Di Pietro in Calabria:Restituisca i 150.000 euro scippati a Progetto Calabrie

Di Pietro in Calabria:

provi a recuperare un minimo di coerenza tra declamazioni e agire concreto.Prima di aprire bocca restituisca i 150 mila euro scippati fraudolentemente a “ Progetto Calabrie” e chieda scusa alle associazioni di quel movimento che hanno , in mezzo a mille difficoltà, continuato a far politica solo con l’autofinanziamento.

Di Pietro tornerà in Calabria per rilanciare quel che resta  del suo Partito e spiegare  la natura dei “ Valori” e dell’etica ad esso sottesa,cui diceva di  ispirarsi.

Crediamo che una spiegazione convincente su “valori, etica e politica” , specie in Calabria, sia per Di Pietro il prerequisito ineliminabile per provare a riprendere, con un minimo di credibilità, qualsiasi discorso politico.

La Calabria, infatti, è stato uno dei  luoghi  in cui  Di Pietro ha mostrato senza ombra di equivoci che gli unici valori che interessavano lui e l’apparato di comando del suo disfatto partito fossero quelli economico - finanziari .

In estrema sintesi riassumiamo,di seguito,  i fatti  cui ci riferiamo.

Di Pietro ed il suo IdV, in concorso con Diliberto ed il PdCI, ingannando l’ufficio di  presidenza della Camera dei Deputati( presidenti Casini e Bertinotti)  si è ,infatti, reso vergognosamente  autore dello scippo della quota parte  dei  rimborsi elettorali spettanti al Movimento Progetto Calabrie.

La storia è nota ed è oggetto di una causa civile interminabile. Di Pietro, peraltro, sa bene come funziona la giustizia civile nel nostro Paese.

Solo per memoria e per i più giovani ricordiamo che Progetto Calabrie è stato un movimento di società civile, mondo culturale ed universitario, associazionismo di diversa natura,  con il quale IdV e PdCI  avevano presentato in Calabria , in occasione delle elezioni regionali 2005 una lista comune, per provare a superare il quorum del 4%, sottoscrivendo insieme un documento politico e un accordo per la suddivisione in parti uguali dei rimborsi elettorali, a fronte di un risultato  positivo.

Il quorum fu superato per l’apporto determinante di Progetto Calabrie che annoverava tra le sue fila oltre che un variegato mondo associativo, i rettori di allora dell’UNICAL e della Mediterranea di Reggio Cal e tanta parte dell’intellettualità progressista calabrese.

Per i tutori dei “Valori” dipietristi  ed i cantori della rivoluzione socialista dilibertiani, tutto bene fino al superamento del quorum e all’elezione di due consiglieri regionali.

Quando, subito dopo, si passò alla riscossione dei soldi del rimborso, per i due Partiti ed i loro capi, Di Pietro e Diliberto, perfettamente a conoscenza della situazione, la lista “ Progetto Calabrie” si ridusse all’istante da tre a due soggetti promotori: IdVe PdCI. Come se i due partiti e loro soltanto avessero costituito una lista unitaria denominandola appunto Progetto Calabrie.

Il Movimento “ Progetto Calabrie non c’era più, malgrado fosse il reale promotore della lista e le avesse dato il nome.

Ergo il rimborso elettorale andava intascato e diviso per due, ancorchè nel nome di Progetto Calabrie. Vedasi il libro di Salvi e Villone “ Il costo della Democrazia Mondadori editore.

Evidentemente Di Pietro pensava di poter ripetere agevolmente l’operazione fatta l’anno prima con il cantiere di Achille Occhetto. Ignorava il nostro che Progetto Calabrie, contrariamente al Cantiere di Occhetto, fosse una Movimento, anche formalmente costituito.

Con grande sfrontatezza, il  custode dei valori e l’alfiere della rivoluzione hanno costantemente ignorato tutte le richieste di onorare gli impegni sottoscritti dai loro stessi dirigenti . ( Beniamino Donnici e Michelangelo Tripodi).

Donnici, tra l’altro ed in più occasioni, ha già pubblicamente riconosciuto le ragioni di Progetto Calabrie. Al contrario,  Michelangelo Tripodi membro della segreteria nazionale del Pdci, da allora tace sull’argomento.

Il movimento, dopo  avere esperito tutti i tentativi possibili presso la presidenza della camera( titolari in sequenza Bertinotti e Fini) senza esito, è stato costretto ad intentare una causa civile,  in corso ormai da circa sei anni.

Questo fatto ha palesato da allora che, dai valori dominanti di Di Pietro era rigorosamente escluso qualsiasi riferimento all’Etica.

Quale senso dell’Etica e della correttezza civile e politica, infatti, può avere chi per 150mila euro di rimborso elettorale nega sfacciatamente e consente ai suoi sottoposti di negare  ogni evidenza,  persino davanti ai giudici?

Di Pietro, se vuole ricominciare a far politica  in Calabria, se vuole rilanciare un movimento che si ispiri ai valori, almeno quelli della più elementare correttezza, se vuole per una volta almeno, essere trasparente e conseguente con quanto predica da anni,  prima di cominciare la riunione faccia un e gesto  semplice:

<< chieda scusa e chiuda la questione,senza utilizzare le disfunzioni della giustizia civile Italiana  per rinviare la soluzione definitiva alle calende greche>.

Se non fa questo gesto semplice e doveroso, viene solo a vendere chiacchiere ed a perdere completamente il suo credito residuo.

lMimmo Rizzuti ,Giuseppe Pierino, Gianni Latorre, Tonino Perna.

www.sinistraeuromediterranea.it

Ultima modifica ilVenerdì, 26 Luglio 2013 09:38

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