Oscar Greco Lo Sviluppo Senza Gioa Segnalazione

Sono particolarmente lieto di segnalarvi un interessante  libro  di OSCAR GRECO  per i tipi di Rubbettino . Università “Lo sviluppo senza Gioia”Eventi storici  e Mutamenti Sociali  Nella Calabria Contemporanea ,che propone una rilettura“storica di grande forza narrativa che incentra attorno ad alcuni momenti focali della storia del Mezzogiorno italiano le fasi della ricerca, del dibattito e delle politiche pubbliche”  

 

Il libro è uscito quasi contestualmente alla pubblicazione del “Manifesto per un nuovo Soggetto Politico”. I temi , le analisi e le prospettive offerte  dal libro di Osca Greco,  possono   ben trovare posto  nella discussione già avviata con grande tensione  e nei confronti  che, sul tema,  si apriranno a Sud  e da Sud .

 

Alla quarta di copertina  aggiungo la prefazione di Bruno Amoroso il quale sottolinea come  il testo di Oscar Greco metta a fuoco nello scenario dell’Italia contemporanea il percorso di una modernizzazione  di risulta che lungi dal favorire  con l’emancipazione del SUD , l’unificazione del Paese abbia  prodotto le amare condizioni dell’oggi.

Scrive Bruno Amoroso “Nei primi decenni del dopoguerra, quando i popoli del Mezzogiorno– i contadini – dettero vita a grandi movimenti sociali di rivolta e trasformazione sotto il motto “lotte di terrà e di libertà”  occupazione delle terre, la Repubblica di Caulonia, ecc. - dei quali questo testo ci da una drammatica e viva testimonianza, si stava realizzando la possibilità di un vero patto nazionale di lotta e di solidarietà tra i contadini del sud e gli operai del nord, auspicato da Gramsci nella sua Questione Meridionale e richiamato in queste pagine. Un patto non mediato dagli “intellettuali” e dalle loro attenzioni per la borghesia del nord e i ceti dominanti del sud, ma espressione diretta delle scelte e della vita di milioni di lavoratori. Questo fu un momento storico nel quale era possibile sostituire alla modernizzazione borghese – “tutto cambi perché tutto resti uguale” – l`emancipazione  sociale dei contadini e degli operai con un effetto di trascinamento per il risveglio delle comunità di tutte le aree e regioni italiane. Qui esistevano le premesse per l`unità  vera del paese, che resta incompiuta nonostante la retorica presidenziale dei 150 anni. Ma tutto s`infranse lungo un percorso di repressione e di sangue, da Melissa a Modena, che segnò la sconfitta sia dei contadini del Sud sia degli operai del Nord.”

 

Questi temi  ripresi nella grande rilettura partecipata di 150 anni di storia unitaria a Teano ,nell’ottobre 2010,  si rispecchiano nella carta in quell’occasione redatta( La Carta di Teano. per l’appunto) per un nuovo patto tra gli italiani ed una nuova unità ed evidenziano la loro  grande valenza politica ,  nel momento in cui rovina su se stesso il mito della Lega Padana di Bossi.

Un testo , quello di cui parliamo,  che aiuta  a riaprire  in maniera opportuna una discussione  che oggi è più che mai necessario riprendere!

Cari saluti ed auguri

Mimmo Rizzuti

 www.sinistraeuromediterranea.it

Oscar Greco

Lo Sviluppo senza Gioia

Rubbettino editore 2012

 

La storia della Calabria contemporanea narra le vicende di una regione che per decenni è rimasta imprigionata nel momento del non ancora, in quella dimensione a venire  che proietta il presente, mai soddisfacente se rapportato ad altre realtà, al di là di se stesso, nell’attesa di un futuro economico  di progresso e di modernità.

Inseguendo il mito dello sviluppo la regione ha creduto di  crescere allontanandosi dalle sue radici storico-culturali, dissolvendo forme di aggregazione che avevano consentito ad una società  a vocazione contadina di vivere nelle ristrettezze, ma in una dimensione di povertà conviviale che  preservava i valori primari della coesione sociale e della vita comunitaria.

Gli effetti perversi di un’economia di dipendenza e la fine dell’illusione della crescita illimitata dimostrano che per la Calabria e per il Mezzogiorno  la via d’uscita è altrove. In un modello di economia degli affetti che garantisca uno stile di vita frugale ma non disperato e che valorizzi la dimensione territoriale nel contesto di un’Europa policentrica nella quale la mesoregione mediterranea sia uno spazio di condivisione di culture e di riconoscimento delle alterità.

