Rom … il “popolo invisibile” (di Maria gabriella De Luca)

 

Nel 1946 l'Italia divenne una repubblica e fu, nello stesso anno, dotata di un'Assemblea Costituente al fine di munirla di una costituzione avente valore di legge suprema dello stato repubblicano.

Si trattò di un passaggio di evidente importanza per la storia dell’Italia contemporanea dopo il ventennio fascista ed il coinvolgimento nella seconda guerra mondiale.

Quando l’articolo 2 della nostra Costituzione proclama che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità” si riferisce proprio a tutti, anche ai rom, sia a quelli che possiedono la cittadinanza italiana che a quelli che non la possiedono. Il requisito della cittadinanza entra in ballo in un secondo momento, in riferimento alla fruizione di altri diritti che la nostra Carta costituzionale riconosce solo ai cittadini.

Il tema dell’uguaglianza e quello dell’attribuzione dei diritti, peraltro, non si esaurisce, non più, nella distinzione tra cittadini e non cittadini. Il Trattato dell’Unione Europea, infatti, istituisce con l’art. 17 la cittadinanza dell’Unione. Si tratta di una cittadinanza che si acquisisce automaticamente per il fatto di possedere la cittadinanza di uno Stato membro, senza sostituirsi alla cittadinanza originaria ma costituendone il complemento.

Nonostante la più recente produzione normativa, lo stereotipo negativo nei confronti del popolo Rom non è cambiato, anzi, come ampiamente documentato dagli organismi europei che tengono sotto controllo il fenomeno è cresciuto, così come sono cresciuti, parallelamente, allarmanti fenomeni di xenofobia.

La minoranza di Sinti e Rom in Italia continua a vivere in una situazione di degrado inaccettabile. Purtroppo anche in altri paesi europei, nonostante gli innumerevoli tentativi di politiche di integrazione portate avanti negli ultimi decenni, la situazione migliora troppo lentamente per poter parlare di successo. Si tratta quindi di una vera e propria emergenza. Ma se andiamo a guardare i numeri la situazione dovrebbe essere perfettamente gestibile: secondo alcune stime nel mondo ci dovrebbero essere circa 12 milioni di Sinti e Rom. In Italia le persone appartenenti a questi due gruppi etnici sono all’incirca 150.000, il che corrisponde allo 0,25% della popolazione italiana. Ciò nonostante vengono considerati alla stregua di un fattore di rischio per la sicurezza nazionale e sono vittime di violenza, discriminazione e razzismo.

In Italia è possibile dividere i rom in due sottogruppi: quelli che appartengono ad una minoranza storica e che, pertanto, possiedono documenti italiani e quelli appartenenti a gruppi emigrati, relativamente di recente, sotto la spinta di diversi fattori.

Durante gli anni '90, molti nuclei familiari sono scappati dall'ex Jugoslavia a causa dei conflitti. Si sono lasciati alle spalle ogni cosa, incluso i beni immobili, sperando di poter richiedere asilo come rifugiati ma hanno ottenuto, solo parzialmente lo status di "protezione temporanea" e di rado sono stati aiutati sufficientemente dal punto di vista economico e dell'integrazione, piuttosto sono stati costretti ad abitare nei "campi nomadi", strutture senza servizi fondamentali e che spesso non hanno consentito, nei fatti, agli arrivati e ai loro figli e nipoti, nati in Italia, di accedere agli stessi diritti garantiti alla popolazione italiana.
Le famiglie rom che sono scappate, principalmente dai territori della Bosnia-Erzegovina e dai territori del Kosovo, lo hanno fatto perché le loro case sono state distrutte o occupate da famiglie appartenenti ad altre minoranze, perché erano perseguitate, perché rischiavano di essere sterminate.

