Verso un Manifesto dei popoli Atene 7-8 Giugno

 

 

Verso un Manifesto dei popoli

Le nostre rivendicazioni comuni e urgenti per

una Europa democratica, sociale, ecologica e femminista!

Versione 3 – Marzo 2013

Fermiamo l’austerità

prima che distrugga la democrazia!

 

L’Europa è sull'orlo del baratro, e contempla l'abisso. Le politiche di austerità mandano in rovina i popoli, minacciano la democrazia e smantellano il nostro modello sociale. I paesi più toccati sono devastati da gravi crisi

umanitarie. L'aumento delle diseguaglianze mette in pericolo la coesione sociale. Le donne e i giovani sono i più colpiti dalla crisi.

 

Metodi sempre più autoritari sono applicati da una oligarchia europea non eletta, per mantenere un sistema neoliberale in fallimento, malgrado le resistente e le proteste popolari. La democrazia e la pace sono minacciati: il razzismo, i fascismi, i nazionalismi xenofobi, l'omofobia e il sessismo prendono piede. La crisi si approfondisce ogni giorno e l'ipotesi di un crollo dell'UE non può essere scartata.

 

E' ormai urgente rifondare una democrazia reale in Europa. Le istituzioni e i governi europei governano attualmente per conto dei mercati finanziari, alle spese della sovranità popolare: devono essere riportati sotto controllo. L'interesse generale deve avere il primato, in un quadro di uguaglianza e di giustizia. Questi principi sono le basi sulle quali noi formuliamo le nostre rivendicazioni per una Europa democratica, sociale, ecologica e femminista, solidale con gli altri popoli del mondo, a partire da quelli del mediterraneo.

 

I. Finirla con la schiavitù del debito

 

Il debito pubblico deriva da scelte economiche e politiche che continuano ad essere all'ordine del giorno dei governi e delle istituzioni europee: decenni di riforme fiscali e di regalie fiscali hanno deliberatamente beneficiato i più ricchi e hanno portato alle stelle i dividendi dei grandi gruppi; i poteri pubblici, con il denaro pubblico, hanno salvato un buon numero di banche private; le politiche di austerità hanno strangolato le famiglie e le piccole imprese, aggravando la recessione; alle banche private è stato consentito di speculare sui titoli di Stato; finanziamenti pubblici sono stati utilizzati per la corruzione e la collusione tra politici e interessi privati.

 

In più, in molti paesi, il debito privato è il risultato di un indebitamento delle famiglie promosso a forza, attraverso il sistema finanziario e i governi, per sostenere il consumo privato e compensare l'abbassamento della percentuale di salario nella ricchezza prodotta.

 

Le misure prese dalle istituzioni e dai governi europei mirano a far pagare questo debito al popolo. Una parte non indifferente di questo debito può pertanto essere considerato come illegittimo, nella misura in cui esso è stato contratto senza riguardi per l'interesse comune. E' ormai ben chiaro che alcuni paesi non potranno mai ripagare questo debito.

 

I diritti umani hanno priorità sul servizio del debito, e i bisogni umani sul profitto.

Misure immediate devono essere prese a livello europeo per liberare i popoli dalla pressione dei mercati finanziari, dal ricatto dell'austerità e per ristabilire la sovranità popolare. Le politiche fiscali, monetarie e di bilancio devono cambiare, per far uscire durevolmente i paesi europei dalla trappola del debito.

 

Rivendicazioni comuni e urgenti:

Annullare d’urgenza i memorandum imposti dalla Troika ai paesi super indebitati; annullare una parte del loro debito pubblico, senza danni per i piccoli risparmiatori e per il sistema pensionistico pubblico. Le somme da annullare effettivamente devono essere definite democraticamente, paese per paese. In questa prospettiva, le auditorie cittadine possono essere un mezzo efficace. Condizionare il rimborso graduale della parte restante del debito al rispetto dello sviluppo economico e della transizione ecologica, dei diritti sociali ed economici delle popolazioni, al rafforzamento dei servizi pubblici e alla riduzione della disoccupazione e della povertà. Istituire una tassazione straordinaria sui grandi patrimoni. La banca centrale europea -e altre istituzioni bancarie – devono, sotto controllo democratico, prestare direttamente agli Stati a tassi più bassi, senza imporre condizioni nel senso delle «riforme» neoliberiste.

 

II.Per una Europa ecologica e sociale: stop all'austerità

Dappertutto in Europa, e soprattutto al Sud e all'Est, le istituzioni e i governi europei impongono politiche di austerità brutali, giustificandole con il fine di ridurre il debito. Popolazioni intere sono sovra-indebitate, i bilanci pubblici sono drammaticamente ridotti in settori essenziali, gli investimenti scientifici o industriali importanti per facilitare la transizione ecologica e sociale sono abbandonati. Imposte dalle istituzioni e dai governi europei, le politiche di austerità creano una spirale distruttrice: distruzione dell'economia, aggravamento del debito, deficit e disoccupazione e crisi ecologica.