 

OSCAR GRECO

LO SVILUPPO SENZA GIOA

RUBETTINO 2012

 

Prefazione di Bruno Amoroso

 

Il Mezzogiorno occupa un grande spazio negli studi e nel dibattito politico e culturale italiano da centocinquanta anni. Se n`è interessata in modo crescente la politica, sia nelle forme di repressione e costrizione sia nel ripetersi di misure di sostegno economico per integrare questarealtà nello Stato italiano. L`informazione e il dibattito si sono articolati in numerosi sentieri per dar conto degli eventi, dell`attività legislativa e di governo, degli studi disciplinari dedicati agli aspetti politici, sociali,economici e culturali.Riletture di queste esperienze si sono succedute nel corso degli anni assumendo un`accelerazione negli ultimi due decenni, ma estando

sempre dentro percorsi specifici di lettura, sia disciplinare sia politica,ed escludendo per ragioni di sintesi o di censura posizioni diverse dalle proprie o in contrasto con il pensiero dominante.Il testo offertoci da Oscar Greco è di grande pregio perché offre al lettore una rilettura storica di grande forza narrativa, che incentra attorno ad alcuni momenti focali della storia di questa mega-regione italiana le fasi della ricerca, del dibattito e delle politiche pubbliche. L`originalità di questo lavoro, dovuto a uno sforzo non indifferente di lettura e riscoperta di temi e autori emarginati o dimenticati nel grande dibattito, consiste nell`individuare i filoni di pensiero dominanti nelle varie fasi e di rimetterli a confronto, tirandoli fuori dalle loro indiscusse posizioni, con i fatti e la letteratura che propongono indirizzi diversi.

Tra questi la fase della modernizzazione capitalistica del Mezzogiorno, applicata sia all`agricoltura sia all`industria nei primi decenni del secondo dopoguerra, che ha portato alla dissoluzione e distruzione della prima con l`emigrazione e la distruzione del territorio,e scandalosi trapianti della seconda come le “cattedrali nel deserto”, di cui restano oggi visibili solo le macerie.Il primo fallimento, del quale Oscar Greco ricostruisce i principalipassaggi e le diverse posizioni che l`hanno accompagnato, nasce l`aver sostituito il concetto di comunità rurali con quello di sistemi produttivi, riducendo le prime ai secondi, le comunità (rurali) a sistema

produttivo (l`agricoltura). Questo passaggio non è avvenuto solo per incomprensioni o per preferenze politico culturali dettate dall`egemonia del pensiero statunitense del dopoguerra (che contrapponeva al “faremo come la Russia” il “noi faremo come in America”) ma anche da un antico vizio della politica e della cultura italiana di credere nelle scorciatoie e nelle rotture (cioè ai “miracoli”), rispetto alla realtà e alla necessità del cambiamento mediante il duro e lento lavoro del risveglio delle culture e delle comunità. Una fretta intellettualistica e semplificatrice della quale vediamo anche in questi giorni gli effetti deleteri con la riproposizione di scelte tecniche, cioè tecnocratiche, alla soluzione di problemi politici e culturali.Questi atteggiamenti, che affondano le loro radici nel gruppo di intellettuali della Scuola di Portici, con riferimento principale a Manlio Rossi Doria, che hanno poi influenzato e dominato le politiche del dopoguerra e l`orientamento dei principali centri di ricerca e sviluppo (dalla SVIMEZ alla Cassa per il Mezzogiorno), sono poi riemersi quando, alla abolizione del Mezzogiorno mediante l`agricoltura

capitalistica e l`industria fordista della prima fase, si sono sostituite la versione post-fordista delle “macchie di leopardo” e dei “distretti industriali”, nella speranza di dissolvere il Mezzogiorno in entità non più individuabili e, quindi, di ricondurlo alla normalità borghese del resto d`Italia. Nei primi decenni del dopoguerra, quando i popoli del Mezzogiorno – i contadini – dettero vita a grandi movimenti sociali di rivolta e trasformazione sotto il motto “lotte di terrà e di libertà” – occupazione