Mentre altri Paesi europei si sono attivati per un pronto sistema di accoglienza, con il riconoscimento del diritto d'asilo, in Italia ciò non è successo: ad un primo rilascio dei permessi di soggiorno umanitari non è seguita nessuna altra azione, tant'è che oggi ci sono intere famiglie che non hanno nessun documento. Inoltre, al contrario di quanto fatto per gli altri profughi, queste famiglie sono state costrette a vivere nei cosiddetti 'campi nomadi'

Con la costituzione di nuove Repubbliche indipendenti e sovrane, inoltre, il loro vecchio passaporto della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia è stato invalidato. In molti casi nuovi documenti non sono mai arrivati. L'apolidia, infine, ha lasciato intere famiglie sospese nella totale incertezza, senza documenti per condurre una vita normale: affittare una casa, trovare un lavoro, certificare un reddito, andare a scuola, autonomamente senza l'intervento di istituzioni esterne che facessero loro da garante.

Giunti per ultimi sono i rom rumeni, cittadini di uno stato membro dell'Unione Europea ma ugualmente bersagliati indiscriminatamente dalle istituzioni, dalla stampa e dall'opinione pubblica. Le migrazioni più consistenti si hanno nel periodo compreso tra il 1990 e il 1997 e nel 2002. Le due immigrazioni hanno avuto motivazioni diverse. La prima per sfuggire ai pogrom, la seconda per motivi economici, facilitata dalla possibilità di entrare in Italia senza il bisogno del visto.

Nel 2007 con l'entrata della Romania nell'Unione europea gli arrivi in Italia sono insignificanti. Le esplosioni di violenza razzista nei confronti delle comunità rom in Romania sono ampiamente documentate da diversi organismi internazionali; esemplare in questo senso, e ormai tristemente famosa, è la sommossa di Hadareni, avvenuta nel 1993, durante la quale tre rom furono torturati e uccisi, 19 case bruciate e 5 distrutte. Eppure, se prendiamo il periodo compreso tra il 1990 e il 2002, non troviamo nessuna persona appartenente alla minoranza rom, di fatto profuga dalla Romania, che abbia ricevuto una qualsiasi protezione da parte dell'Italia. 

Invece di riscontrare un miglioramento nella condizione dei rom in Italia, la situazione è notevolmente peggiorata e negli ultimi anni si sono moltiplicati discorsi che fomentano l'odio razziale contro i rom, particolarmente in campagna elettorale, momento molto importante per la vita sociale e politica del Paese. Politici, giornalisti ed altri personaggi che hanno influenza diretta sulle masse, hanno ignorato totalmente la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, la stessa Costituzione Italiana, oltre a numerose leggi e raccomandazioni ufficiali.

Tutti infervorati da convinzioni stereotipate ed antiquate atte a scuotere l'animo del popolo italiano e a sollecitare le sue più profonde paure, hanno evocato il ricordo di antiche dicerie usate per spaventare i bambini, senza però preoccuparsi dell'influenza negativa e pericolosa delle loro affermazioni. "Attento che ti prendono gli zingari" oppure "gli zingari sono furbi e cattivi, anche i bambini, e lasciano strani segni sui muri delle case per indicare chi derubare". Sono riemerse le figure immaginarie della zingara rapitrice di bambini, dello zingaro infido e ladro che uccide senza scrupoli, dei genitori zingari che sfruttano e abusano i figli che hanno procreato, rendendoli un puro strumento di profitto. E' risorta l'idea dell'asocialità del popolo zingaro visto come "un pericolo per l'ordine pubblico", riesumata dalle destre conservatrici e nostalgiche.

Come non ricordare il violento attacco alla popolazione rom  nella zona di Ponticelli (Napoli) dove una folla di gente inferocita e armata di mazze e pietre, ha accerchiato un campo abitato da rom romeni e l'ha dato alle fiamme. Non sono stati segnalati feriti ma gli abitanti sono dovuti scappare lasciandosi alle spalle tutto ciò che avevano. Secondo quanto riportato il campo di Ponticelli è stato dato alle fiamme altre tre volte successivamente per non far riavvicinare i rom.

Bisogna dire che, in passato, numerosi episodi di incendio sono stati riportati nei campi rom di Catania, Milano, Roma ma anche in altri luoghi. Nel 2007, quattro bambini rom arsero vivi nel "rogo di Livorno" e i loro genitori furono arrestati per "abbandono di minore".