 

Una minoranza continua intanto ad arricchirsi e il dieci per cento degli europei possiede più della metà della ricchezza.  Queste politiche di austerità sono di fatto concepite per mantenere l'ineguaglianza e il modello neo liberista che distrugge il pianeta e minaccia i diritti democratici e sociali.

 

Noi vogliamo un cambiamento completo di questo politiche, noi esigiamo un alto modello di società, che garantisca la giustizia sociale, una giusta ripartizione della ricchezza, la sostenibilità ecologia e la protezione dei beni comuni.

 

Rivendicazioni comuni e urgenti:

 

Mettere fine all'austerità, che ci sprofonda nella recessione. Rifiutare o annullare i trattati e i regolamenti che la impongono, come il Patto sulla competitività in discussione, il Patto Budgetario, il "Six Pact" e il "Two Pack"...le politiche di bilancio devono rimanere oggetto di scelte democratiche; Assicurare la giustizia fiscale con una tassazione giusta e progressiva dei redditi, dei patrimoni, e dei profitti delle imprese con un tasso minimo effettivo in tutti i paesi europei. Fermare le tasse sui consumi; interdire i paradisi fiscali e rafforzare la lotta contro la frode e l'evasione fiscale; Sviluppare a scala europea programmi di investimenti nella transizione ecologica e sociale, in una nuova politica economica industriale e agricola rispondente alle sfide della crisi ecologica così come al bisogno di creare milioni di posti di lavoro di qualità. Questi programmi devono essere sviluppati su attività di interesse generale, ecologicamente sostenibile e socialmente utili (transizione energetica, trasporti pubblici, sovranità alimentare, nuove tecnologie....); parallelamente, i bilanci militari devono essere ridotti, così come tutte le spese socialmente e ecologicamente negativi. Il bilancio della UE deve essere ri-orientato nello stesso senso. Rafforzare e sviluppare i beni comuni sociali e ambientali, ridefinire e sviluppare i servizi pubblici (in particolare nel campo della sanità, dell'educazione, della infanzia, dei trasporti, della energia, dell'acqua, degli alloggi popolari, dell'informazione e della cultura....) La gestione di questi servizi è una scommessa democratica essenziale, che deve investire il settore pubblico o cooperativo.

 

III. Diritti per tutti e tutte: no alla precarietà e alla povertà

 

Le politiche di austerità minacciano i nostri diritti economici e sociali e la nostra protezione sociale. Causano la caduta dei livelli di vita, fino alle catastrofi umanitari di alcuni paesi. Le loro conseguenze sono la disoccupazione massiccia, il degrado delle condizioni di lavoro e di vita, il saccheggio delle campagne, delle terre e del lavoro contadino, e l'accelerazione dei disastri ecologici.

 

Nel contesto della crisi, queste politiche vanno ancora più in profondità. Attaccano i diritti del lavoro, il ruolo dei sindacati, specialmente il diritto di agire e di negoziare collettivamente. Impongono il principio della competitività, strumento di divisione dei popoli e di aumento dei profitti. Abbassano il livello e la qualità della protezione sociale, e mirano a sottomettere la natura, in tutte le sue dimensione, alle logiche mercantili e finanziarie.

 

Tra i lavoratori precari, le donne sono in prima linea: esse sono particolarmente colpite dagli attacchi ai diritti del lavoro. Devono anche compensare la demolizione dei servizi pubblici con il loro lavoro non pagato di cura alle persone. Queste politiche colpiscono in particolare le persone più precarie: pensionati, disoccupati e disoccupate, migranti. Una intera generazione di giovani vive una regressione sociale senza precedenti.

 

Noi vogliamo che ogni cittadino e cittadina disponga dei diritti democratici, economici, ecologici e sociali effettivi, e anche di un lavoro e un reddito che permetta una vita degna.

 

Rivendicazioni comuni e urgenti:

 

 

Restituire la libertà di negoziazione e di azione collettiva; ristabilire gli accordi collettivi e i diritti del lavoro minacciati dai piani di austerità; rispettare le norme della Organizzazione Internazionale del Lavoro laddove sono minacciate; mettere fine al lavoro precario. Mettere fine al dumping salariale e sociale in Europa, con la costruzione di un terreno comune di garanzie collettive che assicuri in tutti i paesi d'Europa un alto livello di protezione sociale e di diritti economici per tutti e tutte, compreso in materia di alloggio e di sanità. Proteggere il diritto a un alloggio decente delle famiglie indebitate, e di tutta la popolazione. Interdire le espulsioni e la vendita forzata di case e appartamenti privati appartenenti a famiglie incapaci di rimborsare i loro debiti. Aumentare i salari. Instaurare un salario minimo sufficiente, fissato in ciascun paese con legge o per convenzioni collettive concordate, e un reddito minimo sufficiente per una vita degna. Imporre l'uguaglianza fra uomini e donne in materia di salari, di pensioni e di carriera professionale. Proibire tutte le discriminazioni sul lavoro basate sul genere, l'origine etnica, la nazionalità e l'orientamento sessuale. Ridurre la durata del lavoro, senza perdita salariare, e assicurare una divisione equa dei lavori domestici non pagati. Promuovere il diritto di tutti e tutte a un impiego con condizioni di lavoro accettabili. Il differenziale salariale all'interno di una stessa impresa non dovrà eccedere un livello massimo (da definire). Proibire la soppressione di posti di lavoro da parte dei gruppi privati che fanno profitti.

