere prodotti bellici a paesi in conflitto e che violano i diritti umani.

 

 

Le armi non sono la soluzione, ma fanno parte del problema!

Diamo sostegno alla resistenza nonviolenta

contro l’occupazione militare dei Territori palestinesi.

 

 

 

Donne in Nero della Casa delle Donne di Torino

Fip 30/03/2012

 

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