Il caso di "Angelica", rom romena di appena sedici anni, accusata di aver tentato di rapire un bambino napoletano divenne involontariamente testimonial di un caso emblematico. Pochi mesi dopo la pubblicazione di un interessante studio  a comprova che le rom in Italia non hanno mai rapito bambini la giovane ha ricevuto una punizione esemplare.

La questione rom non è stata approcciata come violazione dei diritti di un popolo e non è mai stata affrontata in modo appropriato da nessuna fazione politica, seppure di corrente diversa. I rom che vivono in Italia, stanno attraversando uno dei momenti più bui della loro storia.
Dal maggio 2008 è stato dichiarato lo stato di emergenza "nomadi" nelle Regioni Campania, Lazio e Lombardia che sarebbe dovuto durare fino a marzo 2009 ma l'emergenza sicurezza è stata poi prolungata ed estesa anche ad altre aree. Poteri straordinari, che normalmente vengono concessi durante gravi emergenze ambientali, sono conferiti ai Prefetti sulla base della legge 225/92. I Prefetti sono diventati "Commissari Straordinari" subordinati al Ministro degli Interni con l'incarico di intervenire nella loro Regione per risolvere l'emergenza campi nomadi attraverso il monitoraggio, il censimento e l'espulsione degli abitanti irregolari. Come rapportato da numerose agenzie ed organizzazioni, i rom abitanti dei campi, sono stati censiti e l'indagine ha coinvolto anche i minori. Sono state prese le impronte digitali, scattate fotografie e raccolti dati privati di vario genere.

Il 21 maggio 2008, è una data che segna una svolta nelle politiche nazionali nei confronti dei rom, è la data di approvazione, da parte del governo, dei due decreti con i quale vengono stabiliti gli interventi necessari al superamento dello stato di emergenza.

I due decreti segnano un salto di qualità per almeno due motivi. Il primo è costituito dal fatto che, per la prima volta, si ritiene che la presenza in un territorio di una o più comunità di persone possa costituire una calamità naturale. Il secondo motivo è costituito, di conseguenza, dall’affacciarsi di una sorta di legislazione speciale riservata ai rom. Tali provvedimenti esplicitamente destinati alle popolazioni rom indipendentemente dalla cittadinanza posseduta, in definitiva, reintroducono il concetto di razza nell’impianto giuridico del nostro paese.

La Costituzione italiana all’art. 3 afferma che tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”. I decreti cui facciamo riferimento sospendono il diritto all’uguaglianza, perché sotto taluni profili, applicano una differente disciplina agli appartenenti all’etnia rom.

La violazione del principio di non discriminazione, peraltro è stato subito evidenziata dal Parlamento europeo che, in particolare, ha invitato l’Italia ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom “in quanto ciò costituirebbe chiaramente un atto discriminatorio fondato sulla razza e l’origine etnica, vietato dall’art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, e per di più un atto di discriminazione tra i cittadini dell’Unione Europea di origine rom o nomadi e gli altri ai quali non viene richiesto di sottoporsi a tali procedure” (Risoluzione 10 luglio 2008)

Il Parlamento Europeo vara il 9 marzo 2011 una strategia sull’inclusione Rom. La strategia è improntata sulla necessità di garantire condizioni di vita sostenibili e la necessità di promuovere una rappresentanza politica rom.

IL 13 febbraio del 2011, il Ministro degli Interni Roberto Maroni ha affermato di aver firmato il piano sviluppato dal Comune di Milano secondo il quale “lo sgombero c’è quando c’è una soluzione alternativa”. Egli si è detto “garante della buona attuazione di questo piano”.  Quanto è stato affermato dal Ministro degli Interni Roberto Maroni non trova alcun riscontro di realtà. Al contrario, nella maggior parte dei casi gli sgomberi, che sono ciclici e reiterati, avvengono in assenza di alternative abitative e senza il rispetto dei diritti fondamentali.