 

IV. Per la democrazia economica: le banche al servizio dell'interesse generale

 

Il collasso del sistema bancario privato dal 2008 non è stato un incidente, ma la conseguenza di una finanza messa al servizio esclusivo degli azionisti e degli speculatori, a detrimento dell'interesse pubblico. Per decenni, i governi non hanno solamente tollerato, ma anche organizzato questa logica, cedendo a tutte le esigenze delle multinazionali della finanza; privatizzando banche o casse di risparmio pubblico (o cooperative), che erano state fino ad allora orientate verso le attività regionali e utili.

 

Di fronte al collasso del sistema bancario, i governi hanno iniettato miliardi di euro per salvare le banche e hanno offerto loro garanzie incondizionate, alle spese dei contribuenti, rafforzando ancora di più le banche private.

 

Noi esigiamo che le banche servano l'economia, la società e l'ambiente: i governi e le istituzioni europee devono a questo punto prendere tutte le misure per fermare il potere smisurato delle istituzioni finanziarie, attraverso una regolazione drastica della finanza e/o mettendo le banche sotto controllo democratico.

 

 

 

 

Rivendicazioni urgenti e comuni:

 

Separare completamente le banche di deposito e le banche di affari Rinegoziare le garanzie non proporzionate accordate alle banche private, e esercitare un controllo pubblico sui fallimenti delle banche di affari per evitare gli effetti negativi sulla attività economica. Se le banche sono «troppo grandi per crollare» devono essere prese misure preventive appropriate. Inquadrare fortemente l'attività del sistema bancario per orientarlo verso le attività sociali, ecologiche, economiche e generatrici di impiego. Mettere in priorità e incoraggiare la creazione di credito pubblico, mutuo o cooperativo, sotto controllo democratico effettivo. Proibire il ricorso ai paradisi fiscali, alle banche ombra e a tutte le pratiche di dissimulazione delle attività reali. Tassare le transazioni finanziarie e restaurare, come necessario, il controllo dei movimenti di capitale. Imporre la trasparenza e abolire il segreto bancario.

 

Mobilitiamoci per la democrazia!

 

Con il pretesto della crisi, gli sviluppi in corso costituiscono la più seria negazione della democrazia che il continente ha conosciuto dopo la fine della seconda guerra mondiale. Non solo il dibattito democratico è   messo sotto silenzio, ma è incoraggiata la divisione fra cittadini e paesi. La conseguenza prevedibile è la crescita dell'estrema destra, dei movimenti fascisti e il risentimento popolare si rivolte contro i migranti o contro altri popoli europei. Ricacciare indietro l'austerità e la ricostruire democrazia sono le condizioni per battere queste tendenze.

Le principali vittime di queste politiche sono gli europei e le europee più vulnerabili, che soffrono le conseguenze della dominazione dei mercati finanziari e delle multinazionali sulle nostre società, e la capitolazione delle istituzioni e dei dirigenti europei. Restaurare la democrazia deve essere la nostra prima e immediata priorità. Le alternative esistono : dobbiamo creare il rapporto di forza per imporle, e reinventare una vera democrazia economica e sociale in Europa.

 

 

 

Per questo vogliamo governi democratici

e non una “governance” tecnocratica

Per questo vogliamo una democrazia reale e la sovranità popolare

e non una oligarchia auto-proclamata di dirigenti europei

 

Per questo noi non vogliamo che la prosperità in Europa non si fondi sullo sfruttamento

del resto del mondo, degli uomini, delle donne, della Natura,

nè che l'Europa contribuisca alla militarizzazione e ai conflitti armati

Per questo vogliamo mettere fine alla oppressione e allo sfruttamento delle donne, e farla finita con il patriarcato

 

Siamo determinati a costruire un movimento unitario per una Europa democratica, sociale, ecologica e femminista

Per sostenere e rafforzare le lotte dei popoli vogliamo unire le nostre forze intorno a queste rivendicazioni, e realizzarle attraverso azioni nazionali e europee

 

L'Alter Summit del  7 et 8 giugno 2013 ad Atene sarà una tappa decisiva in questa direzione.

 

www.altersummit.eu

contact : Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

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