Placido Rizzotto le Lotte Contadine, La Calabria Massimo Covello

 

Calabria

 

Caro Direttore,

in mezzo ad una straordinaria folla c’era una foltissima delegazione della CGIL Calabrese, il 24 Maggio scorso a Corleone, a partecipare ai funerali di Stato che  dopo 64 anni hanno reso a Placido Rizzotto,  sindacalista della CGIL, partigiano, dirigente socialista,  ucciso dalla mafia e gettato in una foiba,  l’onore e la gloria che merita ed una sepoltura degna nel cimitero del Paese.

Insieme ad essa significativa è stata la presenza dei Sindaci di Cutro, Melissa, Lamezia T., Pizzo C. che hanno accolto l’invito a rappresentare le Comunità Calabresi che delle vicende storiche, “Le lotte per la Terra”,  che portarono all’uccisione di P. Rizzotto  sono state altrettanto protagoniste pagando anch’esse un drammatico tributo di sangue .

Ascoltando le orazioni  pensavo  che proprio su quelle vicende, le lotte contadine, la mancata riforma agraria, la rinascita del movimento sindacale, la costruzione dei partiti di massa, e poi la reazione, l’emigrazione di massa, l’abbandono delle campagne, “ la questione meridionale”,   sarebbe bene ritornare in questa epoca di forte smarrimento politico, di crisi drammatica della democrazia,  specialmente in Calabria, per trarne elementi di orientamento morale, visioni collettive e progetti economici e politici di cambiamento vero.

Certo nella nostra Regione la ndrangheta non ha avuto, a quel tempo, il ruolo che ebbe la mafia in Sicilia   per stroncare  a Corleone, come a Portella della Ginestra, ed in tanti altri luoghi,  le lotte dei contadini per la terra ed il riscatto sociale.

Questo compito in Calabria, come il Lucania,  venne assunto dalla polizia direttamente, alla quale fu fatto sparare sui contadini e le contadine in lotta.

Testimoniano questo le intense pagine di protagonisti di quegli avvenimenti come P. Cinanni, F.Spezzano, F. Gullo, G. La Manna, nonché di valenti giovani  scrittrici come Francesca Chirico nel suo “Arrovescio” ed. Rubbettino , e   storici tra cui Oscar Greco nel suo “lo sviluppo senza gioia”  della stessa casa editrice.

Tuttavia proprio nel corso della seconda metà del secolo scorso, potente e oppressiva si è fatta la forza della ndrangheta nei processi economici e sociali della regione, arrivando, nei giorni nostri a determinare una vera e propria “economia criminale” basata sulla illegalità, sulla strumentalizzazione persino del sistema Istituzionale locale, ed il malaffare coinvolgendo, come ha sostenuto, a Corleone, nel suo splendido e accorato intervento Don Luigi Ciotti  l’intero Paese.

Ma la speranza non è morta  ! Come ha detto a Corleone  il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: “ i sacrifici di coloro che hanno perso la vita per mano della mafia hanno dato i loro frutti “.   Nel nome di Placido Rizzotto oggi a Corleone sulle terre di cui allora, attraverso la sua uccisione, si voleva impedire la coltivazione e l’assegnazione alle cooperative dei contadini, sono sorte cooperative di giovani e sono diventate realtà produttive. Testimonianza concreta di una possibilità di riscatto democratico, di affrancamento dall’oppressione mafiosa, attraverso il lavoro e la valorizzazione del territorio.

E’ una esperienza che anche in Calabria, tante associazioni, a partire  da quella di Don Ciotti,  stanno costruendo in aree fortemente condizionate dalla “ndrangheta col sostegno della parte migliore dei Calabresi come  a Isola Capo Rizzuti, nella Valle del Marro , nella Piana di GioiaT. A Lamezia T.  a Vibo, ecc. Sono esperienze che bisogna estendere rafforzare attraverso un reale potenziamento ed applicazioni delle leggi come la Rognoni-Latorre.   Altrettanto forte sta crescendo in Calabria la voglia di un riscatto sociale, civile, democratico, attraverso la costruzione di un’altra economia, di un’altra democrazia, che vede crescere un nuovo movimento di lotta.

La  valorizzazione del territorio, dei beni comuni,  il recupero della solidarietà sociale  dei diritti di cittadinanza e del lavoro stanno diffondendosi e devono trovare sbocco dentro una proposta capace di farsi progetto politico, di governo delle Comunità Locali, della Regione e dell’intero Paese.

Questa è la lezione che dobbiamo ricavare dalla storia e dei sacrifici di persone normali, che volevano solo pane, lavoro e pace, diventati loro malgrado vittime ed eroi come: Placido Rizzotto e come Giuditta Levato , Francesco Nigro, Giovanni Zito, e Angelina Mauro.  

 

 

                                                                                      Massimo Covello

                                                                                  Segretario Cgil Calabria

 

Pedace li 26 Maggio 2012

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