Ogni anno, a Roma, centinaia di bambini rom vengono sgomberati, assieme alle loro famiglie, dalle forze dell'ordine. Negli ultimi due anni e mezzo sono stati eseguiti, solo a Roma, circa 320 sgomberi di insediamenti informali e la maggior parte dei nuclei familiari è stata oggetto di tali provvedimenti più di una volta in questo breve lasso di tempo. Gli sgomberi effettuati si sono caratterizzati per il loro numero significativo, per la loro sistematicità e per la mancanza di reali ed efficaci soluzioni alternative per le persone interessate. Da notizie giornalistiche ogni sgombero costa tra i 20 ed i 30 mila euro, provate a fare i conti, quante risorse economiche vengono impegnate in operazioni che non portano da nessuna parte.

Il Commissario del Consiglio Europeo per i diritti umani, Thomas Hammarberg, ha espresso grande preoccupazione per la situazione dei Rom e degli immigrati in Italia e ha invitato le autorità italiane a rispettare maggiormente i diritti delle minoranze. Il Commissario ha ribadito la sua raccomandazione alle autorità italiane affinché queste ultime affrontino la situazione di molti apolidi Rom arrivati in Italia dall'ex Yugoslavia e dei loro discendenti, che sono ormai quasi 15.000.

In definitiva, mentre per un verso si insinua una legislazione speciale, crescono gli episodi di discriminazione e si allunga la lista delle condanne e dei richiami all’Italia anche per gravi violazioni di diritti umani, quasi nulla viene fatto nel campo delle politiche attive tanto che non vengono neppure utilizzati i finanziamenti messi a disposizione dell’Unione Europea per la realizzazione di progetti volti a migliorare le condizioni di vita di rom e sinti e a favorire l’integrazione sociale di persone che possiedono, in larga parte la cittadinanza italiana.

Il 22 settembre 2011 si è tenuto il Summit organizzato dal Consiglio d'Europa sulla questione Rom. 400 delegati delle Istituzioni Europee, degli Stati Nazionali e delle organizzazioni Rom e pro Rom e del Consiglio d'Europa hanno condiviso la Strategia per l'Inclusione Sociale della Popolazione Romanì elaborata dal Consiglio d'Europa. Al Governo Italiano è stato chiesto di convocare urgentemente un incontro nazionale con lo scopo di realizzare un piano nazionale per l'inclusione della popolazione Rom, con la successiva convocazione di tavoli Regionali per intraprendere un percorso di contrasto all'emarginazione ed all'esclusione della popolazione romanì condividendo una progettazione inclusiva in tutto il paese.
La Commissione Europea di Bruxelles ha ribadito durante i lavori del Summit l'esistenza di ingenti finanziamenti destinati alla progettazione inclusiva della Popolazione Rom.

I rappresentanti italiani si sono anche soffermati su un fondamentale aspetto che è quello educativo, in particolar modo quello della formazione dei mediatori interculturali rom che possano rafforzare il lavoro dei mediatori rom che già da anni stanno affrontando la drammatica condizione di vita della popolazione rom in Italia sia nelle scuole che nell'educazione non formale.

Quello educativo è senza dubbio uno degli aspetti fondamentali per permettere concretamente l'avvio di un dialogo tra pari e lo sviluppo di relazioni di fiducia tra le famiglie rom, i mediatori stessi, le istituzioni italiane ed il Consiglio d'Europa.

La delegazione rom giudica positivamente i lavori del Summit del 22 settembre e ne esce rafforzata politicamente, umanamente e concretamente.  Cito testualmente “Crediamo che la strada intrapresa possa concretamente permettere alla prima minoranza etnica dell'Ue, la popolazione rom, di trovare quelle opportunità e condizioni sino ad oggi negati da una politica anti-storica ed anti-umana che ha visto nella popolazione rom solo un soggetto da perseguitare, sterminare ed umiliare”.

 

Maria Gabriella De Luca – Presidente “Terra di Confine” Onlus – sez. AIZO Rom e Sinti di Catanzaro

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