Il trionfo della Merkel non oscura il ruolo della Linke di Alfonso Gianni

Il trionfo della Merkel non oscura il ruolo della Linke

di  Alfonso Gianni

 

Che la Merkel vincesse le elezioni era cosa largamente prevedibile e in effetti prevista. Che lo facesse con questo scarto sui secondi arrivati, i malcapitati socialdemocratici della Spd, che pure aumentano in voti, non era nelle attese se non dei più ottimisti della Cdu.

La soluzione della Grosse Koalition è quindi la più probabile per quanto riguarda la formazione del governo federale tedesco. Non è la prima volta. Era già successo nel 2005, più o meno con gli stessi protagonisti, la Merkel da un lato, Peer Steinbrueck dall'altro. La Cancelliera non perde tempo ed ha già riannodato i rapporti con la Spd a questo fine.

La formazione antieuro, l'Afd, resta fuori dal parlamento, ma ha sfiorato il quorum, il che per una forza di recente costituzione non è poco. Il flop dei liberali era scontato e i loro voti hanno rinforzato la Cdu. Calano i Verdi e anche la Linke, ma il risultato di quest'ultima può essere visto a buon ragione come una notevole performance. Per almeno tre motivi.

Il primo è che il partito aveva subito diverse vicissitudini interne che ne avevano minato la compattezza e la credibilità, che invece sembrano in via di superamento e anche l'esito elettorale darà una mano in questo senso.

Il secondo è che la Linke ha preso molti voti anche a Ovest, consolidando così il radicamento su scala nazionale del partito, non più solo legato ai tradizionali insediamenti.

Il terzo, ed è il più importante, che nel Bundestag è così presente, con più di menti a Estsessanta deputati, una posizione nettamente antiliberista e antiausterity, senza per questo puntare immediatamente all'uscita dall'euro. Le posizioni di questo ultimo tipo manifestate da Oskar Lafontaine non sono maggioritarie nella Linke, anche se costituiscono un utile stimolo ad accentuare la critica alla politica economica condotta dalla Ue e dalla stessa Germania.

La Linke in questo modo potrà giocare un ruolo molto importante oltre che nel proprio paese anche nelle prossime elezioni europee del maggio del 2014, ponendosi, assieme a forze di altri paesi, ad esempio Syriza in Grecia, come un punto di riferimento per la costruzione di un'alternativa che salvi i paesi più deboli dall'immiserimento e l'Europa da un'implosione.

La Merkel ha subito dichiarato che la sua vittoria premia la politica condotta dalla Germania in Europa e la eleva a modello: "ciò che abbiamo raggiunto in Germania possono raggiungerlo anche altri". Ma anche la Cancelliera sa che questa è pura propaganda che non corrisponde alla realtà.

Le politiche mercantiliste e deflattive particolarmente praticate dal grande paese tedesco "per accrescere l'avanzo commerciale hanno contribuito per anni, assieme ad altri fattori, all'accumulo di enormi squilibri nei rapporti di debito e credito tra i paesi della zona euro" si legge proprio oggi sul Financial Times, che pubblica un appello di numerosi e autorevoli economisti (promosso dagli italiani Brancaccio e Realfonzo) dal titolo esplicito: "Basta austerità o per l'euro sarà la fine". In altre parole la Germania è cresciuta sulle sperequazioni che essa stessa ha contribuito a creare e che il modo con cui è stata concepita e attuata la moneta unica, cioè l'euro, ha ulteriormente amplificato.

Senza una radicale democratizzazione del sistema di governance su cui si basa l'Europa, senza rivedere in modo equitativo i trattati costitutivi, senza cancellare quelli più recenti, come l'insopportabile fiscal compact, senza una riforma del sistema finanziario e della politica di bilancio europea che permetta di aiutare la crescita dell'occupazione e avviare il continente verso un nuovo tipo di sviluppo socialmente e ambientalmente compatibile, questa unità europea è destinata a perire.

È improbabile attendersi dalla Merkel, specialmente dopo il suo trionfo elettorale, spontanei ripensamenti. Né è credibile che la Spd sia in grado di imporre svolte che peraltro il suo programma neppure prevede. Per quanto possa a qualcuno sembrare paradossale, il futuro dell'Europa è nelle mani delle forze di sinistra di alternativa, se esse sapranno dare risposta alle complessità delle questioni sociali e economiche che si agitano nel continente europeo in questo nuovo secolo.

Ne discuteremo in un incontro aperto, promosso da diverse associazioni culturali e sindacali, sabato prossimo, tra le 10 e le 18 presso la Casa Internazionale delle donne in via della Lungara 19 a Roma.


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