Il Lavoro prende la Parola - I media gliela tolgono-Cronaca di un disagio (mediatico).Marco Revelli

 

Cronaca di un disagio (mediatico).

Riflessione a caldo di Marco Revelli sulla evaporazione mediatica della grande iniziativa “ il Lavoro Prende la Parola” della FIOM

 

Non lo nascondiamo. Sabato siamo venuti via da Roma con un senso di malessere profondo.

Doveva essere la giornata della Fiom e del Lavoro - e lo è stata nella realtà -. E’ diventata invece, nella rappresentazione mediatica, la giornata di Di Pietro e di Bersani (un po’ anche di Vendola). Delle fotografie di famiglia strappate e delle scintille scoccate.

La Fiom di Landini aveva chiamato “la politica” a misurarsi con la questione – decisiva, in sé drammatica, cruciale per tutti - della mancata “rappresentanza del lavoro” e della sua solitudine.

Nei flash di agenzia a caldo e nelle cronache del giorno dopo il problema (la “notizia”) è diventato il fatto che Di Pietro si era seduto lontano dalla coppia Bersani-Vendola (tutti comunque in prima fila). E che si fa più fitto l’arcano delle ipotetiche primarie di coalizione…

Il lavoro evapora dentro la crisi della rappresentanza che non riconosce la propria stessa crisi e continua a monopolizzare la scena come se nulla fosse… La malattia della politica si rivela inseparabile dalla patologia dell’informazione che, anziché selezionare i contenuti rilevanti si alimenta golosamente delle forme di quella malattia. Come in ogni soap opera che si rispetti, la famiglia in crisi si prende tutta l’attenzione degli story-teller, dei narratori post-moderni più affascinati dal nonsense che dalla fatica di ricostruire un senso alle cose che l’hanno perduto…

Questo è un problema per noi di Alba ( ma non solo per noi). Non tanto perché sabato le nostre voci sono passate come acqua sulle pietre agli occhi e alle orecchie dei media (nemmeno l’ovazione che ha accolto l’intervento di Stefano Rodotà ha scosso la loro impassibilità). Questo sarebbe il meno (la distanza abissale tra quella sala reale e la rappresentazione virtuale dovrebbe al contrario incoraggiarci a proseguire nel lavoro di radicamento territoriale). Ma perché ci dice quanto in salita sarà il nostro (ingenuo?) tentativo di aprire un percorso di uscita dalle secche in cui la politica italiana si è arenata, imperniato sul primato dei contenuti sulle forme. Dei problemi sulle relazioni (sempre più particolari, e sempre più “malate”) tra i consolidati “soggetti” su piazza, con intenzioni non minoritarie, e con il senso dell’urgenza che abbiamo dichiarato nel nostro Manifesto.

Da ieri sappiamo con certezza (lo avevamo intuito, ma non con quella plasticità) che non possiamo contare neppure in minima parte sull’”effetto-leva” dei media. Fanno parte della malattia, non potranno mai veicolare la cura. Se anche La Repubblica riesce a relegare all’angolo uno dei suoi editorialisti più prestigiosi come Rodotà, e a compiere il davvero inimmaginabile capolavoro di  coniugare in un unico titolo i fischi a Bersani all’incontro Fiom e la sua proposta sulle famiglie Gay avanzata altrove, bypassando l’unica notizia positiva in materia di lavoro, che è la promessa del segretario del Pd di una legge sulla rappresentanza sindacale in fabbrica che cancelli l’obbrobrio del lodo-Marchionne), allora ciò significa davvero che quel territorio è per noi totalmente impraticabile (e ostile). E che o siamo in grado di costruirci rapidamente, oserei dire “all’istante”, un circuito comunicativo autonomo – una voce potente almeno sul web – con un linguaggio nostro, o saremo costretti (come il vecchio Partito d’Azione di onorevole memoria) all’irrilevanza politica - pur sapendo di avere un elevato potenziale culturale.

Comunque noi, io credo, dobbiamo andare avanti a tappe forzate sulla nostra road map, con l’organizzazione dell’appuntamento di settembre a Torino, costruendolo fin dalla 2 giorni di Parma del 30 giugno e 1 luglio,  con un grande meeting sul Lavoro, la crisi, l’Europa (e, ci dovremmo aggiungere, l’ambiente: un’idea di lavoro alleato con l’ambiente e contrapposta al paradigma delle grandi opera dove il Lavoro devasta l’ambiente). In una scenario opposto a quello romano. In un “luogo” (non voglio dire una “location”) opposto a quello dell’Hotel Parco dei Principi (potrebbe essere la “fabbrica delle E” del gruppo Abele…). Con interlocutore privilegiato la FIOM, con lavoratori in carne ed ossa – a cominciare con la galassia FIAT - e poi con quella parte di società e di politica che è più congruente con i contenuti del nostro Manifesto.

Come scriveva Max Weber nel 1918: “Solo chi è sicuro di non venir meno anche se il mondo, considerato dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per ciò che egli vuole offrirgli, e di poter ancora dire di fronte a tutto ciò: ‘Non importa, continuiamo!’, solo un uomo siffatto ha la ‘vocazione’ (Beruf) per la politica” (M. Weber, La politica come professione, 1918).

 www.sinistraeuromediterranea.it

 

 

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