delle terre, la Repubblica di Caulonia, ecc. - dei quali questo testo ci da una drammatica e viva testimonianza, si stava realizzando la possibilità di un vero patto nazionale di lotta e di solidarietà tra i contadini del sud e gli operai del nord, auspicato da Gramsci nella sua Questione meridionale e richiamato in queste pagine. Un patto non mediato dagli “intellettuali” e dalle loro attenzioni per la borghesia del nord e i ceti dominanti del sud, ma espressione diretta delle scelte e della vita di

milioni di lavoratori. Questo fu un momento storico nel quale era possibile sostituire alla modernizzazione borghese – “tutto cambi perché tutto resti uguale” – l`emancipazione sociale dei contadini e degli operai con un effetto di trascinamento per il risveglio delle comunità di tutte le aree e regioni italiane. Qui esistevano le premesse per l`unità vera del paese, che resta incompiuta nonostante la retorica presidenziale dei 150 anni. Ma tutto s`infranse lungo un percorso di repressione e di sangue, da Melissa a Modena, che segnò la sconfitta sia dei contadini del Sud sia degli operai del Nord.Il compito della ricerca è ovviamente non solo quello di indicare queste grandi contraddizioni, ma anche di scavare dentro gli effetti delle singole scelte adottate valutandone con attenzione i risultati in base alle loro stesse premesse. Un compito che Oscar Greco assolve con scrupolo, anche per individuare come e se i cambiamenti che queste scelte introducono possano dare origine a nuove forme e spazi di conflittualità e di avanzamento sociale. Da qui l`attenzione data alle bonifiche e alle “battaglie del grano” antecedenti alla guerra, e alle riforme fondiarie del dopoguerra (Gullo, Segni, ecc.).La storia più recente del Mezzogiorno si snoda per gli economisti lungo il dibattito sulla persistenza di un dualismo italiano del quale il Mezzogiorno è espressione, che trova conferma e sostegno nelle ricerche di Adriano Giannola e da parte di altri autori e intellettuali, che riprendono la strategia dei “miracoli” coltivando e amplificando la tesi delle molte Italie, e dei centri di eccellenza fino a spingersi ad “Abolire il Mezzogiorno”. A queste contrapposizioni, di cui si trova documentazione nel testo, si aggiungono nuovi filoni di pensiero che, al contrario, riscoprono la diversità del Mezzogiorno come valore, e questo sia per le sue valenze sociali e culturali, sia per le possibilità di nuove proiezioni geo-economiche e geo-politiche a questo offerte dal

nuovo configurarsi degli scenari mondiali dell`economia e della cultura. L`individuazione di questi filoni di pensiero e autori, la loro valorizzazione e inserimento nel dibattito costituiscono la parte più originale del lavoro di Oscar Greco, che ne conferma le capacità di analisi e d`interpretazione in un giudizio storico che ricollega le varie parti del libro su un percorso di lettura logico e coerente. Un percorso che nobilita la storia e la politica secondo la nota interpretazione che la storia è la politica del passato e la politica è la storia del futuro.L`autore non rinuncia, nelle sue conclusioni, a un circuito virtuoso d`idee e di proposte nel quale, in un ottica interdisciplinare, nel disegnare possibili scenari futuri, indica gli ingredienti necessari per uscire dall`”economia senza gioia” prodotta dallo sviluppo capitalistico,

mediante una complessiva trasformazione sociale verso un`”economia degli affetti”, della quale tenta di individuare gli attori principali nella prospettiva di un`Europa mediterranea.Questa è una scommessa con il futuro e con la storia, naturalmente.In un suo ultimo incontro con insegnanti in un paese della Calabria, Pier Paolo Pasolini rispondeva, a chi reagendo alla sua tesi del “genocidio culturale” avvenuto nell`Italia del capitalismo e del consumismo, richiamava i buoni esempi e le buone intensioni, che era ormai troppo tardi. Anche Federico Caffè ci ammoniva, richiamando Ignazio Silone, a non perdere le occasioni che la storia offre perché

queste non sono come le fragole che si possono conservare in frigorifero per mangiarle poi a piacimento. A rispondere a questi interrogativi saranno ovviamente i fatti che molto presto mostreranno se sono le idee di Mario Alcaro, Pietro Barcellona, Franco Cassano e tanti altri a realizzarsi nella vita quotidiana e politica del Mezzogiorno e del Paese, oppure questo mondo sarà dominato dai nuovi predatori che governano oggi l`Italia e l`Europa.

 

 

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